Intervista a Antonio Tanzillo

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Il suo libro

Gocce sulla terra dei fuochi

Poesie

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23/03/2020

Antonio Tanzillo è nato il 19 marzo 1964 a Succivo (Caserta) dove tutt'oggi vive e risiede. Dal 1982 è agente generale plurimandatario e agente finanziario. Collabora con importanti gruppi assicurativi e finanziari, sia nazionali che esteri. La passione per la scrittura lo ha portato a partecipare a numerosi concorsi di poesie a livello nazionale riscuotendo sempre lusinghieri successi, nonché alla pubblicazione di diversi titoli. Si definisce con orgoglio un libero pensatore.

Eccoci, curiosi e interessatissimi finalmente conosciamo Antonio Tanzillo, autore del libro “Gocce sulla terra dei fuochi”.

Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Dopo “Le Liane del Cuore” a seguire “I miei Passi nel Silenzio” e “Polifonia di un Canto” che completano la “trilogia” di una scrittura poetica che “parte dal cuore, si confronta con il silenzio e si esalta nel canto”, GOCCE SULLA TERRA DEI FUOCHI consolida un viaggio di un vissuto che corre lungo orditi molto personali in un continuo confronto con gli “elementi cosmici”, i suoi “diversi attori” e le tante “perplessità” che caratterizzano una scrittura “vera” e soprattutto “viva”.
Dicevo sono partito dal “cuore”, da dove ogni cosa umana dovrebbe partire, cercando e scrutando ogni appiglio che potesse dare senso alle cose della mia vita, alle persone della mia vita, alla mia vita stessa.
In un filtrare continuo, le “emozioni” hanno preso consistenza, quasi corporea, in un sentire molte volte ad occhi chiusi, ad eleggere ogni suo effetto per ricavare quel nettare di un benessere che solo la poesia riesce a dare.
Ho rivissuto momenti in cui la mia attenzione era per la bellezza in ogni suo descriversi, di amori, di stupori e di incanti rivolti e ricevuti.
Sono passato, poi, al “silenzio”, creando una struttura intellettiva quasi fisica e interloquendo con lo stesso in un dialogo sincero, certamente mai astratto e mai distratto da una realtà esterna che, quasi sempre, non ascolta, poiché, presa nella tagliola delle sue frenesie quotidiane.


Incidendo, così, nella considerazione di un tempo quasi mai condiviso nella sua effettività, ma, dicevo volutamente da me rivalutato nel rigustare e nel riprendere i “tempi” di quel tempo fisico, vero dono alla nostra umanità, non sempre apprezzato nella sua unicità.
Sono arrivato, poi, al “canto”, viatico alla lucida esaltazione della forma e della sostanza di ogni attenzione e preghiera rivolta all’umano e al divino, nelle sue diversità positiviste e religiose, mai segnate in una contrapposizione ideologica, ma rigate soltanto da percorsi diversi, che difficilmente si incrociano, poiché le essenze sono uniche e le finalità sono essenzialmente diverse.
Con GOCCE SULLA TERRA DEI FUOCHI ho voluto riprendere e dare senso ad ogni cosa che elettivamente mi potesse portare a quel benessere relazionale, riguardando con gli occhi del poeta ogni cosa, prendere corpo nel dare e ricevere senso, il giusto senso, ai tempi ed al loro scandire.

Quando e come nasce “Gocce sulla terra dei fuochi”?
Nasce da riflessioni molto forti rispetto alla mia esperienza umana e all’ appartenenza alla mia terra, un tempo “felice” oggi ricordata “dei fuochi”.
Non mi sono fermato, volutamente, al decoro esteriore di una trasmissione fatua di parole, che rimanevano parole, ma ho reso attrice la parola stessa in una “intellettura” assiomatica dove nessuna dicotomia poteva ombrare il minimo significato che ho espressamente voluto dare.
Il seguire delle parole ha scandito un percorso dove tutto ha un suo senso nell’economia di una struttura “efficace e non effimera”.
E per questo corre forte il “sentire” la mia realtà in ogni sua piega, dei suoi alterni momenti, come un Enea nel mare dei suoi trascorsi, nella verità di un vivere da protagonista con le proprie debolezze ed esaltazioni.


Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?

Ho un profilo social su FB “Antonio Tanzillo – Libero Pensatore e Poeta”.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Il mio scrivere è continuo perché segue, come dicevo, la mia esperienza umana, il mio vissuto.

Ritengo che mai come ora la nostra realtà abbia bisogno di poesia, il ritorno dell’uomo e della sua centralità rispetto alla sua “esperienza umana” presente e del suo futuro.

Ritengo, sempre, che la visione meccanicistica della realtà ha esaurito la sua forza e con essa una globalizzazioni di attività e relazioni esterne e spersonalizzanti che non contengono alcuna attenzione alla propria vicenda, bensì puro calcolo e algoritmi.

Sto lavorando ad un altro progetto editoriale che vuole sempre dare più forza al bisogno di relazione tra gli uomini, al dialogo fatto carne e non tastiera, tiene conto, anche, delle ultime avversità che l’intero pianeta sta vivendo.



Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa?
Nella mia vita profana mi occupo di assicurazioni e di finanza, attività certamente lontana dalla poesia.
Sicuramente questa mia condizione lavorativa mi da tanta materia nella osservazione delle cose e soprattutto degli uomini.

Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Il mio mondo privato è nella piena condivisione di una “francescanità laica” avendo ben chiara la mia finitezza di uomo e per questo do senso ad ogni cosa che entra nelle mie relazioni quotidiane.


Cosa le piace?
La semplicità e la spontaneità.

Un sorriso, un gesto, tutto ciò che mi emoziona.
Cosa non le piace?
La banalità e il sussiego.

Attività umane che aborro inevitabilmente.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
Il nostro essere nati per le relazioni da costruire, da edificare.

Mai fermarsi al “così fan tutti”.

Essere costruttori di certezze, in questo la poesia in quanto parola fatta carne, può arrivare all’universalità di un sentire.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Sarò di parte: i miei.

Scherzi a parte, rileggo volentieri Ungaretti e ultimamente la Merini.

Ungaretti perché mi ha condizionato praticamente la vita, mi ha avviato al pensiero poetico, grazie a lui ho dato i miei primi passi, mentre la Merini, nel suo viaggio poetico molto personale, mi ha confermato che non c’è resurrezione senza la morte.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Vivere la vita e non perderne nemmeno un attimo.