Intervista a Emanuele Caggia

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Il suo libro

Camice rosso

Saggio

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05/01/2019

Emanuele Alessandro Caggia, 50 anni, è neurologo e specialista dei problemi del sonno. Medico arguto e penna audace. Formazione classica, pensiero contemporaneo. Si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1992, la specializzazione in Neurologia è arrivata nel 1997. Ha conseguito il master universitario di II livello in Malattie Cerebrovascolari. La sua formazione è essenzialmente clinica, anche se si è sempre occupato di esami strumentali con particolare riguardo alla Medicina del Sonno. Il paziente per lui va ascoltato e osservato prima ancora di procedere agli esami, delle volte gli basterebbe il tono della voce per interpretarlo. L’intuito di chi ha passione e amore per il suo lavoro si esprime nel calore col quale i suoi pazienti lo cercano.

Eccoci, curiosi e interessatissimi finalmente conosciamo Emanuele Alessandro Caggia, autore del libro “Camice rosso”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Alla pubblicazione per caso. Non pensavo di scrivere un libro. Ma le riflessioni che sono al suo interno sono frutto di un pensiero spontaneo che mi accompagna e cresce ogni giorno quando lavoro, leggo i giornali, guardo la tv o seguo i notiziari. Nell’ultimo decennio sui social in particolare mi sono reso conto di quanto sia complesso gestire il pensiero comune della gente relativamente alle malattie, ai medici e più in generale al sistema sanitario nazionale, piuttosto che privato. Come accade nella maggior parte dei casi sui social tutto viene quasi sempre criticato e passato al vaglio del temibile “dottor Google” di cui parlo nel libro. I pazienti ormai arrivano con le loro convinzioni, il più delle volte errate, relativamente ad una malattia o ad una specifica paura relativa ad un farmaco piuttosto che ad un esame diagnostico.

Quando e come nasce “Camice rosso”?
Camice rosso è nato questa estate. Ero in ferie ma tra le pagine dei quotidiani e dei siti d’informazione continuavano a moltiplicarsi le notizie relative all’aggressione di medici in pronto soccorso, guardia medica, nelle corsie ospedaliere. E, poi, i colleghi impegnati a salvare le vite di quanti, purtroppo, sono rimasti feriti nel crollo del ponte di Genova. Posso solo immaginare quanto si siano spesi per salvare le loro vite. E’ quello che facciamo ogni giorno. La stessa estate in cui la notizia più diffusa era quella dei ‘vaccini sì vaccini no’. Per quanto concerne la mia idea di medico ‘vaccini sì assolutamente’, i bambini vanno vaccinati. Ma è sempre più difficile spiegare ai genitori quanto possa essere importante, ad esempio, solo per citarne uno che non sia il morbillo, il vaccino per la meningite. Ecco, Camice rosso è anche questo, le parole che arrivano come pietre nei pazienti da “dottor Google” e dalle quali è difficile guarirle. Spesso più della malattia in sé. Se ci si ammala dell’idea che ci si è costruiti davanti allo schermo è difficilissimo dissuadere il paziente. Ce la mettiamo tutta, e credo di poter parlare a nome di tutti i miei colleghi. Nessuno di noi metterebbe a rischio un solo paziente. Ma è chiaro, possiamo sbagliare. Come tutti in tutti i lavori. Anche se noi siamo in prima linea perché la vita e la salute sono il bene più prezioso che ciascuno di noi ha.

Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Ho un profilo social, certo, anche se ho scelto di non essere molto social, almeno virtualmente. Su facebook mi trovate con il mio nome e cognome: Emanuele Caggia. Nessun nickname. Amo le relazioni umane vis à vis. Credo che internet e i social siano una grande risorsa che molti però utilizzano troppo e male. Chi spiega a chi come si comunica sul web? C’è gente che ritiene che potrebbe essere visitata online, è assurdo. Non si fanno diagnosi via etere solo con un foglio analisi. Ma i gruppi continuano a diffondersi e a creare confusione. Non parliamo poi di quello che viene definito oramai ‘malasanità’. Praticamente tutto, dalla fila per il ticket al pronto soccorso, agli esami diagnostici. I commenti sono virali e ci si convince che l’azzeccagarbugli di turno ha ragione. Non dico che non esistano questi problemi ma vanno analizzati nel loro complesso e non certo intrisi nelle maglie del web da dove escono, inevitabilmente, ancora più incomprensibili. Tornando alla domanda, il profilo social per il mio lavoro è indispensabile, come per il suo immagino. Ormai, nessuno di noi può farne a meno.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Sì. Nel mio cassetto tre progetti giunti quasi alla fine. Si tratta di riflessioni su temi attuali dei quali però preferisco non anticipare nulla.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Faccio il medico in ospedale da oltre 25 anni. Mi occupo di neurologia. Un colpo di fulmine sbocciato tantissimi anni fa. A parte il lavoro il mio mondo è la mia famiglia. Mia moglie Valentina e mia figlia Sara costituiscono l’asse portante del mio agire. Quando sono libero, ed ahimè succede troppo poco, adoro stare con loro. Mi piace trascorrere il tempo con mia figlia. Direi che siamo inseparabili. Stare con lei mi permette di guardare il mondo che ci circonda con una prospettiva diversa, quella di una bimba di 4 anni che si stupisce per le cose ed ha voglia di conoscere. Credo che tutti noi dovremmo dedicare un po’ più di tempo ai nostri figli. Ne potremmo ricavare, sicuramente, un arricchimento che, difficilmente, potrebbe trovarsi in altre esperienze.
Cosa le piace?
Mi piace molto viaggiare, conoscere, confrontarmi con gli altri per cercare di apprendere cose nuove. Mi piacciono molto le nuove tecnologie, ritengo che, se correttamente utilizzate, sono fondamentali per vivere meglio.
Cosa non le piace?
La volgarità, l’arrivismo e l’ipocrisia. Con il passare degli anni ho imparato ad apprezzare la definizione degli uomini che fa Don Mariano nel film “il giorno della civetta”. Consiglio a tutti di riguardarlo per apprezzare la profondità della classificazione.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
La coerenza e il rispetto per gli altri. Credo fondamentale, nel mondo attuale, cercare di mantenere la barra dritta. Cercare di essere d’esempio per i più giovani. Accettarsi per essere accettati. Non mi interessano molto le tendenze, preferisco vivere a modo mio.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Dovrei fare un elenco molto lungo. In realtà non saprei scegliere. Leggo di tutto, tranne ma questo è un mio limite, i romanzi. Mi è molto piaciuto da recente il libro di Giuseppe Antonelli “Volgare Eloquenza”, che ho anche citato in “Camice Rosso”.

C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Chi si ferma è perduto.