Intervista a Massimiliano Moresco

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Il suo libro

Solo una virgola piegata sull'asfalto

Poesie

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23/11/2017

Massimiliano Moresco inizia a scrivere come sfogo, come molti, come un modo per scoprire se stesso. Fino a pochi anni fa non riusciva a definirsi poeta, adesso si sente poeta perché vive e vuole vivere poeticamente. Questo non ha nulla a che fare con la scrittura, ma col modo di porsi di fronte agli accadimenti dell’esistenza. È la voglia di guardare il mondo senza il disincanto tipico dei nostri giorni, come se ciò che ci circonda fosse foriero di meraviglie scrutabili solo da un occhio attento.


Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Massimiliano Moresco, autore del libro “Solo una virgola piegata sull'asfalto”.


Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questa scelta?
Buongiorno, partiamo dalla copertina. Appena ho avuto l'idea di pubblicare il libro concretamente, ho contattato il mio grande amico, nonché grande artista, Brian Robinson. Personalmente credevo in un altro genere di immagine e avevo dato indicazioni diverse da quello che è uscito. Tuttavia, dopo qualche secondo di perplessità, ciò che ho visto mi ha entusiasmato subito dopo pochi istanti. Lui è riuscito a tradurre con un'immagine e ha capito immediatamente quello che sono: un sognatore con la testa tra le nuvole attaccato alla terra solamente da una penna ideale, in questo caso. E credo che di meglio non possa chiedere da un'interpretazione simile. Visivamente credo sia davvero di forte impatto.
Per quanto riguarda il titolo, questo può essere invece oggetto di diverse interpretazioni.
Intanto mi sono visualizzato per molto tempo come un essere senziente non in grado di condurre una vita normale. A lungo ho sentito il peso dell'esistenza, come se questo percorso chiamato vita fosse un fardello da portare sulle spalle. Da lì, da questo peso, il camminare ricurvo, stanco in qualche modo. Ho voluto umanizzare un segno e la virgola mi sembrava il segno più adeguato in un certo senso.
Poi mi piaceva l'idea di esprimere, attraverso questo segno di interpunzione, un senso di piccolezza di fronte agli accadimenti del mondo ma anche, e nonostante ciò, grazie alla sola mia presenza di poter cambiare il senso degli eventi del mio piccolo mondo e del mondo in generale di riflesso. Questo concetto ovviamente può essere attribuito a ogni essere umano che è capace di modificare seppur di poco il corso degli “accadimenti”. Sostanzialmente è un mio modo per esprimere il concetto che tutti, nonostante ciò che si crede, siamo e possiamo essere importanti in quanto essere umani dotati di una volontà e di un mondo interiore ricco di vita. Come del resto fa una virgola in un discorso: sembra non servire a nulla ma in realtà può modificare il senso di un intero concetto.

Quando e come nasce 'Solo una virgola piegata sull'asfalto'?
Come ho detto nella mia biografia non è tanto che scrivo poesie. Ho iniziato come semplice sfogo e mai avrei creduto di poter pubblicare qualcosa in quanto non credevo di possedere nessuna abilità in questo campo. Poi, dopo 5 anni di scrittura forsennata, ho acquisito la voglia di rendere tangibile tutto questo lavoro. Così ho selezionato alcuni dei quasi mille testi che ho scritto e mi sono messo in gioco e devo dire che al di là dei risultati che otterrà, sono già felice di aver compiuto questo passo.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questo libro?
Spesso si dice che ci sono troppi poeti e pochi lettori. Questo è anche vero per certi versi. Ma al di là di queste opinioni io credo che sia il coronamento di un certo percorso esistenziale che ti spinge a pubblicare. Sono tra l'altro contento di pubblicare con una casa editrice come la Kimerik che è molto attenta al dialogo con i suoi autori. Questo per me è uno degli aspetti più importanti.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Certo, ho un profilo personale “Massimiliano Moresco” e da poco meno di un anno ho una pagina che si chiama “Scarlattina” dove inserisco tutte le mie poesie e i piccoli racconti che scrivo in maniera ironica. Infatti facendo l'autista di autobus pubblici ho la possibilità di vedere i comportamenti, i tic, le ossessioni, le arrabbiature e i piccoli gesti di umanità che avvengono giornalmente.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Cosa è per lei la poesia e come nasce?

Per me la poesia è il mondo che non può essere spiegato con la logica, è qualcosa che non si può toccare perché parla di emozioni, di immagini interiori che possono essere ascrivibili a gran parte dell'umanità. Jung diceva che nell'inconscio dell'uomo esistono degli archetipi, ossia dei simboli che sono iscritti nel nostro DNA e che condizionano e guidano, se colti nella giusta maniera, la nostra esistenza. Io credo che la poesia si occupi proprio di questi simboli che richiamano un mondo sotterraneo, profondo e significativo per l'essere umano. La poesia per questo motivo, a mio avviso nasce dalle viscere, da ciò che è antico e ancestrale nell'uomo. Il cervello e i cuore in questo caso sono solo i traduttori naturali di questo linguaggio.
Cosa le piace?
Mi piace la buona cucina, la poesia, la fotografia, l'essere umano in tutte le sue sfumature. E poi, ancora, gli animali, la natura, la pace, la tranquillità, il ciclo delle stagioni, i cambiamenti. Anche se quest'ultimi mi fanno un po' paura.
Cosa non le piace?
Non mi piacciono i rumori della città, infatti vivo in campagna in mezzo alla natura che ha la capacità di salvarmi dal caos moderno restituendomi a una esistenza più profonda grazie a ritmi normali e naturali. Nei comportamenti umani odio l'ipocrisia e l'indifferenza umana più di tutto.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o un'adozione universitaria?
Io sceglierei sena dubbio una traduzione inglese. Non ho mai voluto arricchirmi, ma gradirei farmi conoscere il più possibile perché al di là delle tecniche poetiche credo di avere qualcosa da dire in questa esistenza apparentemente così priva di significati. Mi piace tanto se qualcuno mi comunica che si è emozionato con la mia scrittura. Spesso mi imputano di scrivere difficile ma in realtà io cerco di esprimere ciò che sento, cercando di farlo a mio modo.
Il suo pubblico ideale ha 20, 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Assolutamente no, mi interessa che qualcuno si emozioni con le mie poesie al di là delle età. Anzi dovessi scegliere vorrei avere un pubblico variegato per età, classi sociali e così via.
Saluti i suoi lettori con un aforisma o una citazione che parli di lei e delle sue emozioni…
Saluto tutti i lettori con un'aforisma che amo molto di Nietzsche e credo sia piuttosto conosciuto: “Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi”.