Intervista a Alfredo Poloniato

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Il suo libro

Le radici impossibili

Narrativa

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20/06/2017

Alfredo Poloniato è nato il 17 maggio 1949 a Ruda, in provincia di Udine. Alla fine degli anni Sessanta si è trasferito a Trieste dove ha lavorato per trentasette anni presso la direzione di una compagnia assicurativa. Successivamente si è trasferito a Monfalcone, in provincia di Gorizia, dove tutt’ora risiede. La passione per la scrittura, presente fin dai tempi scolastici, si è concretizzata in diverse opere ma, tra queste, per il momento due sole sono state pubblicate: L’affidamento delle “palle al piede” ed Erik verrà con noi. La storia narrata in Le radici impossibili è in gran parte ispirata alle vicende realmente vissute da un suo amico, morto suicida molti anni fa.

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Alfredo Poloniato, autore del libro “Le radici impossibili”.

Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Perché il libro parla principalmente di una persona che non riesce a fermarsi e che è incapace di piantare radici, siano esse fatte di legami affettivi o di attaccamento a cose più materiali, come la casa, la terra, il paese natio.

Quando e come nasce 'Le radici impossibili'?
I primi appunti risalgono a molti anni fa dopo la morte di un amico. Ero colpito soprattutto dal modo con cui pareva aver pianificato la sua autodistruzione e dalla sua incapacità di amare qualcuno, compreso se stesso.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?

Il momento è arrivato qualche anno più tardi, dopo che l’aiuto di altre persone mi consentì di ricostruire i dettagli della vita precedenti al momento del nostro incontro.
Ho scritto la storia anche per dare un ordine ai vari appunti e quindi per metterli a disposizione degli altri.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Sono iscritto a Facebook, ma non sono molto attivo sui vari social
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Vasco Rossi in una sua canzone dice pressapoco che “la libertà costa solo qualche rimpianto”. Ma io che di rimpianti ne ho tanti come mai non sono ancora libero?
Cosa le piace?
Il rispetto, l’armonia tra le persone e tra queste e la natura.
Cosa non le piace?
Tutti i fanatismi e ogni genere di razzismo.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Prima di rispondere devo “fare i conti” con quella modestia e quell’umiltà con cui ho affrontato questa avventura….
Se la pubblicazione del libro è per me già un successo, tutto ciò che eventualmente viene dopo è un grande regalo che non riesco neppure ad immaginare.
Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Credo che la storia raccontata e il contesto in cui si svolge la parte iniziale interessi di più la gente matura che non i giovani. Quindi direi che il target di riferimento va dai 50 anni in su.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni...
Si dice che la coerenza protratta nel tempo si trasformi in senso di responsabilità. Sembra una cosa bella, ma col tempo il senso di responsabilità crea il vuoto intorno e il vuoto si trasforma in solitudine.