Intervista a Giancarlo Picci

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Il suo libro

L'attore alla ricerca del personaggio

Teatro

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01/05/2020

Originario del Salento, Giancarlo Picci, dopo la maturità classica, prosegue a Roma la formazione universitaria e artistica. Si diploma in Recitazione presso l’Accademia d’Arte Drammatica “Scharoff”, dove approfondisce il Metodo Stanislavskij e, successivamente, si misura con diversi personaggi su testi di autori classici e contemporanei. Si laurea con lode in Psicologia della salute, clinica e di comunità presso l’Università “Sapienza”, con una tesi sull’analisi dei processi identificativi dell’attore con il personaggio. Frequenta la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva (SPC), dove matura l’interesse clinico verso la psicopatologia dell’adolescente e del giovane adulto. Appassionato di libri noir, ha pubblicato i romanzi La luna e il garofano rosso (2009) e Le figlie dello speziale (2014, 2° posto al Premio Internazionale di Letteratura “Città di Como”), ambientati entrambi nel Salento.
Eccoci con Giancarlo Picci che ci parlerà del suo libro “L’attore alla ricerca del personaggio”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Ho deciso di impegnarmi nella pubblicazione di questo lavoro, perché mi sono accorto che, nel panorama nazionale, è assente un testo, che spieghi approfonditamente i processi identificativi dell’attore da un punto di vista psicologico. In giro, spesso, si sente tanta confusione! Come, ad esempio, credere che il Metodo Stanislavskij inneggi all’identificazione totale con il personaggio. Ma è veramente così? È possibile che un attore si identifichi totalmente? Se mai questo fosse possibile, quali potrebbero essere i rischi per l’equilibrio psichico dell’attore? Ecco, questi sono gli interrogativi, che hanno solleticato la mia curiosità. La prefazione, scritta dal prof. Antonio Semerari, arricchisce, con ulteriori riflessioni, la comprensione psichica dell’identificazione. In quanto al titolo, ho tratto spunto da una famosa opera di Luigi Pirandello (“Sei personaggi in cerca d’autore”), uno dei miei autori preferiti, immaginando l’attore alla ricerca del personaggio, proprio come i personaggi pirandelliani sono impegnati alla ricerca di un autore. Penso che questo mio lavoro possa essere un testo utile per gli attori in formazione e per gli psicologi, appassionati di identificazione, ma credo che sia accessibile anche a coloro che non si occupano di recitazione, perché mi sono sforzato di rendere semplici alcuni concetti specialistici, senza banalizzarli.
Quando e come nasce “L’attore alla ricerca del personaggio”?
Ho studiato Recitazione, mentre proseguivo gli studi in Psicologia. Ho conosciuto la metodologia di Stanislavskij e, inevitabilmente, ho iniziato a farmi delle domande sull’identificazione dell’attore. Mai farsi troppe domande, chissà dove ti portano! In questo caso, le domande si sono moltiplicate, tanto da spingermi a percorrere un viaggio. È stato un viaggio lungo, denso di emozioni, che mi ha portato ad analizzare i vari approcci identificativi, non solo quello di Stanislavskij. Poi, ho approfondito la letteratura psicologica su questo argomento, da Freud fino ai giorni nostri. Ho analizzato il caso di Heath Ledger, grazie alla visione dei suoi film e di alcuni documentari e alla lettura delle sue interviste, per cercare anche di far luce sulle troppe imprecisioni riguardo alla sua morte. E, per finire, il vero cuore pulsante del viaggio sono state le sedici interviste inedite, rilasciate dagli attori, alcune in forma anonima, che non posso evitare di citare, ringraziandoli ancora per la loro preziosa disponibilità: A, Luca Avallone, B, Danny Francucci, Chiara Della Rossa, Ilario Crudetti, Lorenzo Grilli, Martina Badiluzzi, C, Paolo Musìo, Francesco Montanari, Giorgio Locuratolo, Manuela Mandracchia, Lino Guanciale, Anna Bonaiuto. Desidero rivolgere, poi, un ringraziamento particolare a Valeria Valeri, che mi ha concesso una splendida intervista, prima di lasciarci per sempre. Le parole di ciascun intervistato mi hanno consentito di chiarire quanto la teoria trovi applicazione nella pratica, anche a livello inconsapevole.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Sono presente su Facebook con la pagina “Giancarlo Picci”.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?

La scrittura è, per me, un bisogno primario. Scrivo sempre, ma non tutto merita di essere pubblicato. La domanda che mi faccio è “Merita di essere condiviso con altre persone? Oppure, è bene che resti ancora nel cassetto?”. C’è un tempo per tutto!
Riserviamo l’ultima parte dell’intervista a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Prima di tutto, sono uno psicologo. Nel corso degli anni, mi sono avvicinato alla psicopatologia dell’adolescente e del giovane adulto. Mi piace lavorare con i ragazzi, creando con loro canali di comunicazione efficaci e arricchenti. Tuttavia, la professione di psicologo si intreccia spesso con altri miei interessi, come il teatro, la lettura, la scrittura, la musica. Ritengo importante mescolare ingredienti diversi… senza fare pasticci!
Cosa le piace?
Il mare: ammirare i suoi colori d’inverno e perdermi tra le calette rocciose d’estate; leggere lungo la riva, mentre il venticello della tramontana mi scompagina il libro; nuotare e perdermi tra le onde. E, poi, oltre al teatro, mi piacciono le chiacchiere con gli amici, i pranzi in famiglia, le feste di paese. Tutte le possibili occasioni di convivialità! Senza disprezzare la solitudine, che in alcuni momenti è essenziale. Se una persona riesce a stare bene da sola con se stesso, non avrà problemi a stare con gli altri.
Cosa non le piace?
L’inerzia, soprattutto quella mentale. Può uccidere, senza neanche accorgertene.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
La famiglia, gli amici, il lavoro, il tempo libero… insomma, tutto quello che ho!
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Ogni tanto mi capita di perdermi nella mia libreria e accorgermi di avere dei libri, che ancora non ho letto e che ignoravo di avere. Sono i momenti più belli, perché mi stupisco di non essermene accorto prima. Proprio in uno di questi momenti, ho scoperto “Gli anni che contano” di Archibald Joseph Cronin. Bellissimo! Un inno al coraggio e alla capacità di lottare per le proprie passioni.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Se penso a quello che ho costruito finora e a quello che ancora posso fare, mi viene solo in mente: “Chi va piano, va sano e va lontano”.