Intervista a Margherita Dragotto

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Il suo libro

Il cammino

Poesie

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26/11/2018

Margherita Dragotto (Palermo, 1969), laureta in Lettere moderne, insegna Lettere alla Scuola secondaria di primo grado. Pubblica nel 2005, in collaborazione con il comune di Naro (AG) “Il Patrimonio architettonico e scultereo in Naro”. È abilita all’insegnamento come storica dell’arte nelle scuole secondarie di secondo grado, come insegnante di lettere negli Istituti secondari professionali e tecnici nonché nei licei (come docente di lettere, storia e latino). L’insegnamento, il diretto e continuo contatto con il mondo giovanile la inducono a formarsi in modo continuo e sempre più rispondente alle continue esigenze ed emergenze in cui i docenti si trovano a lavorare. Dal 2003 inizia a dedicarsi alla formazione per la promozione del successo scolastico e formativo e inizia a far pare dei gruppi operativi psicopedagogici per la prevenzione della dispersione scolastica che operano all’interno delle scuole. Consegue il Diploma di Specializzazione abilitante per il sostegno e quello in Sociologa dell’educazione e i master in Psicologia dell’età evolutiva e come operatrice psicopedagogica.


Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo Margherita Dragotto, Autrice del libro “Il cammino”.
Sono un’insegnate, una madre e moglie, che alla soglia dei cinquant’anni ha rotto ogni indugio: ho iniziato a scrivere. Non mai avuto pretese particolari ma desideri che erano percorsi fattibili e dovuti per i più; erano e sono diritti.
Ho sempre rispettato i doveri, invece ho capito che non sempre i diritti possono essere attuati, li devi rincorrere, lottare, a volte arrenderti e a testa china deglutire, sperando di non affogare in quella saliva che non riesci a mandare giù, ovviamente speri che nessuno ti veda.
Il percorso della vita non è uguale per tutti, a volte è segnata. Vi sono coloro che hanno canali privilegiati, altri che lotteranno per raggiungere qualcosa, altri si arrenderanno e sono i più.
Margherita Dragotto era una persona utopica credevo - sei capace e vai avanti oggi non basta, questo io ho “toccato”, “ ho visto”.
Sono cambiata, forse anche arrabbiata, mi danno fastidio i discorsi e le false illusioni.
Ma credo sia meglio cambiare discorso, sono un’aquila e non vado a morire in una grotta quando le unghie e il becco sono affiliati. Becco il muro sino a romperlo e poi continuerò a volare.
Ed ecco i miei due libri, un sogno che ho trasformato in realtà.
Non è stato facile per una signora “nessuno”, ma anziché un lifting mi sono concessa la pubblicazione dei due miei libri, per me questo sono emozioni




Quando e come nasce 'Il cammino'?
Il libro “Il Cammino” nasce dall’esigenza di comunicare un dolore forte, assordante, quello di una figlia nei confronti della madre la quale, a breve, lascerà la vita terrena per andare incontro ad un altro percorso; voglio definirlo tale perché Lei credeva e auspicava una nuova esistenza, quella ultraterrena.
I giorni, che precedettero la morte di mia madre, non capivo, vivevo come sospesa; era evanescente ciò che mi circondava. Svolgevo tutte le incombenze quotidiane lavoro, famiglia, casa e poi di corsa da mia madre.
Ogni notte, intorno a mezzanotte, quando il silenzio incombeva a casa, mi alzavo e iniziavo a scrivere, stavo consegnando alla pagina i miei sentimenti, le mie emozioni.
Il venerdì di quattro anni fa la fiamma vitale si è spenta: mia madre aveva trovato Dio perché questo voleva nel suo dolore e anelava grazie alla sua immensa fede.
Mi sono ritrovata straziata, dolorante, ma anche vuota e spenta, la malattia a cui avevo assistito mi aveva massacrata; le cicatrici sembravano insanabili.
Dovevo fare qualcosa; ho iniziato a scrivere poesie, un amore che ho sempre custodito e ho trovato in essa brandelli non solo di dolore, ma anche di speranza.
Ne ho strappate tante di poesie, perché se qualcosa non mi piace non riesco a viverlo e quindi non posso condividerlo, le restanti le ho raccolto in questo libro.



Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questo libro?
Come ho già detto, ho iniziato a scrivere la settimana in cui mia madre si stava preparando al trapasso; le prime poesie sono state scritte nel soggiorno, seduta in un angolo del divano accovacciata come un animale ferito che si lecca le ferite; queste diventavano parole, poesie.
Dopo la morte di mia madre ho continuato in camera da letto, quasi piegata in due con un cuscino che fungeva da scrittoio; non volevo nessuno e nessuno doveva partecipare a questi momenti di catarsi.
Pian piano il dolore diveniva consapevolezza, le lacrime certezze che la vita è un cammino e dobbiamo percorrerlo tutti.
Ed eccomi nella mia scrivania, e ho continuato a scrivere, non mi sarei fermata a poche poesie che consegno a Voi tutti, ma ho capito che dovevo fermarmi.
Infatti tale raccolta di poesia costituisce una parte che si incastra con il testo di narrativa “Voglio andare oltre … Io non mi fermo; dovevano essere pubblicati insieme, non potevano essere separati.
I due libri sono nati insieme, perché l’uno e l’altro spiegano il tutto di un messaggio che ho voluto consegnare ai lettori: - Chi io sia forse non so; ma ho voluto percorrere una strada, per poter arrivare ad una risposta. che conoscevo, ma che dovevo mettere nero su bianco sul mio amato foglio di carta.

Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Ho creato un profilo su Facebook, dopo che i libri sono stati pubblicati; in realtà mi muovo come un ragno senza ragnatela che non sa dove andare perché non c’è il suo mondo; mi spaventa la sua grandezza, il suo non averlo mai conosciuto.
Mi sento piccola e soprattutto senza la ragnatela dove aggrapparmi; sono in un muro attaccata perché temo di precipitare o di essere schiacciata.
Insomma ho creato un profilo che è veramente solo ”virtuale” .
Ho creato un profilo su Facebook, dopo che i libri sono stati pubblicati; in realtà mi muovo come un ragno senza ragnatela che non sa dove andare perché non c’è il suo mondo; mi spaventa la sua grandezza, il suo non averlo mai conosciuto.
Mi sento piccola e soprattutto senza la ragnatela dove aggrapparmi; sono in un muro attaccata perché temo di precipitare o di essere schiacciata.
Insomma ho creato un profilo che è veramente solo ”virtuale” .
Ho creato un profilo su Facebook, dopo che i libri sono stati pubblicati; in realtà mi muovo come un ragno senza ragnatela che non sa dove andare perché non c’è il suo mondo; mi spaventa la sua grandezza, il suo non averlo mai conosciuto.
Mi sento piccola e soprattutto senza la ragnatela dove aggrapparmi; sono in un muro attaccata perché temo di precipitare o di essere schiacciata.
Insomma ho creato un profilo che è veramente solo ”virtuale” .
Ho creato un profilo su Facebook, dopo che i libri sono stati pubblicati; in realtà mi muovo come un ragno senza ragnatela che non sa dove andare perché non c’è il suo mondo; mi spaventa la sua grandezza, il suo non averlo mai conosciuto.
Mi sento piccola e soprattutto senza la ragnatela dove aggrapparmi; sono in un muro attaccata perché temo di precipitare o di essere schiacciata.
Insomma ho creato un profilo che è veramente solo ”virtuale” .
Ho creato un profilo su Facebook, dopo che i libri sono stati pubblicati; in realtà mi muovo come un ragno senza ragnatela che non sa dove andare perché non c’è il suo mondo; mi spaventa la sua grandezza, il suo non averlo mai conosciuto.
Mi sento piccola e soprattutto senza la ragnatela dove aggrapparmi; sono in un muro attaccata perché temo di precipitare o di essere schiacciata.
Insomma ho creato un profilo che è veramente solo ”virtuale” .
Ho creato un profilo su Facebook, dopo che i libri sono stati pubblicati; in realtà mi muovo come un ragno senza ragnatela che non sa dove andare perché non c’è il suo mondo; mi spaventa la sua grandezza, il suo non averlo mai conosciuto.
Mi sento piccola e soprattutto senza la ragnatela dove aggrapparmi; sono in un muro attaccata perché temo di precipitare o di essere schiacciata.
Insomma ho creato un profilo che è veramente solo ”virtuale” .
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Perché a volte ti omologhi alla massa se non condividi?
Perché farei sempre battaglie e le perderei, anche se molti potrebbero condividerle; ma quando si comincia a capire, ognuno va per la sua strada anche se dimenticano che sarà “la strada” dei loro figli.
Ho cercato di fare, di cambiare situazioni illegali, ingarbugliate perché travestite dall’imbroglio, poi mi sono accorta di essere stata lasciata sola, in ogni accezione del lessema, e non posso essere egoista: - sono madre e ho fatto una scelta, devo crescerli i miei figli, mi ammazzerebbero subito e non solo in senso letterale; infatti vi sono modi di uccidere molto più subdoli. Mi sono vergognata di non aver a volte continuato; ma le battaglie fatte, sono state cancellate e volutamente dimenticate perché hanno fatto cadere su di esse l’oblio. Ognuno trova una scusa, per non cambiare nulla, spera guardando da dietro le tende cosa accade; si nasconde bene, nessuno devo vederlo perché potrebbe essere chiamato in causa. E la memoria, se chiamati in causa, abbandona, non vi sono più neuroni funzionanti, quindi una scusa è sempre pronta.

Cosa le piace?
È una domanda apparentemente semplice alla quale rispondere, ma racchiude in se due aspetti: quello del come scegliamo di vivere e di essere e quello di ciò che ci piace in quanto “animali sociali” che vivono con altri esseri umani che ci guardano, scrutano, osservano.
Mi piacciono i valori, le piccole certezze, la quotidianità dell’essere e del vivere con consapevolezza affinché possa essere serena con me stessa perché ho fatto e ho perseguito e rispettato ciò in cui credevo.
Amo il mare in tutte le sue sfaccettature e in tutti i periodi dell’anno, perché in esso colgo una parte di me, quella della mia terra alla quale ho scoperto di appartenere profondamente .
Come “animale sociale”, devo confessare una mia debolezza - Non ho capito perché mi piacciono gli orecchini che indosserei anche a casa.
Cosa non le piace?
Non sopporto la falsità, l’ipocrisia, la tracotanza, l’arroganza, il falso perbenismo; forse sarebbe meglio racchiudere il tutto in una parola: l’illegalità imperante.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o un'adozione universitaria?
Credo che la poesia ha il dono di un linguaggio universale, sottovalutato, in quanto a volte considerato noioso. Ho scelto di scrivere testi poetici apparentemente semplici, come lo può essere un testo in versi, per invogliare il lettore.
Senza sentimenti ed emozioni non scatta il “quid”, vi è solo un silenzio di parole senza significato profondo, scompaiono immediatamente nell’abisso dell’oblio dove abbiamo buttato nel fango i sentimenti e le emozioni.
Io ho scritto una breve raccolta poetica che come un torrente scorre e non si sa dove sfocerà o se invece si prosciugherà prima di arrivare ad una foce di un fiume.
Nulla è certo, forse credo che il testo poetico servirebbe molto come adozione poetica contemporanea, ove altri linguaggi alternativi possano arricchire il testo e renderlo più vicino ai giovani.
Il suo pubblico ideale ha 20, 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Credo che possa avere un target ampio, dipende dall’amore per la lettura.
È un libro ove emerge una realtà che esce fuori dalla pagina ed entra dentro e ti avvolge; questo non ha età, ma solo chi ama leggere prova e capisce ciò che ho voluto dire. Quasi tutti percorriamo le fasi che ho raccolto nelle poesie: -è l’universo della vita espressa in emozioni e sensazioni.
Saluti i suoi lettori con un aforisma o una citazione che parli di lei e delle sue emozioni...
Ho costruito giorno dopo giorno.
Ho costruito cercando di capire.
Sono caduta.
Mi sono fatta male e
ne porto le ferite.
Ho continuato e ripreso il cammino.
Ho costruito sostando per osservare.
Ho piantato tanti piccoli semi, alcuni non hanno attecchito, altri forse non attecchiranno, ma certamente alcuni cresceranno.
Io ci ho provato.
Io non mi sono arresa.
Io sono solo una “piccola” donna
che rispetta il dono della vita.
Invito i lettori a costruire la loro vita e realizzare il tarlo che li rode, perché vi sarà un tempo in cui potranno rammaricarsi. Niente dentro di noi si zittisce, forse si attenua, ma provoca grandi rimpianti.
Le mie emozioni sono forti e provocatorie, come le mie reazioni, oppure sono silenti quando hanno il sapore del dolore e dell’incomprensione dinanzi all’incapacità di chi non sa sentire.
Devo confessare che fa soffrire l’incomprensione, ma sto imparando a conviverci cercando di guardarlo con un binocolo.