Intervista a Antonino Crisafi

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Il suo libro

La Famiglia Masier

Romanzo storico

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02/12/2017

Antonino Crisafi è autore di undici pubblicazioni.
Per la casa editrice La Grafica “gbe” di Verona: Il mal d’Arma (1ª ed. 1994, 2ª 1996); Il mal d’Alma (1995); Misteri e leggende di Sicilia fra mitologia, storia e cronaca (2010); Giustizia imperfetta, probabile e ingiusta e quella giusta esiste? (2010), Il Crocifisso di papà (2011); 1915-2015 Due guerre mondiali e settant’anni di pace per l’Europa (2015).
Per la casa editrice Kimerik di Patti (ME): I vecchi, una volta, avevano cinquant’anni (2011), Menzione Speciale al Premio letterario nazionale “Un libro amico per l’inverno” anno 2011 e Targa Montefiore nel Concorso letterario internazionale Montefiore 2016; Gocce d’amore ovvero la malinconia del successo (2012), partecipante al Premio Campiello, Menzione d’Onore al Premio letterario nazionale “Un libro amico per l’inverno” anno 2012 e terzo posto nel Concorso internazionale Tulliola 2014; Com’era triste Trieste (2014), partecipante al Premio Campiello 2015 e miglior opera storica nel concorso letterario “Un libro amico per l’inverno” 2017; Il mistero della donna chinata (2015).
Il suo sito internet è https://antoninocrisafi.wordpress.com/

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Antonino Crisafi, autore del libro “La Famiglia Masier” (novembre 2017), la sua undicesima pubblicazione.
Cominciamo da questo libro:
La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Percorrendo via Trezze, la strada che da Portegrandi di Quarto d’Altino in provincia di Venezia conduce verso Caposile, si può osservare una suggestiva serie di case coloniche abbandonate, e in parte diroccate.
Ca’ Romagna, Ca’ Fertile, Ca’ Feconda, Ca’ Favorita, Ca’ Speranza, Ca’ Florida, Ca’ Risorta, Ca’ Redenta, Ca’ Imperia sono i nomi, tuttora leggibili sul frontale, che ci riportano al tempo in cui furono costruite ed assegnate a famiglie di contadini. .
Questo romanzo è la storia di una di esse, Ca’ Speranza, e della grande famiglia patriarcale che vi abitò a lungo, i Masier, poveri contadini veneti provenienti da Rivalta.
Le vicissitudini dei suoi componenti s’intersecano con la storia d’Italia, a partire dalle fine dell’Ottocento sino ai giorni nostri, restituita attraverso sapienti zoom storici, mentre in parallelo scorrono le inesorabili trasformazioni della società, dall’Italia contadina dei nostri avi all’avvento della meccanizzazione sino all’abbandono delle campagne.
Quando e come nasce 'La Famiglia Masier'?
Poiché percorrendo spesso quella strada per raggiungere Caorle nel periodo estivo sono sempre rimasto affascinato da quelle seducenti case coloniche, prendendo spunto da “I Malavoglia” di Verga, ho immaginato di far rivivere il “borgo”, detto “le Tresse” in dialetto veneto, raccontando la storia di una famiglia di contadini veneti, attraverso tre generazioni, che ho denominato convenzionalmente Masier e che ho supposto abbia vissuto in quei cari, vecchi cascinali abbandonati costruiti in bella vista, dopo il risanamento delle paludi, nel primo periodo del ventennio fascista, che pare si inchinino al passaggio delle migliaia di turisti che raggiungono d’estate le rinomate spiagge della costa veneta.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
Si, il luogo è quello che ho appena descritto e l’idea di scrivere si è matura nel tempo, credo nell'arco di qualche anno.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Ho un profilo in Facebook con il mio nome e cognome e un Sito internet che è già stato sopra indicato.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Perché le piace scrivere? A questa domanda in molti rispondono “per intima soddisfazione”; a me piace invece rispondere “per ambizione, per l’ambizione cioè di essere letto da molte persone alle quali trasmettere i miei pensieri e le mie emozioni attraverso i personaggi e i luoghi descritti nei miei romanzi”.
Cosa le piace?
Mi piace essere apprezzato per il lavoro che svolgo.
Cosa non le piace?
La volgarità.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Sicuramente una trasposizione cinematografica.
Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Il mio pubblico ideale non ha età; come dicevo prima io coltivo l’ambizione di essere letto e quindi letto da tutti senza limitazione di età.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni...
Amare vuol dire dare, dare tutto se stessi e quando si è dato tutto desiderare di dare ancora.