Intervista a Alessandro Moriconi

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Il suo libro

Dallo speakers' corner di Campo de' Fiori

Poesie

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28/10/2019

Alessandro Moriconi nasce a Roma il 6 marzo 1964. È laureato in Matematica ed è impiegato dal 1986 presso l’INM, l’Istituto d’Ingegneria del Mare del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove svolge attività legate all’idrodinamica. Ha sempre accompagnato il suo amore per la scienza con quello per le discipline umanistiche. Ha collaborato per alcuni anni, come attore o aiuto regista, con alcune compagnie teatrali e si diverte a scrivere sonetti nel suo dialetto.

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo Alessandro Moriconi, Autore del libro “Dallo speakers' corner di Campo de' Fiori”.


Quando e come nasce 'Dallo speakers' corner di Campo de' Fiori'?
«Quando?» Tutto nasce all’inizio del 2017 in occasione del diciottesimo compleanno di mio figlio, quando, dopo praticamente 20 anni di semi-letargo, scrivo una lunga poesia in romanesco a lui dedicata, ma senza alcuna regola metrica. Il libro comincia in quel periodo, anche se io non lo sapevo. Doveva succedere qualcosa che mi facesse scorgere che stava prendendo forma. Ed ecco quindi il «Come?». Qualche tempo dopo una sera mia moglie mi ha “costretto” a leggere alcuni dei miei sonetti ad un gruppo di amici. La loro reazione positiva, lo stupore generale e l’incisivo consiglio di pubblicarli, mi convinse che forse qualcosa di speciale lo avevo creato.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questo libro?
Uno specifico luogo effettivamente non c’è, la decisione di scrivere il libro matura nell’arco di qualche mese, man mano che prendo consapevolezza del fatto che lo avevo già pronto tra le mani.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Il mio profilo su facebook è: Alessandro Moriconi. Però ci sono tanti omonimi, io sono quello con la barba rossa con un calice in mano in piedi sulla poppa di una barca.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.

Lei è un matematico che scrive sonetti in romanesco, cosa hanno in comune matematica e poesia?
Apparentemente nulla, in realtà moltissimo: la musicalità, le regole, la fantasia, l’astrazione, il piacere che regalano alla mente. Chi apprezza una dimostrazione matematica ne beneficia come chi ascolta dei versi di una poesia. Inoltre spesso accade che una disciplina aiuti l’altra: nel XVII canto del Paradiso Dante chiama in causa la XVII proposizione degli elementi di Euclide; viceversa un teorema diventa più apprezzabile se il suo enunciato assume una piacevole veste metrica.
Cosa le piace?
Tutto ciò che fa gioire la mente.
Cosa non le piace?
Le ingiustizie
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o un'adozione universitaria?
Trattandosi di un libro di sonetti in dialetto indubbiamente un’adozione universitaria.
Il suo pubblico ideale ha 20, 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
La maggior parte di coloro che hanno letto il mio libro si trova nella fascia d’età dai 30 ai 60, ma quando scrivo i miei sonetti mi rivolgo soprattutto ai più giovani, quelli che guideranno il mondo di domani.

Saluti i suoi lettori con un aforisma o una citazione che parli di lei e delle sue emozioni...

Chiamo in causa alcuni miei versi:

I dadi della vita ’n so’ truccati,
a vorte nun sortisce un ber giocone,
ma in artre i risurtati so’ dorati.
Si voi ggiocà ’a partita da campione,
fatte trovà tra quelli preparati
a riconosce sempre l’occasione.