Intervista a Ivano Gregorini

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Il suo libro

Il fantasma di mio padre

Narrativa

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06/08/2019

Nato a Tirano (SO) nel 1983, Ivano Gregorini è appassionato di letteratura italiana contemporanea, gialli, in particolare quelli di Scerbanenco che hanno come protagonista Duca Lamberti. Tra le sue pubblicazioni ci sono Equilibrio Necessario. I due libri sull’equilibrio e l’essai Realtà. Alcune necessarie speculazioni sul concetto. La sua produzione ha come fulcro la letteratura del padre e della famiglia, i suoi personaggi cardine sono quelli di Adriano e Arturo Missiroli.

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Ivano Gregorini, autore del libro “Il fantasma di mio padre”.
Grazie dell'intervista e un saluto ai lettori.
Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
In prima battuta per una scena del libro. Quella in cui in sogno il protagonista Adriano Missiroli torna alla casa di nascita, in montagna, lontano dalla polvere urbana del Capoluogo e – nella notte – apre la porta di quella che da bambino era la stanza principale della casa. La cucina. Solo allora vede suo padre che pende da una corda. Gli intima di scendere. Il padre gli risponde che non ne vuole sapere e di fare dell'altro. Adriano scappa, arriva ad una fontana nella quale l'immagine che vede riflessa è quella di un giovane sessantottino, la sua stessa immagine dei tempi andati delle superiori e dell'Università. Solo allora si accorge di avere sognato.
In seconda battuta parlo del fantasma del padre, genericamente. Scrivendo ho cercato di condensare i sentimenti di perdita e di precarietà che il distacco dai nostri padri sta producendo sulla mia generazione. Padri limite, ma anche a loro modo genitori di spessore. Accomunati spesso – sopratutto per quelli di sinistra – da un rifiuto della vita dei “vecchi”.

Quando e come nasce 'Il fantasma di mio padre'?
Il fantasma di mio padre nasce da un periodo di blocco creativo seguente alla pubblicazione di Equilibrio Necessario, il mio primo romanzo. Siamo nel duemiladieci. Dai pensieri molto fitti che avevo in quel periodo è nata la struttura di quello che a tutti gli effetti è il mio secondo romanzo. Il dialogo interiore è diventato dialogo su carta, tra Adriano e quello che l'editore ha giustamente identificato con il suo alter ego. Quello che Adriano stesso chiama gergalmente “doppio”. La necessità fondamentale era comunque quella di creare un lavoro all'altezza di una pubblicazione, una sorta di traino per la restante parte della mia produzione.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
La risposta è sì. Stavo studiando un libro per preparare un esame in Università. Parlava dell'eroe e del suo ruolo nel contemporaneo, ancorato all'universo delle scienze della politica. Diceva “la democrazia non vuole martiri, e a ben vedere diffida anche degli eroi”. Mi sono detto, perché non parlare di un eroe al tramonto?
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?

Da qualche tempo sono su Facebook. Per trovarmi è sufficiente digitare nello spazio della ricerca il mio nome e il mio cognome.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.

D: Lei crede in Dio?

R: Ogni tanto per scaramanzia mi faccio il segno della croce.
Cosa le piace?
La complessità descritta in maniera semplice.
Cosa non le piace?
La violenza.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Senza dubbio una trasposizione cinematografica. Lo stile che uso per raccontare credo si presti parecchio a questo scopo.
Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Il mio scrivere è nato per essere intergenerazionale. Dall'adolescenza a salire. Quello che per me conta è suscitare interesse e non deludere le aspettative. Per il resto spero nell'indulgenza del lettore e nella sua comprensione. Ove, è bene dirlo, il libro non le attivi automaticamente.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni...
“Quisque faber fortunae suae.” Ognuno è artefice del proprio destino.