Intervista a Ester Liana Maddaloni

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Il suo libro

Chiedilo a Gesù

Diari e Memorie

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04/05/2020

Ester Liana Maddaloni nasce a Melizzano (BN) nel 1966 e, dopo pochi mesi, si trasferisce con la sua famiglia prima a Milano, dove rimarrà per tredici anni, poi a Isernia. Dopo aver conosciuto l’uomo di San Giovanni Rotondo, comprende che la vita è un dono e che è quindi necessario viverla «calpestando la terra, sì, ma con lo sguardo perennemente rivolto al Cielo».
E oggi ospitiamo l’autrice nel nostro salotto virtuale, per chiederle di parlarci del suo “Chiedilo a Gesù”.
Ci vuole dire come mai è arrivata a questa pubblicazione?
In realtà ho sempre pensato di scrivere della mia esperienza, di quella parte, in assoluto più preziosa e magica, della mia vita ma, a volte, manca il coraggio; il coraggio di osare, di mettere a nudo se stessi, i propri sentimenti… la propria vita.
Inoltre, tenendo conto che questa testimonianza non riguarda solo me ma, in essa, si intersecano le vite di persone che, per me, hanno rappresentato e, tuttora, rappresentano il fulcro, la sostanza di ciò che oggi sono, si può ben capire quanto sia difficile decidere di parlarne.
È così che, per venti lunghi anni, al bisogno di tradurre in parole, di rendere testimonianza, ciò che ho avuto ed ho, la fortuna di vivere si è sempre sovrapposto il timore di ferire, in qualche modo, la sensibilità delle persone che amo.
Così, dicendomi ogni giorno “Domani, lo farò domani”, sono trascorsi anni.
Nel frattempo, ho conosciuto tante persone e, spesso, nel loro sguardo, nei loro gesti, nelle loro parole ho visto, ho potuto toccare, l’abisso della disperazione, il buio, la rassegnazione.
Ho visto gente mangiare in modo compulsivo, come se non ci fosse un domani, nel tentativo di “riempire la propria vita” e giovani, giovanissimi, smettere di nutrirsi, cadere nel baratro dell’anoressia, nella convinzione che quello fosse l’unico modo di rendersi “visibili”.
Ho visto tagli sulle braccia, sui polsi, sulle cosce e, nell’accarezzarli, ne ho sentito tutto il dolore, tutta la rabbia.
Ho conosciuto gli arrabbiati, gli arroganti, i manipolatori, i furbi, i disillusi e, per un attimo, ho rischiato di farmi risucchiare in quella spirale di rabbia, di odio, di dolore.
Poi, durante una confessione, un giovane sacerdote mi ha detto: “Non permettere, mai, a nessuno di rubarti la gioia”. Quella frase mi è rimasta impressa nel cuore e ho pensato che, se è vero che non bisogna mai permettere ad alcuno di rubarci la gioia è altrettanto vero che quella gioia non ci appartiene: è un dono e, in quanto tale, va condiviso.
È così che, pian piano, l’idea di condividere questo mio frammento di vita; l’idea di raggiungere, chiunque scelga di ascoltare, per parlare, a ciascuno di loro, del mio “Angelo dal volto solcato dalle emozioni” di colui che mi ha permesso di vivere la vita cogliendone le sfumature, di fare tesoro dei momenti felici ma, anche di quelli bui… di muovermi su questa terra con lo sguardo perennemente rivolto al cielo… ha preso il sopravvento e, in quel momento, ho capito di dover trovare la forza, il coraggio, di vincere le mie paure, il mio senso di inadeguatezza e lasciarmi guidare.
Quando e come nasce ”Chiedilo a Gesù”?
Nel mese d’ agosto del 2019, io e mio marito ci siamo recati all’estero e, dal momento che Giuseppe preferisce guidare ( ha una vera e propria fobia per i viaggi in aereo) e a me non dispiace affatto trascorrere un po’di tempo in sua compagnia e osservare la nostra bellissima Italia, colgo con gioia la sua proposta di raggiungere la nostra meta in auto.
All’altezza dell’ Umbria, un pensiero si affaccia alla mia mente e ne metto al corrente Giuseppe.
“Giuseppe”, dico, ”ho pensato di fare un voto: se dovessi riuscire a testimoniare l’esperienza di San Giovanni Rotondo, prometto a Madre Speranza di venire, un fine settimana, a Collevalenza… mi accompagneresti?”
Raggiungiamo, finalmente, la Croazia e, il giorno dopo, in albergo, conosciamo una coppia di Mantova; lei mi racconta la sua storia, mi parla del “Miracolo” ricevuto.
Questa signora mi dice:” Ho avvertito la necessità di raccontare la mia storia, la responsabilità di testimoniare quello che, per me, è un miracolo affinché tutti possano comprendere l’importanza dell’affidarsi a Colui che tutto può”.
“Ho scritto un libro perché, queste esperienze, non possiamo tenerle per noi!”.
Voglio quel libro, lo voglio assolutamente e, lei, ha un’ultima copia.
La sera successiva la attendo al bar dell’albergo e, lei, giunge puntuale con la mia copia!
Prima di consegnarmela mi fa la dedica e, ciò che scrive mi colpisce:
Per Liana
“Ogni cosa avviene per una ragione”.
A settembre rientro con una grande certezza: scriverò il mio libro!
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Si, ho un profilo Facebook.
La mia PEC è maddesterliana@pec.it
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Si, ho da poco iniziato a scrivere un nuovo libro, ma, per il momento, preferisco non dire altro.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Sono un libero professionista; un Biologo Nutrizionista, amo profondamente il mio lavoro, il contatto con le persone e mai, come in questo periodo di Lockdown, ho capito quanto sia importante per me.
Il mio mondo è fatto di cose semplici: Un buon libro, degli amici veri e, ogni giorno, un po’ di silenzio che mi permetta di riposare la mente e ascoltare il cuore.
Cosa le piace?
Amo le cose semplici, quelle che, per molti, sono scontate; mi piacciono i sorrisi, la gentilezza, la capacità di commuoversi, l’empatia
Cosa non le piace?
Non mi piace l’ipocrisia, l’opportunismo, l’invidia, la cattiveria, il razzismo.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
La cosa più importante in assoluto, per me, è la famiglia.
Credo sia il punto di partenza, lo spazio sicuro, affettivamente garantito, che inaugura la possibilità, per i nostri figli, dell’esplorazione del mondo e dell’apertura all’altro, in una parola che apre alla relazione.
La famiglia costituisce, per essi, il mondo in miniatura, il primo paesaggio per l’esplorazione del bambino: dal basso verso l’alto, dall’interno verso l’esterno.
Non dimentichiamo Bachelard che ha messo in luce con grande finezza la duplice dinamica di centralità-verticalità, nel ricordo infantile dell’esplorazione della cantina e della soffitta.
La prima porta verso la ricerca interiore del grembo oscuro da cui si proviene, è il movimento verso la centralità, verso il proprio paesaggio interiore; la seconda porta verso l’alto, il tetto, verso la finestra che apre sul cielo, quindi verso il sogno, il futuro, il destino, tuttavia ancora rassicurante e protetto nello spazio della casa.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Sono due i libri che mi hanno toccata profondamente:
“Il domatore di leoni” e “Un dolore infame” entrambi di Pamela Pace.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
“Ama e fa ciò che vuoi” di Sant'Agostino