Intervista a Barbara Appiano

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Il suo libro

Echi nella nebbia a ridosso del cielo

Narrativa

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02/04/2020

Barbara Appiano, di origine torinese, lavora presso una multinazionale tedesca che opera nel settore dell’automazione industriale; scrittrice prolifica dai molteplici interessi, ha pubblicato numerosi racconti e romanzi.
Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Barbara Appiano, autrice del libro “Echi nella nebbia a ridosso del cielo”.


Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Il titolo è riferito all’eco della sofferenza che coloro che soffrono di un disagio mentale gridano tra l’indifferenza degli altri, è un eco che si perde nella nebbia quella appunto dell’indifferenza che nasconde e ignora, comunque un eco che non smettendo di grida arriva al ridosso del cielo tra le nuvole per rappresentare il disagio, il dramma dell’emarignazione sociale che il malato mentale subisce .Il cielo diventa uno spettatore muto , un osservatore imparziale..
La copertina rappresenta l’aggregazione sociale, lo stare insieme e ci sono io quando avevo 6 anni durante il doposcuola durante il gioco della corda...E’ una foto evocativa dove l’amore suggella la poesia del gioco e della spensieratezza che diventa leggerezza e svago al contrario dell’eco nella nebbia che resta e resterà grido fintanto che qualcuno non si accorgerà dell’esistenza di queste persone che non hanno scelto di ammalarsi, è un grido che urla l’indignazione contro la società che tende ad ignorare la loro esistenza.
Quando e come nasce 'Echi nella nebbia a ridosso del cielo'?
Echi nella nebbia nasce da una storia vera della mia famiglia.E’ la storia della mia prozia Francesca Emilia sorella di mio nonno di cui io ignoravo l’esistenza fino a quando non trovo nel cassetto di mio zio suo nipote, il suo certificato di morte. Da quel momento chiedo a mio zio che fosse Francesca Emilia nata nel 1887 e morta nel 1962…
La storia di Francesca è la storia di una schizofrenica nata nel diciannovesimo secolo e morta nel ventesimo, ricoverata nell’ospedale psichiatrico di Vercelli durante l’ultima guerra con l’inganno …
Smesso il grembiule in cucina e le uova nella padella sulla stufa, si prepara per andare al mercato di Vercelli senza pensa che sarebbe finita internata in un OPN Ospedale Psichiatrico Nazionale..
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
Certamente , il momento parte dall’emozione che suscita la storia che mi è stata narrata pensando alla sofferenza di Francesca che ha trascorso quasi 20 anni della sua vita in manicomio e si suicida nel 1962.
Il suo suicidio sarà oggetto di mancato funerale e il cadavere starà 6 mesi in attesa di essere riconosciuto dai parenti che furono informati indirettamente della sua morte..Il motivo del mancato funerale e del mancato riconoscimento della salma fu causato dal fatto che al momento dell’internamento avvenuto nel 1941 durante l’ultima guerra, fu gettata la sua carta d’identità e lei divento un numero il numero 32 della sua cartella clinica..Francesca , nel libro, sono io che ritorno in questo manicomio per cercare prima da cadavere e poi da scheletro, dopo avere vagato in tutti gli OPN abbandonati e chiusi d’Italia, la sua carta d’identità che le consentirà di avere alla fine il funerale. Prima di giungere al suo ex manicomio incontra Giovanna D’Arco, Van Gogh, Stalin, Hitler e alla fine Basaglia che lei intervisterà sulla chiusura dei manicomi e l’istituzione delle case famiglie..Il libro diventerà presto un dramma teatrale ed e’ candidato a rappresentare la malattia psichiatrica nella giornata mondiale del disagio mentale che si terrà alla fine di Ottobre 2020 salvo cancellazioni per il coronavirus..
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Sono su Facebook con un profilo professionale, su Istagram, su Twitter, ho i seguenti siti : www.appianobarbara.it; ilmondoapassoduomo.appianobarbara.it; resuscitorecupero.appianobarbara.it. Sono una lavoratrice utile al servizio della solitudine altrui.
Cosa le piace?
Mi piace la verità, la sua sostanza potente, che crea la “scuola del coraggio”. L’esercizio della verità si sta perdendo e vi è la necessità di ripristinare il suo cantiere, un luogo dove l’intellettuale ha una funzione pedagogica per le future generazioni. L’intellettuale è più importante dell’amministratore delegato di una banca perché egli è il PENSIERO E LA CRITICA, senza la quale non esiste crescita in nessun ambito e nessuna disciplina.
Cosa non le piace?
Non mi piace l’inflazione di “pseudo libri“ scritti per sentirsi al centro del mondo ,spesso , come mi accade visto che ne recensisco molti ,vuoti, o frutto di plagi , dove l’insussistenza e l'inconsistenza della narrazione diventano noia per colui o colei che legge, perché non appassiona , non emoziona. Non mi piace vedere la mediocrità assurgere a talento : un abominio.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Sto lavorando a trasformare il libro che e’ per metà dialogo e per metà monologo in un cortometraggio con la collaborazione di un alcuni attori.
Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Coloro che mi hanno recensito e quindi letto, definiscono i miei libri , libri di formazione destinati alle scuole , Quindi il target è trasversale e coinvolge lettori giovani e meno giovani.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni...
Il talento è la scuola dei meriti , è un neonato da curare perché la sua nascita e crescita costituisce il merito come risorsa per la collettività.