Intervista a Lucia Ferrara

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Il suo libro

Non cerco più strade

Poesie

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24/07/2019

Con il libro Memorie lente, Lucia Ferrara nel 2014 arriva tra i cinquanta semifinalisti del premio letterario “ilmioesordio” nella sezione “Poesia” (Gruppo Editoriale L’Espresso), mentre con il libro Prigione d’ambra arriva tra i dieci finalisti dello stesso premio. Lucia Ferrara collabora con la rivista letteraria “Nova”, nella quale ha anche pubblicato alcuni racconti (tra i quali Forse è l’aria del paese e La fortuna veste di bianco), e con il racconto I colori dell’anima vince il premio “Lupi editore”.


Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo Lucia Ferrara, Autrice del libro “Non cerco più strade”.






Quando e come nasce 'Non cerco più strade'?

Non c’è un “quando” e un “come” inteso nel suo specifico istante di nascita, in quanto le poesie che sono raccolte, sono nate nella quotidianità delle mie emozioni e tutte scritte nel 2018. Non avevo pesato di “farne” una silloge sino a quando per un caso fortuito ho parlato di queste poesie con l’editore Gianfranco Natale che incuriosito della mia scrittura, mentre sorseggiavamo un crodino, mi ha detto: “Perché non “farne” un libro?” e da lì è stato un crescendo di emozioni che hanno vinto sulla disillusione caotica che si dipana in “Non cerco più strade.”
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questo libro?
Non esiste un luogo o un momento specifico. Sono abitata dalla poesia, so che vive in me e può sfociare vulcanica senza che io lo chieda. La poesia è l’essenza profonda di me e mi salva ogni giorno, perché è il respiro della mia anima in cerca di se stessa. Per me ogni momento e ogni luogo possono far sgorgare poesia.

Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Sì, sono su facebook, twitter semplicemente con il mio nome e cognome, su instagram come laviluci02.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
La domanda è semplice: “La poesia può salvare il mondo?”
Per me sì, anche se per i più è solo un’utopia, perché il poeta non parla solo per sé ma per tutti e anche quando scava vorticosamente nel suo profondo, anche quando si chiude nei suoi sentimenti dipana un qualcosa di universalizzante. La poesia è salvifica non perché offre una ricetta o una soluzione ai problemi, ma perché dona un’àncora per spiegare la vita, la morte, la caducità delle cose, il tempo, il dolore, la solitudine.
Cosa le piace?
La poesia, un buon calice di vino rosso, tutto corredato da un sottofondo di musica blues.
Cosa non le piace?
Tutto ciò che non si ispiri alla “vera bellezza”. Ecco perché bisogna educare alla bellezza per non far sedimentare odio e ignoranza.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o un'adozione universitaria?
Voglio essere franca, nulla di tutto ciò, solo che possa donare a chi lo leggerà un po’ di respiro nello spirito. Il resto sarà solo una conseguenza.
Il suo pubblico ideale ha 20, 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?

Non ho un target di riferimento. Il nostro tempo è caratterizzato da urla, frastuono, violenza, solitudine e spesso non ci si ferma riflettere, e chi legge poesia è costretto a fermarsi, ad ascoltare il silenzio lento dello scorrere delle parole, è costretto ad interrogarsi. Mi auguro che si legga poesia a 20, 50, 70 anni. No, non ho un pubblico ideale a cui mi rivolgo, la mia poesia idealmente è di tutti e per tutti.
Saluti i suoi lettori con un aforisma o una citazione che parli di lei e delle sue emozioni...
“Non sono niente./Non sarò mai niente./Non posso voler essere niente./ A parte ciò ho in me tutti i sogni del mondo.” F. Pessoa