Intervista a Valeria Assenza

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Il suo libro

Æssenza

Poesie

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10/11/2018

Valeria Assenza si definisce “sicula autoctona”, non solo perché nata a Ragusa, ma anche e soprattutto perché dalla sua terra eredita le contrastanti emozioni e i forti colori. Cresciuta osservando il mare, ha sempre camminato a mezz’aria tra cielo e terra, in una dimensione silenziosa e introspettiva. All’interno di questa cornice personale si muovono le sue innate passioni per la scrittura e per la lettura, per ogni espressione d'arte e d'armonia, per la cucina (quella dei sapori insoliti), per la natura e gli animali, per i viaggi (quelli per i curiosi del diverso) e per ogni forma di cambiamento evolutivo.


Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo Valeria Assenza, Autrice del libro “Æssenza”.






Quando e come nasce 'Æssenza'?
Non c’è né un luogo, né un tempo. C’è invece un’idea affiorata pian piano, dopo un lungo periodo di incubazione, periodo caratterizzato da forti esperienze e metamorfosi. A volte accade che qualcuno o qualcosa ti guidi verso la strada che cerchi da tempo, o che riesca a far fiorire il germoglio che in natura è in ognuno di noi. Beh, pochi anni fa, io ho incontrato quel “qualcuno” e quel “qualcosa”, le mie muse ispiratrici, che inizialmente hanno riposto un’immensa fiducia nelle mie attitudini, per poi stimolare e alimentare la mia innata vena poetica. Da lì, la consapevolezza di poter portare in atto ciò che fino a quel momento era rimasto in potenza.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questo libro?
La prima vera volta in cui ho sentito una spinta in questa direzione, è stato dopo aver sentito declamare i versi di una mia poesia da un noto speaker radiofonico. L’aver appreso che la mia poesia fosse stata scelta fra tante altre non meno valide, mi ha trasmesso un’emozione ed un entusiasmo tali da considerare l’idea di un’eventuale pubblicazione.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Ho appena creato una pagina Facebook con il nome del mio libro, dove intendo pubblicare tutti gli aggiornamenti relativi a questo nuovo percorso.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Una domanda che potrebbe nascermi spontanea a questo punto è: “A cosa mi porterà la poesia?” Ma la mia risposta sarebbe: “Non chiederti nulla, … verrà tutto da sé”. E’ così che di solito mi rispondo!
Cosa le piace?
Mi piace tuffarmi sotto la superficie, mi piace meditare e isolarmi, mi piace il silenzio eloquente, mi piace dare valore alle parole e usare solo quelle sentite, mi piace osare, mettermi in gioco, conoscere, imparare, scoprire, ascoltare, osservare ciò che sta intorno e dentro me, contemplare il mare, il tramonto, l’alba e gli spettacoli tutti della natura, mi piace fermarmi e cogliere la vita che avviene in modo impercettibile, di solito oscurata e ignorata dalla frenesia quotidiana.
Cosa non le piace?
Non mi piace il contrario di quanto detto sopra, non mi piace spendere parole inutili, non mi piace parlare, né il “tanto rumore per nulla”; non mi piace competere o volere a tutti i costi dimostrare qualcosa, non mi piace la mancanza di rispetto o di sensibilità, verso le persone, gli animali, la natura.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o un'adozione universitaria?
Da professionista del settore, devo dire che non mi dispiacerebbe avere una versione inglese delle mie poesie, anche se penso che in questo genere letterario la traduzione spesso porta a sacrificare alcuni effetti verbali, magari modificabili, ma non traducibili. Io stessa ne ho tradotto una (e solo una volutamente) proprio perché mi sembrava più adatta in questo senso. In generale, penso che un’eventuale traduzione del libro penalizzerebbe troppo le frequenti assonanze e figure retoriche presenti. In conclusione, e rispondo alla domanda, forse la mia scelta andrebbe paradossalmente verso la seconda opzione, sicuramente non meno interessante o allettante.
Il suo pubblico ideale ha 20, 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Decisamente no. La poesia è senza età. Chiunque può leggerla, sentirla e farla propria. Ciò che importa è che chiunque la legga, possa provare un’emozione o un brivido sulla pelle, possa trovare una nota personale da cucirsi addosso o anche una sola parola che rimandi ad un’idea o ad una scena immaginarie o di cui si è stati protagonisti o spettatori.
Saluti i suoi lettori con un aforisma o una citazione che parli di lei e delle sue emozioni...
Più che citare aforismi, preferisco esprimere e condividere alcuni miei pensieri, quelli che sono diventati i fondamenti della mia esistenza:
- l’amore e le passioni muovono ogni cosa, esiste in ognuno di noi almeno una passione, un tesoro interiore, un “daimon” da sentire, di cui fidarsi e da cui poi lasciarsi guidare per la realizzazione di sé stessi.
- “trarre vantaggio dallo svantaggio”, è una citazione personale, provata sulla mia pelle e fatta mia perché sono fermamente convinta che non si possono accettare gli svantaggi, i problemi, i dolori, le sconfitte con rassegnazione o sterile remissività; piuttosto bisogna trovare il modo più astuto, seppur remoto, per raggirarli, sfruttarli, smarcarli e per potersi infine riscattare e averne la rivincita. Ne va del rispetto per noi stessi e per la nostra vita.