Intervista a Valentina Orlando

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Il suo libro

Diario di un'equivocabile follia

Narrativa

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21/03/2018

Valentina Orlando nasce a Varese, il 29 dicembre 1983. Di carattere particolarmente timido e riservato, fin da piccolissima si serve della scrittura come mezzo di comunicazione più diretto e naturale. Dopo il diploma socio-psicopedagogico, frequenta la facoltà di Lettere Moderne, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, laureandosi nel 2007. Nel 2010, termina il suo percorso accademico con la specializzazione in Filologia Moderna, presentando una tesi sui poeti e la musica. Per quanto riguarda la letteratura creativa, partecipa a diversi concorsi letterari nazionali, presentando racconti e poesie. Attualmente, insegna italiano e storia nella scuola secondaria di secondo grado, presso l’ “ISIS Valceresio” di Bisuschio (VA). Diario di un’equivocabile follia è il suo primo romanzo.

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Valentina Orlando, autrice del libro “Diario di un'equivocabile follia”.


Cominciamo da questo libro: Come mai questo titolo?
Il titolo nasce nello stesso momento in cui scrivo la prima parola del manoscritto. O forse anche prima. È qualcosa che fatico sempre un po’ a spiegare, perché si tratta di un processo pressoché inconsapevole, quasi involontario. In questo caso, però, posso dire di essermi trovata in un momento molto difficile e doloroso, reduce dalla stesura di una mail personale piuttosto intensa. In questa, ad un certo punto, mi rivolgo al destinatario definendolo proprio così: un’equivocabile follia. Subito dopo aver spedito la mail, sono uscita dal programma di posta elettronica e ho aperto Word…
Quando e come nasce “Diario di un’equivocabile follia”? C’è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco, finalmente adesso scrivo questa storia?
È successo in questo modo. Stavo realmente vivendo un momento di sconforto estremo, e mi trovavo a casa da sola. Tra le lacrime e i sussulti (proprio come direbbe Virginia Romano, la protagonista del libro) ho fatto la cosa più naturale che mi sentivo e che avevo un immenso bisogno di fare: aprire il programma di scrittura e scrivere. Le parole, i personaggi, le scene, la storia… Ha cominciato a scorrere tutto come un fiume inarrestabile, tra la mia testa pulsante e il mio cuore sfracellato. Io mi sono limitata a muovere le dita sulla tastiera del pc, cercando di non tralasciare una sola virgola di quello che la mia mente mi chiedeva di riportare a parole. Mai avrei pensato di essere in grado di scrivere a getto, quasi in preda ad un disperato delirio. Fuori c’era aria di primavera, quel profumo caldo e delicato, di cui si impregnano i raggi del sole… Ha presente? Mi sono alzata un secondo per aprire la finestra e respirare a fondo. Mi sono riseduta e ho continuato. Così, tutti i giorni e tutte le notti, appena mi è stato possibile. Davanti al mio amato lago, tra le chiacchiere della gente seduta al tavolo di un pub, nel letto, davanti al mio pranzo, persa nel tramonto marittimo… Sempre. Finchè non hanno cominciato a cadere le prime foglie d’autunno.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Era da circa una quindicina d’anni che mi ero tirata fuori dai Social. Mi ero stancata di mettere in vetrina parti della mia vita e, soprattutto, di attendere a quelle degli altri. Non lo so, lo trovavo inutile e, a tratti, svilente. Lo scorso ottobre, però, tornando ad insegnare tra i banchi della scuola secondaria di secondo grado, mi sono resa conto che, forse, avrei potuto (e, per certi versi, dovuto) dare una seconda chance a questo mondo virtuale. Devo ammettere che - da insegnante e da donna sicuramente più matura e consapevole, rispetto a quando avevo vent’anni – ne sto apprezzando le potenzialità, per lo meno, comunicative e pratiche. Spesso posto articoli, poesie e citazioni su cui discutere in classe con i miei ragazzi successivamente; ho la possibilità di avvicinarmi alle loro dimensioni e, per certi versi, di farne talvolta anche parte. E mi diverto. Inoltre, ammetto che internet è un canale pubblicitario e promozionale insuperabile… Quindi, touchée. Ecco, però, non ho idea di cosa Lei intenda con domicilio virtuale, mi perdoni, non sono ancora tanto avanti… Su Facebook mi si trova digitando il mio nome e il mio cognome, mentre su Instagram appaio cosi: valentinaorlando1983. Più non so.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Domanda: Perché insisti, nonostante tutto?
Risposta: Perché ci credo. Anche se fa tanto male…
Cosa Le piace?
Stare bene. Il posto e le persone con cui riesco a farlo. Il resto sono solo inutili accessori.
Cosa non Le piace?
La volgarità. Sia essa maschile o femminile.
L’ipocrisia di chi non è in grado di assumersi le responsabilità delle proprie azioni e si serve dei sentimenti altrui, giustificandosi dicendo “Io sono stato chiaro/a fin dall’inizio…”. E, come se non bastasse, ha il coraggio di giudicare le scelte e i comportamenti degli altri.
L’indifferenza e la noncuranza.
La codardia e la viltà.
La cattiveria e le calunnie, dettate dall’invidia, che reputo essere l’atteggiamento peggiore dell’umanità.
Il vittimismo.
Le mentalità ottuse. Molto peggiori della mera ignoranza.
La presunzione di chi si fa desiderare.
La vanagloria.
Chi non trova il coraggio di esprimere ciò che prova, o semplicemente, non lo ritiene necessario. I sentimenti, le emozioni, sono stati inventati per essere vissuti e comunicati. È da idioti pensare che non valga la pena esporsi e, a mio avviso, equivale a lasciarsi morire.
Me stessa, quando non riesco a dire “Basta”. E a cambiare libro.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il Suo libro, si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Nel mio romanzo ci sono diverse scene dall’emozionalità intensa. Molti dialoghi, svariate introspezioni… Sarebbe azzeccata una trasposizione cinematografica, sì. In realtà, anche quella teatrale, perché no? Quando scrivo, in generale, aspiro a “risucchiare” il lettore all’interno della vicenda, impegnandomi con tutta me stessa affinchè egli/ella sia in grado di transitare oltre la semplice immedesimazione… Voglio che chi legge provi le stesse sensazioni che sto descrivendo, in tempo reale, gli stessi brividi sul corpo. Voglio che si lasci incantare davanti allo stesso paesaggio, che sia inebriato dal medesimo profumo e disgustato da quel ribrezzo… Sono, perciò, molto fisica ed altrettanto sensazionale nella mia scrittura. Sarebbe magnifico che un regista, un giorno, potesse trovare ispirazione nelle mie storie… Un sogno.
Il suo pubblico ideale ha 20, 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Il mio pubblico ideale non ha nessuna età. Ha solo il desiderio e la curiosità di leggere quello che ho da raccontare.

Saluti i Suoi lettori con un aforisma che parli di Lei e delle Sue emozioni…
“Inutile… Non la smetterò mai.”
V.