Intervista a Gian Corrado Stucchi

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Il suo libro

Deywoss

Fantasy

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08/09/2017

Gian Corrado Stucchi nasce a Muggiò (Mb) nel 1953 e risiede a Bergamo. Attualmente in pensione, ha lavorato per una società di ingegneria con continue assegnazioni di incarichi in diversi paesi come Arabia Saudita, India, Libia, Marocco, Messico, Nigeria, Regno Unito, Romania e Svizzera. Deywoss è il suo romanzo d’esordio, a breve uscirà la sua seconda opera: Nero opaco.


Eccoci, curiosi e interessatissimi finalmente conosciamo Gian Corrado Stucchi, autore del libro “Deywoss”.

Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Ho sempre ambito a scrivere romanzi, ma con il mio lavoro non ho mai avuto molto tempo per dedicarmi a questa attività. Di recente, con l’avvicinarsi dell’età della pensione, il pensiero di realizzare un progetto letterario si è rafforzato. Ma l’evento che ha fatto veramente scattare questa decisione è stato la rilettura del breve diario di mio nonno Vittore (classe 1897), scritto durante la Prima Guerra mondiale. Mi sono detto: perché no? Sapevo, da precedenti esperienze, quanto sia difficile immaginare una storia interessante e portarla a compimento per iscritto. Ma questa volta, vuoi il maggior tempo a disposizione, vuoi l’aumentata determinazione, mi sono deciso e di getto, verso fine estate di due anni fa, ho iniziato a scrivere “Deywoss”.
Quando e come nasce “Deywoss”?
La trama di questo romanzo nasce da un’idea che mi è venuta rileggendo il libro di Robert Pirsig “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, limitando l’ispirazione al viaggio e alle riflessioni filosofiche del protagonista. Per la descrizione di ambiente e personaggi il riferimento non poteva essere che il Manzoni. Per l’atmosfera narrativa pensai a Garcia Marquez, mio autore preferito. Anche le riflessioni contenute nelle “Confessioni” di Sant'Agostino e le bellissime similitudini dell’Iliade hanno avuto il loro peso nell'immaginare il romanzo. Poi, dopo aver frullato per bene nella mente tutti questi riferimenti, ho iniziato a scrivere di getto una storia che non ha niente a che vedere con gli autori citati, ma dove si riesce a scorgere a tratti le loro peculiarità narrative.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Non ce l’ho. Sono una persona abbastanza riservata e non mi piace finire in pasto alla “rete” per molte ragioni. In compenso uso moltissimo email.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Bottega Editoriale sta per ultimare l’editing del mio secondo lavoro: “Nero Opaco” un romanzo ambientato in Africa equatoriale negli anni ottanta, periodo che ha visto il succedersi in Nigeria, paese nel quale ho vissuto qualche anno con la mia famiglia, diversi colpi di stato. Parte di quanto narrato viene dall'esperienza diretta. Questo romanzo è completamente differente dal primo, sia per stile narrativo che per contenuto. Lo definirei un libro d’avventura con alcuni riferimenti biografici (desunti anche da esperienze in altri paesi) nella prima parte e un’atmosfera da “realismo magico” nella seconda. Punto molto su quest’opera che ho cercato di migliorare, mettendo a frutto l’esperienza del primo libro, soprattutto per quanto riguarda la tecnica narrativa.
Oltre a “Deywoss” e “Nero opaco” sto pubblicando con Kimerik la favola dal titolo “Le straordinarie avventure della pecora Nerina e dei suoi numerosi amici” da cui ho estratto una parte che è stata inserita nell’antologia “Ti racconto una favola” pure questa di prossima stampa.
Inoltre, sono a circa a metà di un nuovo lavoro dal titolo provvisorio “Dialoghi presso un faggio millenario”, sto prendendo appunti sul “sequel” di “Deywoss” e su un progetto letterario, abbastanza complesso, basato sui “flash back” o “immagini di ricordi”, distinguendo quelli effettivamente accaduti da quelli che apparentemente appaiono nella mente senza una corrispondenza reale.
Devo rifarmi del tempo perduto!!!!
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Come detto nell’introduzione, ho lavorato per tantissimi anni come dirigente di un’importante società di ingegneria che realizzava raffinerie e impianti petrolchimici in tutto il mondo. Ho vissuto in molti paesi sempre accompagnato dalla famiglia: mia moglie Milena e i figli: Lorenzo e Arianna ormai avviati nella loro professione, il primo in Italia dopo alcune esperienze all’estero, la seconda in Inghilterra. Da quando sono in pensione ho mantenuto un’attività di consulenza che mi occupa pochi giorni al mese e, oltre alla scrittura, sono appassionato di golf a cui dedico un paio di giorni per settimana. Le vacanze estive di questi ultimi quindici anni le ho sempre passate viaggiando insieme a Milena sulla mia gloriosa motocicletta BMW (ah, ecco Pirsig!) in diverse località del mediterraneo, di preferenza nel Peloponneso. Non riesco veramente a capire quando alcuni amici, pure loro pensionati, mi dicono che a volte non sanno più cosa fare per arrivare a sera.
Cosa le piace?
La fantasia. Il sarcasmo sottile. Seguo con interesse ogni nuova scoperta scientifica in qualsiasi campo.
Cosa non le piace?
La burocrazia, quella invadente e intoccabile. L’arroganza. I talk show e più in generale, coloro che parlano troppo.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
Risposta ovvia e scontata, ma non potrebbe essere che questa: la famiglia, la salute e i numerosi interessi che coltivo con passione.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
“Storia vera della conquista della Nuova Spagna” di Bernal Diaz del Castillo. Cronaca cruenta, raccontata in prima persona da uno dei “conquistadores” al seguito di Hernan Cortes, dell’incredibile e rapida caduta dell’impero Atzeco.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Sì, e riguarda la letteratura: il motto di Hemingway “Write Drunk Edit Sober” tradotto “Ubriaco quando scrivi ma sobrio quando fai l’edit”.
Il vizio del bere non mi appartiene, ma il riferimento andrebbe preso anche come euforia della creatività, proprio come quando si beve del buon vino (sembra comunque che in realtà nemmeno Hemingway bevesse quando scriveva). Ma la grande verità del motto di Hemingway risiede nella seconda parte: la revisione critica è importante tanto quanto la stesura dello stesso racconto. Sono convinto che un libro debba essere riletto decine e decine di volte, al mattino, di notte, ad alta voce e in silenzio, in condizioni mentali diverse, quando ci si sente felici o tristi, cercando sempre soluzioni grammaticali alternative. Indispensabile comunque l’aiuto di un buon editor professionista.