Intervista a Francesco Ricciardi

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Il suo libro

Lupi dal volto angelico

Poesie

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16/05/2018

La poesia è da sempre il sogno di Francesco, un tema difficile da
affrontare e da sottoporre al grande pubblico: così nasce l’idea di
scrivere una raccolta lirica, ispirata ai poeti maledetti, di cui Francesco
è follemente innamorato. In particolare di Baudelaire. Comincia a
scrivere alla tenera età di otto anni, salvo poi proseguire nella crescita
personale e arrivare a una poesia ermetica, forte e intrinseca di
significati.
Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi
parliamo Francesco Ricciardi , Autore del libro “Lupi dal volto angelico”.
Quando e come nasce 'Lupi dal volto angelico'?
“Lupi” nasce da un insieme di emozioni e ragionamenti. L’idea è di
qualche mese fa: scrivo poesie da quando avevo otto anni e non mi
sono mai fermato. Avevo intenzione di far leggere queste a qualcuno,
poi si è accesa la luce e ho deciso di scrivere una raccolta con un
proprio filo logico. Naturalmente Lupi è stata la prima poesia. La figura
di questo animale mi rappresenta. Famelico, senza paura, sa stare solo
come in gruppo. La raccolta è a sfondo sociale: tocca temi come la
politica, l’immigrazione, il bullismo, il rapporto umano e tanto altro.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco
finalmente adesso scrivo questo libro?
“No assolutamente. Non scrivo mai perchè sono obbligato a farlo. Anzi,
rifiuto tutto ciò che impone la società o un libro scritto. Credo che la
libertà sia un tassello fondamentale della nostra vita. Molti uomini
hanno sacrificato tutto per concederci questo meraviglioso dono. Il
libro e il discorso logico che porta sono frutto di un ragionamento. Le
poesia sono frutto di ispirazione ed emozione. Non avevo finalità ben
precise quando ho pensato a Lupi, se non quella di dare un messaggio
ad una società in rovina, a mio modo di vedere. Molti, leggendolo,
avranno la sensazione di distruzione e fame. Ma vi assicuro che c’è un
barlume di speranza in tutto questo.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Si, ne ho diversi. Facebook, dove mi chiamo Ibracadabra, ispirato a
Zlatan Ibrahimovic. Poi ho anche instagram che sto usando tantissimo
per la pubblicità alla silloge. Non amo particolarmente i social. Li
adopero per lavoro più che altro, con qualche pillola di privato di tanto
in tanto. La mia mail è: ricciardifrancesco26@gmail.com
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una
domanda e si dia una risposta.
“Crede in quello che scrive? Cosa significa ideologia per lei?”
Credo in ogni virgola. Altrimenti non lo farei. Credo fortemente nel mio
modo di scrivere e nelle mie idee. Credo che un’idea sia un qualcosa di
meraviglioso, che non puoi toccare, ma puoi capire, assecondare e
adoperare. Ideologia significa avere un proprio credo, un qualcosa per
cui vale la pena combattere. Ed io ho molte cose per cui farlo. Non mi
arrenderò mai. La raccolta è frutto delle mie idee, per questo credo che
molti non saranno d’accordo con temi trattati e sul come. Però vado
avanti. Io ci credo. E credo anche che o si ama o si odia quel che
scrivo. Difficile una via di mezzo. E’ il mio modo di essere.
Cosa le piace?
Calcio, cibo, vino, assenzio. Tante cose mi piacciono. Visitare credo sia
importante per aprirsi a nuove culture. Consiglierei a qualche politico
di farlo. Viaggiare, andare per stadi, naturalmente scrivere. Leggere fa
bene, aiuta l’anima. Però non leggete quello che legge il sottoscritto
(attualmente sono concentrato sulle poesie di Arthur Rimbaud). Mi
piace Joker, un personaggio cinematografico pazzesco, mi piacciono i
supereroi che combattono per qualcosa di più grande di un mondo
materialista. Appunto combattono per un’idea, collegandoci a prima,
che in molti non possono capire. Mi piace la storia che considero
maestra di vita. Mi piace la natura, il silenzio e l’ululato dei lupi. Mi
piace la musica di un certo livello: De Andrè, Guccini, Pink Floyd, Led
Zeppelin, Deep Purple, Beatles e così via. Oltre la classica: dal genio
Mozart al poeta Chopin, passando per la follia di Liszt. Anche il cinema
rientra in questa categoria.
Cosa non le piace?
Tante cose: il rumore, il caos massificato, la gente che non riesce ad
andare oltre le proprie vedute. Non mi piace il rapporto umano al
giorno d’oggi: tra materialismo e tecnologia abbiamo perso quel senso
di appartenenza al genere umano e quei gesti di una volta. Non amo
l’estate, lo shopping e i centri commerciali. Nemmeno le discoteche
naturalmente. La musica moderna priva di significato e tutta
elettronica, la gente che parla troppo e i moralisti. Nemmeno la Chiesa,
a dir la verità. Ma ve ne accorgerete nel libro (sorride, ndr). Ah,
dimenticavo: la politica ai tempi nostri. Una squallida corsa alla
poltrona e ai soldi. Ma la colpa è nostra che diamo adito ai “politici”.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si
augurerebbe una traduzione in inglese o un'adozione universitaria?
Sinceramente entrambe, sono due cose molto belle ed importanti.
Anzi, calo il tris: traduzione in francese, in onore dei poeti maledetti,
maestri di vita per il sottoscritto. Mi auguro che il libro in qualche
modo possa arrivare in Francia. L’inglese è la lingua madre, mentre
un’adozione universitaria darebbe credito a ciò che scrivo, anche se
onestamente alcuni temi potrebbero essere troppo forti.
Il suo pubblico ideale ha 20, 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Il mio pubblico ideale è il mondo e tutti i suoi cittadini : africani,
palestinesi, italiani, americani, russi. Io mi considero un cittadino
del mondo. I temi affrontati valgono per tutti, non solo per
italiani ventenni o settantenni. Comunque vorrei lo leggessero
molti ragazzi, perchè sono il futuro della società. In realtà anch’io
lo rileggerò (ho 23 anni, ndr). Molte persone meno giovani che
incontro hanno a cuore la società più che i giovani. Questa cosa
mi lascia molto perplesso.
Saluti i suoi lettori con un aforisma o una citazione che parli di lei e
delle sue emozioni...
Molte sono inserite direttamente nell’opera. Ne dico due. La prima è
“Non disprezzate la sensibilità. La sensibilità è il genio di ciascuno di
noi”. Credo sappiate chi l’ha detto. La seconda è di uno sconosciuto,
che sarei io: “Renderemo grande ciò che è piccolo; renderemo
immenso ciò che è grande”. Vi saluto e vi invito a leggere la mia prima
raccolta “Lupi dal volto angelico” con: “I sogni non vanno inseguiti;
bensì presi per mano e baciati”.