Intervista a Damiano Domenico Maria Trenchi

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Il suo libro

Uccidimi

Narrativa

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09/03/2020

Damiano Domenico Maria Trenchi è docente di Lettere e vice-preside presso la Scuola paritaria Don Bosco Village di Milano. Dopo il diploma di liceo classico presso il Collegio Arcivescovile Ballerini di Seregno, ha conseguito la laurea magistrale in Storia in soli quattro anni accademici, presso l'Università degli Studi di Milano. Esperto in Storia Antica e Medievale con una spiccata predisposizione per la ricerca, è archeologo e scrittore, oltre che blogger (ihaveadreamdamianotrenchi.com) e amministratore della pagina Instagram 'Insolitamente prof!'. Ha già pubblicato i romanzi fantasy Occhi colore del cielo, Noi e la saga La chiave e la pergamena, oltre all'ultimo successo Abbracciami.


Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Damiano Domenico Maria Trenchi, autore del libro “Uccidimi”.


Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Credo che la copertina incarni perfettamente lo spirito malinconico e struggente ma anche carico di speranza del romanzo. Uccidimi è un po’ il proseguimento di un mio romanzo dal titolo Abbracciami uscito l’anno scorso e ho voluto dare questi titoli proprio per fare un confronto tra l’amore e la morte, tra l’inferno e il paradiso, tra il bianco e il nero, tra la gioia e l’odio siccome adoro i contrasti e non le sfumature; Abbracciami come la morte e Uccidimi come l’amore. Del resto, un po’ tutti quanti abbiamo sperimentato che l’amore non sia solo gioia e felicità ma, ahimè, a volte si scopre la forma più grande di amore proprio quando stiamo male, quando soffriamo e quando vorremmo, addirittura, mollare tutto e farla finita.
Quando e come nasce 'Uccidimi'?

Uccidimi, come tutti i miei romanzi, nasce nei momenti più forti che il mio animo è in grado di sperimentare. Scrivo quando sono pervaso da situazione complicate e difficili da cui sembra impossibile uscirne tant’è che molti spunti contenuti in Uccidimi sono tratti da mie personali esperienze, ovviamente poi adattate alla stesura di un romanzo accattivante, struggente e pregnante di sentimenti perché se al lettore non scappasse una lacrima o non si sentisse toccato dalle mie parole, per me, è come se avessi fallito nel mio intento.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
No, non c’è un momento e un luogo in particolare perché ciò che scrivo non è mai programmato a tavolino ma è semplicemente frutto della mia vita che per molti potrà sembrare sterile o poco significativa ma, al contrario, è stata ed è esattamente l’opposto. A volte mi balena un’idea nel cuore della notte e devo svegliarmi per poter mettere nero su bianco ciò che sto elaborando perché scrivere un romanzo, a mio avviso, è come amare e non si può comandare l’amore né, tantomeno, stabilire un momento e un luogo per poter iniziare il tutto perché il tempo è la mia mente e il luogo è il mio cuore.
Scrivere mi permette di metabolizzare le mie sofferenze, i miei patimenti e i capire meglio i miei sentimenti; del resto chi scrive perché ritiene di essere l’uomo più felice del mondo e quale lettore può dirsi davvero a posto con se stesso?
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Sì, ho un profilo Instagram che si può trovare digitando Insolitamente Prof oppure il mio nome e cognome ovvero Damiano Trenchi. È una pagina un po’ particolare in cui ho voluto mostrare al mondo chi sia veramente, non nascondendomi dietro una patina di finta felicità o di opportunismo ma, al contrario, mostrandomi per ciò che sono ovvero un vice-preside e professore di lettere, un marito, un neo-papà, uno scrittore e uno sportivo. Inoltre gestisco un blog (ihaveadreamdamianotrenchi.com) in cui cerco di proporre attraverso i miei articoli, riflessioni e momenti forti in cui mostrare al pubblico la mia visione della scuola italiana e del mondo dei ragazzi con cui ho a che fare ogni giorno.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.

La domanda che mi vorrei porre è: perché hai deciso di scrivere? Per diventare famoso. No, sarebbe falso. Scrivo perché vorrei che le mie parole aiutassero tutti quei ragazzi o tutte quelle persone che avevano bisogno di una mano tesa in un momento difficile e non l’hanno mai vista, nemmeno da lontano. Alcuni sono venuti fuori da quel baratro di sentimenti che troppo spesso opprime il cuore ma, molti altri, no e questo mi strugge e mi distrugge.
Cosa le piace?

Mi piacciono tante cose ma cercherò di essere sintetico. Mi piace il calcio (e lo si capisce certamente dai mei romanzi!) ma non il calcio professionistico che, ormai, a mio parere, ha perso il vero spirito che dovrebbe pervadere questo sport ma adoro il calcio giocato nei campetti di periferia, quello che praticano i ragazzi per strada oppure nei campi mettendo due giubbotti al posto dei pali perché così dovrebbe essere. Adoro il mio lavoro perché vedere il sorriso dei miei ragazzi, è qualcosa che chi non lo prova tutti i giorni, non potrebbe mai capire. Mi piace passare del tempo con il mio Akita Americano di nome Ares nel cortile di casa mia facendomi cullare dal vento, dalle parole che il mio cuore mi sussurra e da alcuni ricordi meravigliosi che mi permettono ancora di sognare. Adoro stringere mia moglie Valentina e mia figlia Lucrezia tra le mie braccia perché so quanto sia raro, di questi tempi, contare sulla propria famiglia. Mi piace fare sport, sciare in particolar modo perché la montagna è l’unica cosa che sa fermare l’inquietudine che da quando ero bambino ho sempre provato dentro di me. E scrivere. Anche questa cosa mi piace proprio tanto.

Cosa non le piace?
Potrei fare l’elenco della spesa in questo caso ma vorrei limitarmi citando la superficialità, il buonismo e coloro che sono sempre pronti a giudicare o a screditare perché si ritengono migliori di tutti gli altri. Lo saranno davvero?
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Questa scelta non mi piace molto perché vorrei entrambe le cose ma, siccome mi ponete questo dilemma, devo dire che mi piacerebbe tantissimo una trasposizione cinematografica perché ho sempre desiderato vedere ciò che la mia penna scrive.
Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?

Non ho un target di riferimento ben preciso perché ciò che scrivo potrebbe affascinare tutte le età per via dei contenuti proposti ma, anche in questo caso, dovendo rispondere in modo preciso, direi senz’altro quella fascia dai 15 ai 30.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni…
Surgite atque resurgite dum agni leones fient. Tutti in questa vita moriremo più volte ma è bene risorgere sempre fino a quando il dolore non sarà così grande da scatenare il leone che ognuno di noi tiene segregato nel cuore per paura o per ingegno.