Intervista a Giovanni Margarone

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Il suo libro

Le ombre delle verità svelate

Narrativa

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17/09/2018

Giovanni Margarone è nato nel 1965 ad Alessandria, da padre siciliano e madre ligure, e ha vissuto in Liguria fino a ventun anni. La scrittura e la musica, in particolare, sono state, sin da quando era ragazzo, le sue vocazioni naturali. Ha finora scritto e pubblicato quattro romanzi.
Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Giovanni Margarone, autore del libro “Le ombre delle verità svelate”.
Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Come ho detto altre volte, il titolo arriva dopo la stesura del romanzo e anche in questo caso è successo così. Ma qui avevo già una traccia, un’avvisaglia che mi portava a una conclusione univoca: la verità. È un termine certamente del quale se ne è fatto abuso in campo letterario, ma che per la profondità del suo significato filosofico, di derivazione greca dall’episteme di Platone, in certi casi è impossibile da evitare. La verità ci insegue, si nasconde, fugge; è parte stessa della nostra vita e l’uomo trascorre tutta la sua esistenza inseguendola, evitandola, offuscandola. Questo è il senso del mio romanzo da cui il titolo. Un’ombra che ci copre, che ci segue e nel romanzo più ombre che sovrastano più esistenze, intrecciandosi con figure senza volto, certezze che svaniscono. Verità che saranno svelate oppure no, restando appese con un sottile filo come una spada di Damocle.
Quando e come nasce ' Le ombre delle verità svelate '?
Nel 2015, era primavera, ragionai sulla storia di vita di un mio parente. Ma il pensiero restò lì, appeso. Cercavo idee più chiare, di per se stessa quella storia non la vedevo trasformarsi in romanzo. Qualche tempo dopo, capii che se affiancavo più storie, partendo dallo spunto del mio parente, completamente diverse anche come allocazione ed elaborando un progetto narrativo ben congeniato, potevo giungere a sviluppare un buon lavoro. Da qui l’idea di alternare i capitoli, tenendo ben salde le trame, cercando di rendere accattivante la lettura in un prosieguo talvolta incalzante, ricco di personaggi di contorno, di descrizioni che facessero da sfondo come la musica in un film. E poi la mia intenzione di non rendere il tutto banale e scontato, e quell’epilogo tutto concentrato all’ultimo capitolo. È sicuramente il romanzo al quale ho dedicato più tempo, non è semplice portare avanti più storie senza perdere il filo del discorso. In cuor mio mi sembra di esserci riuscito, ma questo lo giudicheranno i lettori. Indubbiamente il significato filosofico del titolo porta a riflettere; la verità, alle volte, fa paura e ci può segnare per sempre. Tante volte semplicemente diamo per scontato certezze che invece non lo sono, oppure incombe su di noi una verità nemmeno cercata. Plinio il Vecchio disse “L’unica certezza è che nulla è certo”.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
Sul luogo, non ho allocazioni fisse. Scrivo anche in treno, dove spesso mi vengono anche le idee. Riguardo al momento, forse quando si è rinverdita la memoria su quel mio parente e ho riflettuto. Poi, ripeto, lo spunto è rimasto appeso. In quel periodo volevo scrivere qualcosa di profondo e variegato, non un romanzo lineare, volevo cambiare il sistema narrativo, anche perché ogni romanzo che progetto di scrivere esigo a me stesso che sia differente, benché segua sempre un filone narrativo concentrato su storie di gente semplice, talvolta sofferenti, alle quali scavare nella loro psicologia. In questo mi ispiro al neorealismo di Pavese e Calvino, mentre per la parte psicologica i miei punti di partenza sono Goethe e Proust, come fare altrimenti? Qualcuno mi ha detto che sono neorealista. Beh, il neorealismo percorre spesso la sensibilità degli autori e io sostengo che le storie come quella del mio Gianni e di Costanza qualcuno sicuramente le ha vissute in tutta la drammaticità. Inoltre voglio dire che, prevedendo l’uscita della prima edizione nel 2016 con il precedente titolo “L’ombra della verità”, volutamente una parte del romanzo l’ho ambientata durante il periodo del terremoto del Friuli del 1976, erano passati quarant’anni da quella catastrofe e volevo rendere omaggio a quel Friuli ferito, alle sue vittime, ma che non si è arreso, tenace come non mai.
È un libro che percorre anche altre vicende storiche più lontane da noi come il secondo conflitto mondiale, all’epoca dello sbarco alleato in Sicilia. Leggendo il libro, si ripercorre quindi qualche passo della nostra storia italiana che non va assolutamente dimenticato. Lo sfondo storico è stato volutamente da me inserito. Il mio intento, oltre ad altri, è quello di tenere viva la memoria.
Spesso si dimentica, la memoria sbiadisce. No, tutto va rievocato e riproposto affinché, nel tempo, l’oblio non dilaghi. Con il passato si è costruito il nostro presente, un patrimonio che non va disperso, mai.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Sito internet autore:
https://margaronegiovanni.com
Pagina Facebook autore:
https://www.facebook.com/GiovanniMargaroneScrittore/
La pagina Facebook del libro Note Fragili:
https://www.facebook.com/notefragilimargaronegiovanni/?ref=your_pages
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Domanda: hai ancora voglia di scrivere?
Risposta: si, anzi, voglio scrivere ancor di più.
Cosa le piace?
Del mio libro? Certi passi che leggendoli mi commuovono, lo scrittore è, in effetti, il primo lettore di se stesso.
Cosa non le piace?
Riguardo al mio libro, non posso che dire nulla, tutto mi piace, anzi: “Le ombre delle verità svelate” mi piace di più rispetto agli altri romanzi che ho scritto. Ma il giudizio lo danno i lettori, non io, ai quali va tutto il mio il rispetto, pronto ad accettare la critica. Riguardo l’attività letteraria, non mi piace rileggere me stesso e notare che avrei potuto scrivere meglio o diverso; non si finisce mai d’imparare nella vita!
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
In questo libro assolutamente sceglierei una trasposizione cinematografica, data la varietà di locations e l’incalzare delle vicende che strutturano il romanzo.
Ovviamente il titolo del film è quello della seconda edizione, il titolo definitivo con il quale è stato pubblicato il romanzo grazie alla Casa Editrice Kimerik.
Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
No, non ho target. Voglio raggiungere tutti, le riflessioni che possono scaturire dalla lettura sono prerogativa di tutte le età. Per i giovani, questo è un libro che può far riflettere sul nostro passato.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni...
Non scrivo per vivere, ma vivo per scrivere e le emozioni che mi colgono quando scrivo certi passi, facendomi inumidire gli occhi oppure facendomi trasalire, spero che siano provate anche da chi mi legge.
Se alla fine del libro vi sarete emozionati e lo chiuderete con un sospiro, allora vuol dire che il mio lavoro ha funzionato. Sennò giudicatemi voi!