Intervista a Laura Cairoli

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Il suo libro

Invece vorrei giocare

Poesie

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30/10/2017

Laura Cairoli, nata a Como il 16 gennaio del 1983, è insegnante di sostegno nella Scuola Primaria. Ha studiato presso l’Università Cattolica di Milano. Appassionata di teatro e di danza classica, scrive poesie fin da piccolissima.
Per contattarla: laura.cairoli3891@gmail.com


Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Laura Cairoli, autrice del libro “Invece vorrei giocare”.


Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questa scelta?

La copertina è frutto dell'impegno dell'Editore, e lo ringrazio, perché ha colpito anche me... Il titolo è tratto della poesia principale che è contenuta nel testo e ne è, a mio parere, il verso più significativo.
Quando e come nasce 'Invece vorrei giocare'?
Nasce nel tempo e nasce di botto, come l'eruzione di vulcano... o come una cascata. Nel tempo, perché attinge da emozioni, incontri ed esperienze sedimentati negli anni, e di botto perché improvvisa è stata la necessità di scrivere. L'idea è arrivata e, come una calamita, ha orientato di colpo ricordi e pensieri quiescenti verso un'unica direzione e ha intimato: “Scrivimi!”. L'ho seguita, all'inizio con titubanza, poi mi sono trovata rapita da un'emozione fortissima, la stessa di quando scrivevo le mie prime poesie e forse ancora di più.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questo libro?
No. Questo mi capita solo in fase di revisione. Quando devo scrivere qualcosa di nuovo è il libro che decide quando è ora... e lo fa con una certa prepotenza... A volte ho scritto a letto al buio, altre mi sono messa a registrare mentre spingevo il passeggino... le idee non ti aspettano. Bussano e se non rispondi se ne vanno e non ne chiamano di nuove.

Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Nutro ancora una certa diffidenza verso i social... Li apprezzo e li uso, perché sono uno strumento comodo per comunicare, moltiplicano le opportunità e permettono di contattare quasi chiunque in tempo zero... Ma hanno anche un lato inquietante: vedo che risucchiano come un vortice le ore e l'intimità di chi li usa con disinvoltura. C'è una grossa parte di questo meccanismo che è fuori controllo. Difficilmente pubblicherei qualcosa alla leggera.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Ah ah che idea carina! Parliamo di libri allora: qual è l'ultimo libro che ho letto? Ho appena riletto “Come amare il bambino” di Janusz Korczak, un autore assolutamente geniale e ancora troppo poco conosciuto in Italia, un vero eroe nella tragedia della Shoah. Se dipendesse da me farei adottare i suoi libri in tutte le scuole superiori e le università...

Cosa le piace?
La libertà. Che fa rima con responsabilità.
Cosa non le piace?
La mancanza di rispetto, su tutti i fronti: uomini, animali e ambiente. Soprattutto non amo la prepotenza, la bugia e il pettegolezzo.

Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o un'adozione universitaria?
Più che in un'altra lingua mi piacerebbe che fosse trasposto in altri linguaggi... pittorico, musicale e, soprattutto, sogno di realizzarne la versione teatrale. Sono forme espressive capaci di arrivare all'essenza di un messaggio e di trasmetterlo a livello universale senza doversi adattare a lingue diverse.

Un'adozione universitaria non mi sembra il percorso più adatto, a meno che si tratti di un corso molto specifico. Il testo si esprime chiaramente su un tema sociale forte. Troverei controproducente imporne la lettura a chi, per il momento, non ne vuole sapere.
Il suo pubblico ideale ha 20, 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Perché aspettare fino a 20 anni? Già 13 o 14 vanno benissimo... Vorrei che lo leggessero i più giovani, per riflettere consapevolmente sulle proprie scelte, prima di compierle; ma mi auguro che lo leggano anche persone più mature: hanno un passato su cui meditare e una responsabilità educativa presente con cui confrontarsi.
A prima vista potrebbe sembrare un libro pensato più per le donne; in realtà, a me piacerebbe molto che anche i maschietti vi si soffermassero: sono considerati praticamente esclusi da questa tematica, mentre un loro più ampio coinvolgimento e una loro maggiore sensibilizzazione sarebbero determinanti.
Mi sento di dire un'ultima cosa pensando a tutte le testimonianze che ho letto o ascoltato su questo tema.. posso? Se una persona a 20 anni dovesse scagliare questo libro, a 50 lo raccoglierebbe e a 70 lo stringerebbe...
Saluti i suoi lettori con un aforisma o una citazione che parli di lei e delle sue emozioni...
“Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!”

(San Giovanni Paolo II, riprendendo una frase di Santa Caterina da Siena)