Intervista a Antonio De Santis

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Il suo libro

Mi chiamo Pinuccio e puzzavo di pecora

Narrativa

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03/07/2017

¬Antonio De Santis è nato a Campi Salentina (Lecce), una cittadina nel nord del Salento. Dal 2002 vive e lavora in Emilia Romagna. Ha conseguito il Magistero in Scienze Religiose presso Istituto Superiore Scienze Religiose (Lecce) e la laurea quinquennale in Sacra Teologia presso Facoltà Teologica Emilia Romagna (Bologna). Insegna Religione Cattolica all’Istituto Istruzione Superiore di Cento (Ferrara). La letteratura e la scrittura hanno accompagnato quasi da sempre la sua vita. Con passione crea testi che rispecchiano la sua sensibilità. Ama scrivere poesie, saggi e romanzi. Ha pubblicato la raccolta poetica Lungo… la strada. Ha partecipato a diversi concorsi letterari nazionali e internazionali di poesia, ricevendo vari riconoscimenti e la pubblicazione dei testi in antologie. Ama praticare sport a livello agonistico, partecipando a gare nazionali e internazionali di podistica in Italia. È impegnato attivamente nel sociale, sia in parrocchia sia come operatore volontario nella Protezione Civile Regione Emilia Romagna.

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Antonio De Santis, autore del libro “Mi chiamo Pinuccio e puzzavo di pecora”.


Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Il pastore appartiene alla categoria più bassa del ceto sociale, secondo la tradizione è una persona immonda, viene considerato come un essere che trasmette malattie, sempre sporco e puzzolente, in quanto vive con gli animali. È un uomo rozzo e ignorante, parla solo con gli animali e non comprende il senso della vita. Certamente, tutte queste congetture sono state superate, anzi, grazie a questi uomini, abbiamo il latte e tutti i suoi derivati, abbiamo la carne e altri derivati…il pastore, possiamo dire che è una professione importantissima per l’economia sociale, è una persona di grande cultura, grande conoscitore della natura, ama la natura…, ma fino a 50-60 anni, il pastore era considerato come ho detto sopra. Quindi il libro nasce, proprio pe questa differenza sociale che c’era, due protagonisti: un fanciullino figlio di umili pastori e una sua coetanea figlia di professori liceali. Entrambi frequentavano le stesse scuole elementari. Lui s’innamora di lei. lei lo ripudia perché impregnato di odore di pecore, quindi, era un impuro, doveva stare lontano dalla scuola, considerato persino ignorante e incapace di studiare. Pinuccio, Preso in giro da molti ragazzi, lui si vendicava con metodi poco ortodossi. Ma ogni giorno lottava contro gli oltraggi di altri ragazzi. Pinuccio aveva anche degli amici, figli di umili contadini che vivevano di giornata. Tutti erano uniti e si rispettavano. Come in ogni paese, specialmente nel meridione, si creavano comitive di amici, secondo la loro categoria sociale, così, anche tra contadini si creavano amicizie. C’erano gruppi di amici con categorie diverse, le categorie più basse difficilmente erano accettati dalle categorie più alte. Proprio questa disparità, ha portato Pinuccio a diventare un uomo di grande importanza, così, anche i loro amici sono riusciti ad essere persone rispettate e di grande rilievo, mentre alcuni ragazzi del rango superiore sono finiti nelle trappole della droga, alcol, mafia etc..
Quindi, Pinuccio, rappresenta il ragazzo che deve lottare per migliorare la sua vita e realizzare i suoi sogni, evitando di rinunciare ai suoi progetti per le sue condizioni sociali.


Quando e come nasce 'Mi chiamo Pinuccio e puzzavo di pecora'?
Quest’opera nasce nel 2015. Desideravo pubblicare una narrativa divertente e scorrevole per tutte le età, soprattutto per gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori. Sottolineo alcuni punti:
1) Da anni vedo che si pubblicano opere che descrivono la sofferenza, le violenze, drammi di persone, sono libri che commuovono i lettori o che fanno scappare qualche lacrima, non tirano su l’umore delle persone. Non è una critica agli autori di questi generi di libri, fanno bene a raccontare le storie dell’umanità, però, non vedevo più narrative divertenti che lasciano un sorriso, almeno io ho provato a fare questo, poi certamente sarà il lettore a criticare il mio libro.
2) Un altro punto che voglio sottolineare è che i ragazzi di oggi non hanno più ambizioni, i loro partner sono: la tecnologia, lo smartphone, il web, social network… non comunicano più tra loro, anche se sono in gruppo sono sempre staccati l’uno dall'altro, i loro amici in quei momenti sono i cellulari per chiacchierare con altri amici lontani chattando tra loro, eppure gli amici sono di fronte a loro stessi. È molto importante mettere da parte questi oggetti per confrontarsi e dialogare, per crescere insieme e conoscere i propri progetti, ma è anche colpa nostra, se i nostri figli nono cresciuti con questo modello, perché non trasmettiamo i valori, le tradizioni, la storia delle nostre famiglie. Questo libro dovrebbe dare una carica ai ragazzi a non lasciarsi piegare dalle condizioni critiche della vita e dalle ingiustizie sociali. I ragazzi dovrebbero lottare quotidianamente per realizzare i loro sogni, anche se a volte occorre compiere 1000 passi inutili per raggiungere il traguardo prefissato. Questo libro nasce proprio per far rivivere l’avventura della vita, non chiusi in casa trascorrendo il loro tempo davanti al pc o altra tecnologia. I ragazzi di ieri, sono cresciuti per strada tra amici e creatività, sapevano affrontare ogni problema, sapevano ascoltare i vicini quando li chiamava per chiacchierare con loro ed io ho vissuto queste belle esperienze, conoscere in fondo il vicino e conoscere in fondo l’uomo. C’erano più sorrisi per le strade, più gioia. Oggi, invece, vediamo che i ragazzi si annoiano e per superare la noia commettono dei reati, perché non c’è più dialogo tra di loro, non si raccontano storie, non chiacchierano, purtroppo ci sono degli stereotipi da imitare, è come se vivessero in una nicchia e questa nicchia siamo noi adulti ad aprirla e poi murarla per il bene dei nostri ragazzi, cercando di avere più tempo da trascorrere con loro sia come dei veri genitori e veri formatori.

Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
Il momento particolare è stato il mio grande desiderio di scrivere un racconto per far sorridere e dare una carica di energia di vita ai ragazzi. Ho già scritto in passato delle storielle che sono state molto gradite dagli studenti e amici. Ho anche pubblicato due libri poetici, ricevendo pensieri positivi dai lettori. Il mio momento è il mio desiderio di scrivere. tant'è vero che dico sempre agli amici o lettori che non mi sento di definirmi poeta o scrittore, offenderei i grandi scrittori e poeti. Mi definisco “sono uno che scrive e basta”. Quindi, io scrivo da quando avevo 15 anni e scrivo ancora per suscitare delle emozioni, dinamismo, altrimenti, sarebbe un’accozzaglia di parole senza soffio vitale.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Ho un profilo social network, Facebook. Non ho un indirizzo virtuale, ho solo una mail personale.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
La mia domanda: perché scrivo racconti e compongo poesie?
Risposta: perché sono stato sempre appassionato di lettura, sino a tre anni fa leggevo 2-3 libri al mese, genere narrativa, storia, saggistica, filosofico-teologici, ora un po’ di meno, mi sto occupando di altre cose. Proprio questa passione di lettura mi ha dato l’ispirazione di scrivere storielle.
Cosa le piace?
Quello che mi piace è che Pinuccio da piccolo uomo della società, grazie alla sua ferrea volontà, diviene un grande della società, mentre la ragazza che lui amava, figlia di nobili professori, diviene una sobillatrice che abusa di alcol e droghe leggere. Alla fine è lei che si avvicina a lui, per sapere come ha fatto a raggiungere traguardi elevati.
Cosa non le piace?
Di questo libro non mi piace come viene trattato Pinuccio dai ragazzi del paese per la sua condizione di vita. Non solo i ragazzi, ma anche gli insegnanti lo snobbavano in classe per quell'odore di pecora che aveva addosso, anche se lui non c’entrava niente con qualche marachella, la colpa era sempre lui per il suo temperamento.

Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Mi auguro solo che venga letto e che porti sorrisi ed energia di vita, se poi c’è qualche regista che ne vuole fare un film, ben venga , ma questo lo escludo, non credo che sia una narrativa da cinema o TV.


Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Il libro è ideale per tutte le età, in quanto è divertente e scorrevole, ma è indicato soprattutto per le scuole medie inferiori e superiori.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni...
Aforisma:
Io credo alla forza della parola,
Credo all’impossibile,
Credo ai miracoli,
alla trasfigurazione.
Credo alle fiabe,
alla fantasia…
Credo ai desideri del cuore
e col sorriso,
credo anche
alla magia… dell’amore.


Le mie emozioni?
Cerco di non perderle o se le perdo le rincorro, perché grazie a loro posso ancora vivere sognando e sognando cerco di realizzare la vita.