Intervista a Enzo Tardino

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Il suo libro

Rose’s Story

Narrativa

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06/06/2019

Vincenzo Tardino, detto Enzo, nato a Licata (Ag), è stato giudice della Suprema Corte di Cassazione, professore, avvocato e pubblicista. Vanta numerose pubblicazioni e molteplici riconoscimenti letterari.

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Vincenzo Tardino, autore del libro “Rose’s Story”.
Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Se ci si vuole riferire all’intitolazione anglofona,devo dire di avere inteso di proposito alludere alla rivelazione che Rosa ebbe degli Americani,o meglio dello Sbarco degli Americani in Sicilia e nel suo paese;al sotteso anno fatidico 1943 –esplicitamente indicato nella precedente edizione del libro –:perché fu allora che Rosa scoprì l’inferno della guerra e della degradazione umana e il senso della sua storia.
Quando e come nasce 'Rose’s Story'?
E’ allora che Rosa cominciò a capire che cosa volesse dire :non solo morire ma come si potesse rinascere da qualunque inferno ,e finalmente vivere, solo che ci s’inventi un palpito e una fede per un qualcosa di diverso e di meno effimero della vanità delle cose e della stessa nostra fuggevole umanità.Solo allora si può avere la struggente bramosia di raccontare agli altri perché forse si continuerà sempre a vivere con le nostre storie.

Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
E’ proprio in quel momento e in quel certo luogo(della nostra mente):quando s’intravede un baluginio in lontananza di luce,e si cominciano a rischiarare cose e persone;e ognuno di noi può avere l’impulso irrefrenabile di raccontare e di raccontarsi …A chi se non agli altri che ci danno contezza che non siamo soli?
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?

Sì,con la piattaforma face book…,con il mio nome Vincenzo Tardino;e mi sto adoperando per un mio personale sito internet.

Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Io di domanda me ne faccio tante,perché la volta che non me ne facessi più vorrebbe proprio dire che non ci sono più…

Cosa le piace?

Mi piace ricordare il tempo della mia infanzia,e con questo “…l’ombra gigantesca del Monte Ecnomo,la montagna arcigna che,dall’estremo lembo della baia della Mollarella,s’incastra tra il Mar Mediterraneo e le due bocche del Fiume Salso…;il nero profilo di quei calanchi risaputi che declinano a picco sulle tante spiaggette orlate di aspre e impervie scogliere…Ma,soprattutto,di guardare con gli occhi cisposi del pianto di Rosa piccilidda quel cielo notturno brulicante di stelle e quella baia misteriosa che,al tramonto,sembra uno scrigno d’oro…;origliando alle porte di quel mare grande grande e cercando di decifrare lo strepitio di quei flutti curiosi,chiassosi e impertinenti,sotto le guglie di pietra pizzuta e butterata…”Più tardi e con i capelli bianchi avrei sentito le parole sconsolanti,ma segretamente trepidanti di mancate e desiderate speranze, di Lucrezio,il grande poeta suicida: “…Nel fascio luminoso vedrai una ridda di corpuscoli come perduti in una guerra senza fine…Se li guardi bene capirai il senso fuggevole delle cose prime,la loro caduta nella profonda infinità del vuoto”.Sì,è vero,sotto quel cielo sfavillante di stelle e di galassie siamo relegati in un angolo forse negletto e sperduto…e fra gli arabeschi di forme che compongono il reale non siamo che un ghirigoro tra tanti.E’ vero,in una sbornia di onnipotenza sfidiamo le grandi altezze,innalziamo Torri di Babele,piramidi funerarie e ponti di cartapesta,volando nel cielo e ricadendo come Icaro nel buco nero :ma siamo i soli a sapere di questo nostro mondo,del suo mistero,e forse di una nostra segreta e sospirata salvezza.


Cosa non le piace?
-…Non mi piace ricordare quella casa solitaria e senza numero…,quella casa incantata che dicevano’la romita’,dove,tra spiragli e pertugi s’insinuava un ronzio sibillino, che di notte –specialmente quando c’era cattivo tempo e tirava vento –faceva impressione… Sì,mi dispiacerebbe che dopo le vicissitudini della nostra grande storia collettiva ci si potesse ritrovare soli,nudi e senza borse e bagagli e tremanti sulla stessa sponda ,attendendo d’imbarcarci per l’ultimo viaggio nel barcone di quell’infernale o ineffabile nocchiero:che non ha mai detto a nessuno a quale destinazione ci condurrà.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?

Desidererei l’una cosa e l’altra… Adoro Shachespear e Visconti,ma–e lo dico molto umilmente–sono molto fiducioso che anche qualcuno degli uomini di talento di oggi raccolga e faccia un bel componimento della storia di Rosa(…che è la storia degli ultimi,ma dove potremmo ritrovarci tutti).

Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Vorrei che i miei trenta lettori fossero di tutte le età.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni...
Vorrei salutarli con qualche verso del poeta irlandese W.B.Yeats,che se non ricordo male, nelle sue Quaranta poesie(ed.Einaudi.Torino,1965,91)aveva scritto che :

“ Un uomo anziano non è che una cosa miserabile,
Una giacca stracciata su un bastone,a meno che
L’anima non batta le mani e canti,e canti più forte…”