Intervista a Giuseppe Cipitì

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Il suo libro

Testimonianze di vita fra destino e veggenza

Diari e memorie

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24/10/2019

Nato ad Alcara Li Fusi l’08/06/1938, Giuseppe Cipitì attualmente risiede a Sant’Agata di Militello. Dopo tanti anni di lavoro come tecnico in vari stabilimenti industriali, ha deciso di dedicarsi alle sue passioni: la scrittura e la campagna, dove passa molte ore del suo tempo libero.

Eccoci, curiosi e interessatissimi finalmente conosciamo Giuseppe Cipitì, autore del libro “Testimonianze di vita fra destino e veggenza”.

Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Ci sono arrivato gradualmente a partire dagli anni 80. Fu allora che cominciai ad abbozzare l’opera a partire dai ricordi di infanzia, quando mi accorsi che il mio paese nativo – parliamo di Alcara li Fusi (ME) - era diventato uno dei più belli dei Nebrodi. Per cui mi sentii autorizzato a parlarne del passato, ove fino agli anni 50, sembrava che il tempo si fosse fermato nei secoli remoti dell’antichità.
Quando e come nasce “Testimonianze di vita fra destino e veggenza”?
Quanto sopra, mi ha fatto capire quanto deve essere stato duro per mio padre, lasciare il nuovo mondo ove tutto sembrava roseo, e già proiettato nel futuro, per tornare a vivere nel paese come volle il proprio genitore. Con la consapevolezza – fra l’altro - delle negatività che gli erano state annunciate qualora fosse rientrato in Italia. Dunque, l’obiettivo principale era quello di parlare di mio padre. La cui vita è raccontata nella prima parte dell’opera. In seguito, essendosi conclusa la mia attività lavorativa nell’anno 1998, ed essendo trascorsa buona parte della mia vita privata, ho ritenuto opportuno raccontarmi nella seconda parte. La differenza fra me e mio padre consiste nel fatto che lui, non poté ascoltare la voce della sua coscienza in quanto costretto a prendere la via diametralmente opposta a quanto gli suggeriva la sua coscienza. Io invece ho potuto ascoltare la voce della mia coscienza, che mi suggeriva, di fare bene qualunque cosa facessi. Forse per questo ero fortunato nel lavoro.
Un libricino capitatomi per caso, dal titolo: “Predizioni per il Secondo e Terzo millennio”, edito da Vallardi sul Naviglio. Mi diede lo spunto di parlare del destino che accompagna l’uomo anche nel collettivo. Premetto che, nei ricordi d’infanzia, oltre alle condizioni di vita paesana, mi è rimasto indelebile il ricordo della lacrimazione della statuina della Madonna nell’umile casa di Siracusa. Per cui, trovandomi per lavoro a Siracusa non potei fare a meno di andarla a visitare, cosi ho potuto constatare di persona i fotogrammi che documentavano lo sgorgare delle lacrime che uscivano dagli occhi di quella statuina. Motivo per cui ne parlo nella terza parte. Pervenendo alla conclusione che quelle lacrime, ci salvarono dalla spada di Damocle che pendeva sull’intera collettività, a causa della corsa agli armamenti nucleari fra i due blocchi contrapposti dell’epoca. La terza parte si conclude – oltre all’episodio appena citato – parlando di Malackia, i cui famosi motti sui papi, si riferiscono fino a Benedetto XVI. Dopo il successivo, sarebbe la fine. Ma per fortuna, non si chiama Pietro Secundo, Si Chiama Francesco. E forse, colui che vede e tutto può, avrà chiamato di nuovo Francesco a riparare la sua Chiesa! Seguono Nostradamus; la Monaca di Dresda e il nostro tempo. Il libro fu pronto per essere affidato alle cure della Kimerik nel 2018.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
No. Non ho alcun profilo Social
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
No. Non ho altri progetti letterari, se ne avrò tempo, forse ci penserò.
Cosa le piace?
Accudire alle faccende di casa e della campagna, passeggiare con mia moglie o con gli amici nello splendido lungomare di Sant’Agata di Militello, leggere quando ne ho tempo.
Cosa non le piace?
Perdere tempo con i Social.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
La famiglia e i valori morali.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Non ho ancora finito di leggere Camilleri. 1653 pagine sottili, sono tante!
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?

Ascoltare e mai dimenticare. Anche se, in passato non ho sempre saputo ascoltare.


Sant’Agata di Militello, 23.10.2019. Giuseppe Cipitì