Intervista a Umberto Macciò

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Il suo libro

Superhomo eversor

Fantascienza

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07/03/2019

Umberto Macciò è nato a Torino nel 1991. Dopo la Maturità Classica e il Diploma di Conservatorio nel 2010, si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 2016. Attualmente vive e lavora come medico a Zurigo.
Eccoci, curiosi e interessatissimi finalmente conosciamo Umberto Macciò, autore del libro “Superhomo eversor”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Per rispondere partirei da una premessa: ogni romanzo dovrebbe, a mio avviso, non solo accattivare con una trama ricca e appassionante, ma lasciarci anche qualche spunto di riflessione, o semplicemente presentare un aspetto della vita sotto un’altra prospettiva. Terminata la lettura dovremmo pertanto sentirci in qualche modo “arricchiti” nell’anima. Eppure è esperienza comune imbattersi in numerose opere, anche ottimamente scritte, di cui ci dimentichiamo completamente a distanza di poche settimane. Partendo da queste osservazioni, il mio obiettivo nella stesura del testo è stato, sperando di esserci riuscito anche se il verdetto finale spetterà al lettore, far ruotare la vicenda attorno ad alcuni temi di forte rilevanza per la nostra società: l’impatto dell’uomo sull’ambiente, la vulnerabilità della specie umana di fronte alla natura, i benefici e i pericoli dell’ingegneria genetica e, forse più importante di tutti, la ricerca della felicità. L’intreccio deve essere naturalmente conturbante per dilettare il lettore e “indorare la pillola” per poter affrontare tematiche complesse e, come nel nostro caso, inquietanti. Ma riuscire a invitare alla riflessione su tali problematiche e dilemmi, con il desiderio di approfondire e continuare a migliorare sé stessi, sarebbe per me il più grande successo, indipendentemente dall’eco mediatica che la pubblicazione potrà avere.
Quando e come nasce “Superhomo eversor”?
L’intero intreccio venne a delinearsi perfettamente durante un volo aereo da Lima a Madrid. Tornavo da una leggendaria vacanza in Perù, durante la quale ho avuto modo di conoscere non solo le meraviglie paesaggistiche e architettoniche di uno degli Stati più affascinanti del mondo intero, ma anche la cultura e la storia delle popolazioni locali. Quest’area geografica è difatti permeata da un forte sincretismo culturale, che si respira in ogni ambito della vita, dall’arte, alla cucina e al pensiero, e che vede elementi spagnoli (e quindi inevitabilmente arabi) fondersi con tratti inca e persino delle civiltà preincaiche. Un mondo complesso, edificante, in grado di far vedere la storia dell’uomo con uno sguardo differente. Tale clima culturalmente frizzante e “vulcanico”, mi ha fornito l’idea per l’ambientazione del romanzo. Per presentare in sintesi il protagonista, il Superhomo eversor, direi che costui è sostanzialmente la personificazione delle nostre paure, è ciò che, essendo di gran lunga superiore per forza e intelligenza all’uomo moderno, ne minaccia la supremazia, elemento per noi scontato. Ed è in seguito a questo incontro sconvolgente che l’uomo, razza da sempre dominante, si trova allo stesso livello di una qualsiasi specie animale. Ciò sconvolge naturalmente ogni certezza. Ma ci spinge anche a guardare il mondo con occhi in un certo senso più “saggi”, e si sa: l’uomo trova sempre e comunque una via d’uscita...
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Ho un profilo Facebook e sono anche su Twitter. L’idea di potersi confrontare con una grandissima comunità è potenzialmente un’opportunità imperdibile per imparare moltissimo dal prossimo, poiché ciascuno di noi avrebbe sempre qualcosa da insegnare. Sappiamo tuttavia che ciò avviene in una minima percentuale di casi, e che più spesso i Social sono teatro di scontri o la sagra della banalità. In questo senso mi definisco più “all’antica” e preferisco un sano contatto umano davanti ad un caffè. Poche persone, amici veri e non virtuali, con cui intraprendere sempre nuove avventure, da viaggi a grandi chiacchierate: questa è la mia ricetta per una relazione umana felice.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Certamente: per me la scrittura è un’attività fondamentale per riordinare le idee, indagare sé stessi e il mondo circostante, con l’opportunità di divulgare questo percorso. Attualmente mi sto dedicando alla scrittura di un romanzo un po’ particolare e anticonvenzionale, in cui i protagonisti sono i batteri. Dando voce propria e personalità a questi microrganismi che ci circondano e interagiscono con noi nel bene e nel male, spero di offrire un piccolo scorcio su un mondo molto affascinante che ai più è tuttavia sconosciuto, e non mancheranno naturalmente aneddoti e curiosità. Ma non vi rivelo maggiori dettagli per il momento...

Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Lavoro come medico in Anatomia Patologica, mi occupo cioè di attività di diagnosi di malattie su campioni biologici (biopsie, citologici, pezzi operatori e autopsie) e a quest’attività affianco in alcuni periodi la didattica per gli studenti, che rimane la mia parte preferita. Nell’esiguo tempo libero a disposizione pratico molto sport, attività per me catartica. In particolare amo la corsa, e appena posso indosso le mie scarpette e parto per almeno dieci chilometri. Ogni tanto partecipo alle competizioni fino alla mezza maratona, e corro volentieri anche dei trail running e delle maratone. Ma non disdegno nemmeno il ciclismo, il nuoto e lo sci alpinismo. Per terminare ogni giornata in maniera perfetta è fondamentale per me una sana lettura. Ad esser sincero non leggo moltissimi romanzi, sono più che altro un accanito lettore di saggistica, su temi spazianti dalla storia all’astrofisica. Riprendo sempre molto volentieri i testi classici, di cui rimango appassionato fin dai tempi del Ginnasio. Purtroppo ho sempre meno tempo per la musica: continuo a suonare dai tempi del Conservatorio, e durante gli anni dell’Università ho insegnato flauto traverso part time in alcune scuole civiche, ma attualmente le possibilità di esibirsi in concerto sono sempre più un miraggio. Forse in futuro...
Cosa le piace?
Sono incuriosito e affascinato da ogni aspetto del nostro mondo: arte, natura, tradizioni locali, ricerca etimologica e potrei continuare a lungo, ma purtroppo il nostro tempo è limitato e non possiamo dare libera voce a tutte le bellezze che ci vengono offerte. In sintesi credo di poter dire che mi piaccia vedere in maniera più dettagliata possibile il grandissimo spettacolo che ci circonda e che noi chiamiamo ambiente. Così per me un semplice borgo sperduto in montagna può diventare uno scrigno di tesori architettonici, di leggende locali con dei moniti sulla vita, sull’amicizia o molto altro, un nodo della trama storica del mondo, un modo per scoprire nuovi sentieri ed ecosistemi... in poche parole un’opportunità. Non soffermarsi all’apparenza e scorgere il lato positivo sono due ingredienti indispensabili per essere felici e per migliorare la società in cui viviamo.
Cosa non le piace?
Le personalità violente e arroganti. Si tratta spesso del frutto di un’educazione errata, abbinata a una società molto complessa, sovente spietata e competitiva, che tuttavia minacciano la qualità della vita del singolo e dell’insieme. Sappiamo tutti come sia sufficiente un solo collega aggressivo e scontroso per rovinare il clima in un intero ufficio. Un’altra cosa che non mi piace è l’assenza di umiltà, il voler salire in cattedra pretendendo di essere dei tuttologi senza specifiche competenze e senza il minimo desiderio di continuare a studiare per approfondire l’attualità. Sono posizioni potenzialmente pericolose: in ambito sanitario, per esempio, è frequente osservare in molti pazienti i danni sulla salute provocati proprio da “consigli” di presunti sapienti, senza alcuna base scientifica. Fondamentale è invece partire sempre dal presupposto di essere ignoranti, anche e soprattutto nel proprio ambito di competenza, studiare la letteratura scientifica e i dati disponibili e solamente dopo averli compresi passare all’azione, ricordando che il mondo è in continuo e rapido mutamento ed è imperativo restare aggiornati.

Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
La felicità, mia e dei miei cari. Essa non è necessariamente legata al successo, ed è infatti frequente incontrare uomini al vertice di una carriera vertiginosa che proprio felici non sono, ma si tratta piuttosto di una sapiente e complessa miscela tra salute, positività di pensiero, semplicità nonché ricchezza di interessi, accompagnati da persone amate con cui condividere tutto ciò, in una sorta di simposio della vita. Riguardo tali concetti, ritengo che la qualità sia di gran lunga più importante che la quantità. La felicità ci rende anche meno aggressivi nei confronti del prossimo, contribuendo quindi a creare un mondo più positivo e sereno. Il mio solo desiderio è al momento continuare a fare tutto ciò che faccio più a lungo possibile.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Difficile da dire. Ho terminato di recente Homo Deus di Harari, che è un’eccellente ed edificante opera saggistica sul mondo contemporaneo, fiorente di insegnamenti utili per apprezzare ciò che ci circonda e su come preservarlo.
In ambito più poetico e meno scientifico, mi è capitato di rileggere qualche mese fa Il Piccolo Principe, che pur essendo bollato come un romanzo per ragazzi, riletto con uno spirito non più infantile o adolescenziale, me lo ha fatto annoverare tra i più grandi capolavori della letteratura: i temi del senso della vita e dell’amore sono trattati in maniera profonda ma con linguaggio fruibile: questo è il più grande e complesso compito dello scrittore! E credo che la spiegazione del concetto di amicizia da parte della Volpe al Piccolo Principe sia una delle pagine più belle di tutta la letteratura. Sicuramente un’opera di altissimo valore educativo da consigliare a qualsiasi ragazzo.

C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo. Con questa semplice ma potente massima, ovviamente nel rispetto del prossimo, di sé stessi e dell’ambiente, credo potremmo fare della nostra esistenza un inno alla gioia senza rimpianti.