Intervista a Gabriella Carbone

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Il suo libro

Crioconservazione

Narrativa

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26/05/2017

Gabriella Carbone è una giovane ragazza romana. Dopo la laurea in Legge e in Economia, conseguite presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma, ha intrapreso la sua carriera professionale come consulente aziendale, ma nutre da sempre una forte passione per la scrittura. Crioconservazione è il suo primo romanzo.

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Gabriella Carbone, autrice del libro “Crioconservazione”.

Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Il termine Crioconservazione ci fa pensare immediatamente alla fecondazione assistita e al congelamento degli embrioni per l’impianto. Al di là delle opinioni di ciascuno sull'argomento, si tratta in ogni caso, innegabilmente, di una situazione di profonda sofferenza umana legata all'impossibilità di procreare, a cui si cerca di porre rimedio con l’intervento della scienza e della tecnica.
Il romanzo non ha nulla a che vedere con l’aspetto scientifico della tematica, ma volevo un titolo che trasmettesse l’idea in genere della nostra disperata ricerca di perfezione, di uno strumento umano che ci garantisca il superamento dei vincoli del tempo e delle possibilità, di fronte ai drammi e alle difficoltà delle fasi della vita di ciascuno di noi.
Quando e come nasce 'Crioconservazione'?
Penso che questo romanzo sia il frutto di una consapevolezza maturata nel tempo. La vita di ciascuno presenta le sue specifiche criticità e ognuno di noi affronta ogni giorno sfide che non possono essere paragonate a quelle di nessun altro, fosse solo perché siamo unici e abbiamo una propria personale percezione del mondo in cui ci troviamo. Tuttavia, mi sembra che esista un tema trasversale che ci accomuna: il contrasto tra la nostra umana imperfezione e la tendenza all'infinito della nostra anima. Di fatto, anche se non siamo disposti ad ammetterlo, ciascuno di noi crede di essere pienamente padrone del proprio mondo e si comporta come se sapesse perfettamente cosa succederà, quello che è possibile e ciò che non lo è, finendo per porsi esso stesso dei limiti, quando la vita, invece, è molto più fantasiosa delle nostre paure.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?

Non posso dire che ci sia stato un momento vero e proprio. Piuttosto mi è parso che questa storia fosse da sempre dentro di me e che abbia assunto con il tempo contorni concreti e visibili nelle cose e nelle persone che hanno circondato la mia vita. Tuttavia, se dovessi identificare un luogo, direi certamente: in treno. Per ragioni personali viaggio spesso da sola e mi capita di osservare le persone che mi sono attorno. Sono curiosa e mi piace la compagnia dei frammenti di storie che posso carpire dalle persone che mi siedono accanto. Molti degli spunti per il mio romanzo sono nati proprio così, come scintille di inaspettata consapevolezza regalate involontariamente dai miei compagni di viaggio e appuntate su un taccuino lungo il tragitto.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
E’ in preparazione il mio sito web www.gabriellacarbone.it.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Nell'accezione del termine che ne ha dato nel suo romanzo, lei pensa di essere una crioconservatrice?

A volte un po’. Come tutti. Ma sto cercando di smettere.
Cosa le piace?
Tralasciando la scrittura…Beh, sicuramente la musica. Studio canto da alcuni anni e mi sono cimentata anche in vari strumenti, ma in generale mi piace ascoltarla. Mi appassiono facilmente a tutte le attività creative e quando mi viene un’idea in testa è davvero difficile fermarmi. Adoro anche viaggiare e passare il tempo con le persone che amo. Infine, una cosa che mi fa stare davvero bene è guidare il motorino d’estate sul lungotevere quando il sole sta per tramontare e Roma è semideserta: un’emozione da provare!
Cosa non le piace?
Odio i funghi e non vado matta per nessuno sport…
Scherzo! O meglio, è verissimo, i funghi proprio non li posso sopportare! Solo mi sembrava banale lanciarsi in un “odio l’ingiustizia, l’ipocrisia, il doppiogiochismo, la disattenzione verso gli altri, la violenza, la stupidità, la superbia…”.
In linea teorica siamo tutti assolutamente contrari al male, eppure lo abbiamo incontrato ugualmente almeno una volta nella vita e non possiamo escludere di averne procurato anche noi. Perché la pratica costante dell’esserci per il nostro prossimo è forse la più difficile da portare avanti nella vita. Quindi, ecco, non mi piace quando non riesco a vincere le mie debolezze, quando non sono capace di chiedere scusa, quando mi faccio un alibi delle ingiustizie del mondo e, per parafrasare Guccini, mi rassegno ad essere cattiva.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?

Sicuramente una trasposizione cinematografica. Mi incuriosirebbe vedere la mia idea sviluppata da altri anche con forme d’arte diverse dalla scrittura.
Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
In realtà non mi sono focalizzata su una particolare categoria o cerchia di lettori. Penso che un messaggio sia autentico quando è universale e quindi anche adatto a tutte le età.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni...
Sceglierei una citazione di Alessandro Baricco a cui sono molto legata: “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde”. Certo, alle volte è davvero difficile aspettare, ma sicuramente vale sempre la pena di vedere come va a finire la nostra storia.