Intervista a Sabrina Monno

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Il suo libro

La bulimia dell'immagine

Poesie

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03/07/2017

Sabrina Monno nasce a Bari il 26 febbraio 1996. Fin da bambina, inizia a scrivere brevi racconti e filastrocche. Contemporaneamente, scopre il cinema. Gira il suo primo cortometraggio nel 2011, dal titolo L’irrealtà reale, che sarà presentato durante “L’altro corto film festival” di Roma. Nel 2014 pubblica la sua prima raccolta di poesie con la casa editrice Aletti, dal titolo Inferno. Dal 2015 studia cinematografia presso la sede DAMS di Bologna, dove ora vive.

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Sabrina Monno, autrice del libro “La bulimia dell'immagine”.

Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questa scelta?
La copertina è opera di una mia amica fotografa, Bianca Polimeno, una studentessa Dams come me. Sfogliando i suoi lavori, ho subito notato la foto ora in copertina. Bianca è riuscita a catturare in una foto ciò che io ho dovuto dire in un'intera raccolta di poesie! 'La bulimia dell'immagine': è stato un titolo quasi immediato. Oggi siamo prigionieri delle immagini. Siamo costantemente bombardati da spot pubblicitari, serie tv, film, video musicali. Ingurgitiamo continuamente questi stimoli, ma quanto siamo capaci di leggere ( o gestire\capire ) queste immagini? Inghiottiamo immagini all'infinito, fino a diventare anche noi immagine. Di conseguenza, nascono identità frantumate, come la modella in copertina che riflette il volto su uno specchio spezzato a metà.
Quando e come nasce 'La bulimia dell'immagine'?
Non riesco a trovare una data precisa. Ho sempre scritto per sfogo, fin dalle elementari. Inizialmente, davo voce a personaggi di fantasia. Con la crescita, questo non è più stato possibile. Avevo bisogno di personaggi reali, quindi persone che incontravo ( e incontro ) nel quotidiano. Sono convinta che loro siano i migliori soggetti. Ho affrontato un percorso scolastico\familiare abbastanza tumultuoso. Dopo il divorzio dei miei genitori, siamo presto diventati una famiglia allargata che teneva molto a proiettare un'immagine positiva di sè, quando, in realtà, i dietro le quinte erano tutt'altro che sereni. Per quanto riguarda il percorso scolastico, ho frequentato solo il ginnasio in un liceo classico, per poi iniziare il liceo artistico con indirizzo audiovisivo-multimediale, confrontandomi con due realtà completamente diverse. Realtà diverse che non ho mai sentito mie. Quindi diventavo una spettatrice esterna che prendeva nota. C'era un'immagine che preside e docenti volevamo mantenere e poi c'eravamo noi, gli studenti che non sapevamo come comportarci. Essere sinceri o fare il loro gioco? L'unica via di fuga, era scrivere. Infine, il cambiamento ultimo: il trasferimento a Bologna.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questo libro?
Bologna. Bologna è stato il luogo. Nella raccolta dedico proprio una poesia a questa città ( 'Città rossa' ). Improvvisamente, mi sono trovata catapultata in una dimensione parallela. Credo che Bologna sia un pò come il paese dei balocchi dei ventenni. Una città di passaggio che ti forma completamente, alcune volte anche in modo crudele, ma da cui poi devi andar via. Qui ho incontrato persone meravigliose che mi hanno dato la possibilità di crescere, di provare emozioni forti e che, di conseguenza, mi hanno portato a scrivere di loro: dai sentimenti d'amore ( 'Straniero', 'Empatia' ) a quelli di amicizia ( 'Io e te', 'Ananke') . Bologna è stato il luogo. Tutti loro, sono stati il momento.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
https://www.facebook.com/sabrina.monno1 Questo è il mio profilo personale
https://www.facebook.com/La-bulimia-dellimmagine-SM-262788910860082/ Questa è la mia pagina
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Sabrina, perché hai bisogno di scrivere per dire quello che provi o pensi?
Perché quando cerco di parlare di questi argomenti, perdo ogni tipo di capacità retorica e faccio espressioni facciali imbarazzanti. In più, la voce si perde, l'inchiostro è permanente.
Cosa le piace?
Il cinema. E' il mio primo amore. Sarà il mio ultimo amore.
Cosa non le piace?
Le persone che demoliscono i sogni del prossimo. O le persone che si impadroniscono dei sogni del prossimo. C'è poca differenza.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o un'adozione universitaria?
Una traduzione in inglese. Mi piacerebbe avere un confronto con persone che non vivono necessariamente la quotidianità 'italiana'.
Il suo pubblico ideale ha 20, 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Dai 20 anni in poi. Avendo anche io 20 anni, credo di scrivere di problematiche comuni tra i giovani. Allo stesso tempo, però, non credo che esista realmente un target per questo genere di cose. Parlo ai giovani e dei giovani, ma loro potrebbero tranquillamente non rispecchiarsi nelle mie parole. Al contrario, un uomo o una donna di 50 anni potrebbero restar stregati da alcuni versi e ritrovarcisi. Ad esempio, a dicembre ho avuto l'onore di essere tra i finalisti del 'Premio Wilde' a Vercelli. In quell'occasione ho potuto leggere la poesia 'Empatia' davanti ad un vasto pubblico, in un bellissimo teatro. Finito l'evento, ho ricevuto complimenti da persone adulte, come la fotografa del concorso o la mamma di una bimba di otto anni, le quali mi dissero di essere state travolte ( piacevolmente, spero ) dalle mie parole. Eppure la poesia in questione è una dichiarazione d'amore tra due giovani che vivono nella società dell'immagine. Quindi: no target!
Saluti i suoi lettori con un aforisma o una citazione che parli di lei e delle sue emozioni...
Misero, due anime albergano nel mio petto, e vi si guerreggiano continuamente, e l'una vorrebbe pure svilupparsi dall'altra... ('Faust', parte I - Davanti la porta della città)