Intervista a Armando Colagiacomo

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Il suo libro

Hic sunt leones

Narrativa

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16/11/2017

Armando Colagiacomo è nato il 4 aprile 1949 a Segni, in provincia di Roma e risiede a Cisterna di Latina (LT). Proveniente dalla provincia di Frosinone e affascinato dalla vita rurale e dalle montagne innevate, sin da bambino, tra i racconti del nonno e le lezioni degli insegnanti, si avvicina con curiosità ai fatti storici. Si diploma all’ Istituto Tecnico Industriale Statale come Capotecnico per l’Industria Chimica. Subito dopo il servizio militare, inizia a lavorare come tecnico di produzione nello stabilimento di una multinazionale americana specializzata in additivi chimici per l’industria. Inviato in Libia come rappresentante di assistenza e vendita nei campi petroliferi, in seguito fu promosso come Dirigente e Direttore Vendite per tutti i paesi intorno al Mar Mediterraneo, Mar Nero e Mar Caspio. Oltre che in Libia, ha vissuto in Algeria ed Egitto. Per lavoro ha girato il mondo. Attualmente è in pensione, ma il ricordo dei vari viaggi lo ha avvicinato alla scrittura.

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Armando Colagiacomo, autore del libro “Hic sunt leones”.


Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Il romanzo è ambientato nel Nord Africa e quindi sulla storia e le vicissitudini dei Berberi da sempre presenti in quei territori.
Omar Al-Mukhtar, capo della resistenza della Cirenaica, per la strenua lotta agli Italiani fu chiamato “Il Leone del deserto”.
A circa 350 Km dalla costa mediterranea e verso il confine di quelle che oggi sono Tunisia e Algeria, i Romani riportarono sulle loro mappe “Hic sunt leones”. Quelle tre parole potevano indicare effettiva presenza dei felini, potevano anche significare “terra ancora selvaggia” o da esplorare…o semplicemente potevano riferirsi al popolo dei Garamanti che si opposero fermamente ai tentativi di occupazione delle legioni romane.
Il titolo comunque rispecchia il carattere guardingo deciso e irruento dei protagonisti, bisnonno e pronipote, e il loro nome che significa “leone”.
Quando e come nasce 'Hic sunt leones'?
Stavo scrivendo un altro libro ed ero a buon punto (ora è nel cassetto in attesa di pubblicazione). Pochi giorni prima di Natale (2016) andai a far visita ad un amico che aveva scritto un giallo…che lessi in tre sere. Mi sembrò simile a tanti altri e un tantino scontato. Pensai che si sarebbe potuto fare un romanzo di azione e più ampio respiro sulla situazione libica degli ultimi anni. Mi pareva che con la scomparsa di Gheddafi tutti i paesi improvvisamente si ritrovavano in Libia a tramare, fomentare e spingere alla frammentazione del paese per poi partecipare alla suddivisione delle enormi risorse minerarie di cui il paese dispone.
Tutto questo fiondarsi a promuovere il tutti contro tutti mi dispiaceva.
Ho conosciuto tantissimi libici e molti sono stati e sono amici. In ogni caso…Non ho visto mai nei libici quella cattiveria che appare nei media.
Ho vissuto in Libia, Egitto e Algeria come rappresentante tecnico commerciale, come manager e poi come direttore vendite di additivi per la produzione di petrolio e gas. Conoscevo gran parte del deserto che unisce i tre paesi.
Per necessità di lavoro, una volta feci Algeri, Tunisi, Gerba in aereo. Gerba Tripoli con un taxi. Il giorno dopo feci Tripoli Benghazi con una nostra vettura e la mattina successiva mi feci accompagnare a Tobruck e poi a Sallum dove attraversai la frontiera. Lì c’era un altro collaboratore che mi attendeva. Ci fermammo a Marsa Matruch per cena e, ormai notte fonda, ripartimmo per il Cairo attraversando, su una nuova strada, il deserto fino alle prossimità delle Piramidi e quindi il centro città fin quasi all'aeroporto internazionale dove avevo già una camera prenotata allo Sheraton Heliopolis. Quando entrai erano le due di mattino. Alle nove in punto ero seduto davanti al Chairman di una grande società petrolifera.
Mi venne in mente di mettere giù una trama con spionaggi, longa manus di paesi, affaristi senza scrupoli e un eroe moderno con tanto di risvolti amorosi e che in qualche modo poteva ricalcare o inglobare quel mio viaggio, quella mia esperienza unica.
Nel fare la prima localizzazione dell’opera, che naturalmente non aveva ancora titolo, …cambiai idea e mi orientai a fare un lavoro che chiamerei “ricamare sulla e nella storia”…nel senso di seguire la storia e inventarci o innestarci sopra la parte romanzo.
Il titolo “Hic sunt leones” è stato ideato da subito…è stata la prima frase messa giù. Poi… Di getto scrissi la parte introduttiva. A capodanno le prime 25 – 30 pagine erano già lì a chiedermi di dar loro seguito e vita ai vari personaggi..
Lo feci con entusiasmo!
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
No. Non è stata una storia che avevo lì in mente e su cui rimuginavo e riflettevo senza decidermi.
Dall'idea del racconto, peraltro improvvisa, allo scrivere è stato un passo immediato. I primi appunti, nati già organizzati, sono passati direttamente ad essere parte dell’opera…adesso “Libro”.
Naturalmente…la conoscenza del deserto, dei luoghi e le sensazioni che si provano a osservare il cielo di notte erano lì pronte a passare dalla mente alle dita e saltare sulla tastiera.
Le cose che ho scritto, le descrizioni del deserto le ho viste e vissute. Ho viaggiato con i fuoristrada, da solo, per centinaia di chilometri di giorno e di notte…orientandomi con il sole o con la luna, quando c’era, e le stelle. Mi sono fermato a volte e spento motore e fari per guardare il cielo in alto e ascoltare il rumore del silenzio. Mi sarebbe difficile scrivere e particolareggiare ciò che provai e si prova in quei momenti…in cui ci si sente nullità per un verso e insieme parte di un creato meraviglioso.
Scrivere “Hic sunt leones” mi ha fatto tornare alla mente quelle parti e quei momenti. Mi hanno commosso.

Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Face Book: Armando Colagiacomo
Linkedin: Armando Colagiacomo

Ambedue sono da rivedere e aggiornare.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Cosa è la felicità? E’ la linea che unisce i punti alti e caratterizzanti della
nostra esistenza
(aggiungo)E perché? Perché per raggiungerli bisogna faticare e sudare
tantissimo!
Cosa le piace?
“Tutto o poco”, dipende da cosa è in questione. Ho girato moltissimo. Avevo in valigetta dai cinque ai dieci biglietti aerei “aperti” per varie destinazioni”. Dovunque arrivavo sceglievo le cose tipiche locali. Non ho mai detto “questo non mi piace”.
Credo di essere stato fortunato ad avere un’occupazione che mi piaceva.
Un amico un giorno mi disse “La fortuna non si rincorre, bisogna capire dove transiterà e aspettare che passi, riconoscerla subito e agguantarla”. Lo avevo fatto e non lo sapevo. La mia fortuna era stata la caparbietà di studiare l’inglese e la tecnologia petrolifera…lì mentre facevo i primi passi da rappresentante. Mi sono fatto piacere quella attività. Ho bloccato la fortuna?
Forse non ho risposto alla domanda. A ME PIACE LA STORIA. Mi affascina.
Cosa non le piace?

La gente falsa, invidiosa e, come dicono gli Inglesi, selfish.

Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Ambedue sono fortemente belle e allettanti.
Il libro (veramente preferisco chiamarlo romanzo) “Hic sunt leones” penso si presterebbe molto per un colossal. Oggi i colossal sono (lo dico con rammarico) realizzati dagli americani. Gli americani amano trattare in inglese.
Allora sceglierei la traduzione in inglese perché apre la strada ad un palcoscenico mondiale di potenziali lettori …e nel contempo potrebbe portare anche a una trasposizione cinematografica. E’ solo una mia veduta.
Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
A sedici anni, una signora amica mi prestò il romanzo “Il Dottor Zivago” di Boris Pasternak. Ne rimasi affascinato. Non della signora … ma del contenuto, delle descrizioni che trovai e, delle emozioni che il libro mi suscitava.
Ho conosciuto persone vecchie a 25 anni e altre giovanissime a 70 primavere sonanti.
Non ho target e non mi interessa averne.
Ho preso dei libri che mi facevano stare in piedi fino al mattino. Alcuni invece li prendevo solo quando raramente mi prendeva un pochino di insonnia. Mi facevano prendere addormentare quasi subito.
Una sera tardi, in un campo petrolifero sperduto nel deserto libico, entrai in camera e vidi che c’era uno scaffaletto pensile con una piccola raccolta di romanzi. Con due puntine si reggeva un foglio con su scritto “Take one, leave one”…Prendine uno e lasciane uno.
Dopo aver vagliato per qualche minuto mi decisi e presi uno che mi sembrava più allettante per leggere qualche pagina prima di dormire.
“The Name of The Rose” era il titolo. Incominciai a leggere …mi passarono via gli sbadigli con cui ero entrato. In tre sere l’ho letto tutto. Veramente interessante e affascinante! Andai a cercare, allora, chi era l’autore. Scoprii che l’originale era italiano ed era stato scritto da Umberto Eco.
Lui era un grande…a quale fascia di età si rivolgeva, almeno con quel libro? Penso a tutte le età.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni...
“L’età anagrafica è solo una convenzione”.
A due americani dissi che potevo avere dai 25 ai 2000 anni a seconda dello stato d’animo.
Perché? mi chiese uno di loro.
Risposi: Quando transito qui davanti al Colosseo mi sembra di esserci passato da legionario diretto in chissà quale angolo dell’impero.
Ho visto tanti rappresentanti ...falliti prima di cominciare. Mancavano di quel minimo di umiltà per imparare anche dai clienti.
Soprattutto inventavano risposte …giusto per uscire dall’angolo. Il cliente forse non sa (in quel momento) ma non è stupido. In seguito si informa e quando realizza come stanno le cose …depenna.

La cultura, anche tecnica e commerciale, richiede un processo di aggiornamento continuo. Essa però ci fa sentire vivi, frizzanti…senza età.

Mia nonna diceva “Dici la verità e scorda, dici bugie e ricordatele.
Io aggiungo… “Scrivo quello che mi piace, che sento vero, che mi fa vivere a più dimensioni”. Sarei felice di sapere che il mio scrivere aiuta qualcuno a sognare.

Un amico mi disse che non vedeva, oggi la necessità di impegnare gli allievi a studiare Storia, Geografia…
Lo guardai per un po’ e poi gli dissi: Oggi più che mai c’è bisogno di studiare quelle materie. La Geografia ci dice dove siamo sul pianeta, la Storia ci dice dove siamo nella linea del tempo e come il tempo è trascorso ai fini del percorso dell’umanità. La Storia ci posiziona nel tempo e nella civiltà. Se letta bene, inoltre, aiuta ad evitare di ripetere errori e orrori.
Non basta, aggiunsi. Oggi dobbiamo studiare anche Astronomia per sapere da dove veniamo e dove andiamo.
Là, oltre la terra anche il tempo varia e le piccole convenzione del nostro pianetino non servono più.

Allora saluto augurando di essere curiosi e di leggere, leggere qualsiasi libro. Leggere insegna sempre e sicuramente qualcosa.