Intervista a Vanessa Marini

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Il suo libro

Spiagge bianche

Narrativa

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23/05/2018

Vanessa Marini nasce a Livorno il 18 agosto 1969. Ha frequentato l’I.T.C. Calamandrei di Livorno. Lavora in banca al Monte dei Paschi di Siena. Attualmente vive a Rosignano Solvay con la sua famiglia. Suo padre è un pittore, autore tra l’altro delle dei suoi libri. L’autrice ha esordito nel 2016 con il primo di cinque libri che compongono una collana intitolata “Le donne sono farfalle, non formiche”, dedicata alla violenza, agli stereotipi e alle discriminazioni di genere. Tutti editi da Kimerik, sono La lama invisibile, La ragazza che dipingeva sui muri, Io mi salvo da sola e Muri di cristallo. Swich-off - Vittima collaterale.


Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Vanessa Marini, autrice del libro “Spiagge bianche”.
Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Spiagge bianche è sia il luogo dove si incontrano tutti i personaggi del libro, sia il simbolo di una società ipocrita, che mente a se stessa e nella quale niente è ciò che sembra.
Quando e come nasce 'Spiagge bianche'?
Le spiagge bianche sono una porzione del litorale sabbioso di Rosignano Solvay, nella provincia livornese. Si tratta di un arenile bianchissimo, di sabbia simile a polvere, bagnata da un mare azzurro dalle trasparenze caraibiche. Peccato che sia una spiaggia taroccata, resa così abbagliante dagli scarichi a mare di un’azienda chimica. È un set fotografico famoso e la location privilegiata di “party on the beach” fin dagli anni ’90. Si tratta di una spiaggia morta, dove non si dovrebbe neanche fare il bagno, ma apparentemente talmente bella da attrarre migliaia di turisti ogni anno. Questo è simile a ciò che accade in molti altri comparti della nostra società, nel mondo del lavoro, nella Chiesa, nelle istituzioni. Situazioni in cui la verità è nascosta sotto un velo di sabbia bianchissima, in cui tutti fanno finta di non sapere per continuare a godere ognuno dei propri piccoli o grandi privilegi.
Inoltre le storie dei personaggi del libro parlano anche di immigrazione, di viaggi della speranza, di sfruttamento e mala gestione dei flussi migratori verso l’Europa. E stato un impegno con me stessa quello di testimoniare le sofferenze, le motivazioni, le aspettative e le delusioni di tutti questi poveri cristi che scappano dalla guerra, dalla dittatura, dalla povertà nella speranza di una vita migliore, mentre spesso finiscono, nella migliore delle ipotesi, per essere strumentalizzati e schiavizzati o, nella peggiore ma non improbabile ipotesi, finiscono per morire.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Io sogno un film per ogni mio libro. Ogni volta che scrivo una storia già me la immagino sul grande schermo. Mi immagino ogni personaggio, ogni luogo, ogni dialogo ed espressione interpretativa. Quando racconto è come se scorressi le scene di un film con un messaggio ben preciso da trasmettere al pubblico.
Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Non ho un target predefinito. Vorrei non pormi limiti, anche perché vorrei sensibilizzare verso i temi così cari alle donne anche il pubblico maschile. Perché nulla si può migliorare se non con un cambiamento culturale che coinvolga tutti.