Intervista a Francesco Bellanti

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Il suo libro

Il Cardinale e il labirinto di Dedalo

Narrativa

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15/09/2020

Francesco Bellanti ha insegnato Italiano e Latino presso il Liceo Scientifico Statale “G.B. Odierna” di Palma di Montechiaro. Si è laureato in Lettere Moderne presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo con 110/110 e lode. Il Cardinale e il labirinto di Dedalo è il libro al quale ha lavorato per gran parte della sua vita. La prima stesura risale al 1994. Ha pubblicato Il Protocollo di Almeda nel 2008, Il villaggio degli immortali nel 2011, L’ultimo Gattopardo ovvero Historia nefanda nel 2012, Dialoghi coi morti nel 2013, L’inventore dei sogni nel 2014, L’universo mostrato a una ragazzina nel 2015, Lettere d’amore a Beatrice nel 2019, Dialogo con il Führer - Giorni d’estate a Berchtesgaden sempre nel 2019. Ha scritto un altro libro, Isabella Tomasi di Lampedusa – La più grande dei Gattopardi, inedito. I suoi interessi sono prevalentemente volti verso una letteratura visionaria, fantastica e apocalittica. Scrive su riviste regionali e nazionali di cultura. Recensioni sui suoi libri sono apparse su quotidiani nazionali e sulla rivista parigina italo-francese La Voce, con la quale collabora. Ha scritto saggi e critiche letterarie e prefazioni a opere di poesia, romanzi, saggi storici. Ha ricevuto apprezzamenti per i suoi libri da giornalisti, scrittori e critici letterari.
Oggi l’autore ci parlerà un po’ di sé e del suo libro “Il Cardinale e il labirinto di Dedalo”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
È il primo libro che ho scritto, è il libro col quale sono diventato scrittore. Ho ideato la trama di questo romanzo nel 1989, credo, ho scritto qualche abbozzo subito dopo, la prima stesura risale al 1994. Ero rimasto affascinato anche dal romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa”.
Avevo inviato questo romanzo a editori importanti, qualcuno rispose, ma mi disse che, sì era scritto bene, ma che era improponibile per un mercato di lettori che leggicchiava romanzetti da cento pagine… Insomma, le solite cose. Lo ripresi intorno al 2000-2001, lo alleggerii delle parti poetiche, cercai di renderlo più scorrevole, lo feci leggere ad amici intellettuali ma anche a specialisti del settore, mi incoraggiavano, ma il libro incontrava difficoltà ad essere accettato - soprattutto per le dimensioni - dalle grandi case editrici. Un editore (Stampa Alternativa) addirittura mi scrisse che il romanzo era troppo bello ma che lui voleva solo storie di sangue e di violenza. Rifiutavo peraltro le case editrici a pagamento che non avrebbero fatto circolare il libro. La stesura definitiva è di qualche anno fa, ma non ho mai stravolto la struttura del libro. Intanto altri progetti pullulavano nella mia mente. Dopo avere pubblicato ben nove libri, finalmente un editore coraggioso, Gianfranco Natale della Kimerik, prende a cuore questo progetto e lo realizza.
Quando e come nasce “Il Cardinale e il labirinto di Dedalo”?
Come dicevo, è il romanzo di una vita. È il romanzo dal quale hanno avuto origine tutti gli altri miei romanzi, rappresenta il mondo avvincente dei miei sogni. È il sogno da cui hanno avuto origine gli altri sogni. Perché ne «Il Cardinale e il labirinto di Dedalo» c’è tutto il mio mondo visionario e fantastico. È un’epopea della terra di Sicilia, anzi del mio paese natale, perché nel romanzo tutto – dai luoghi ai personaggi, ai fatti, alle leggende, alle memorie – richiama il paese del Gattopardo. Il libro è dedicato, fra l’altro al compianto padre Niccolò Lupo, già Rettore del Monastero di Palma, tra i primi che lo lesse e lo apprezzò. Visto quello che sta succedendo oggi nel mondo, calamità, pandemie, guerre, violenze, razzismi e così via, sono stato un po’ profetico. Perché in questo romanzo, in un paese devastato da calamità e popolato da maghi e falsi profeti, strambi predicatori e ciarlatani, in un’atmosfera apocalittica, da fine del mondo, Brando, capo di una comunità alla ricerca dell’uomo nuovo, fra uomini allucinati ed echi di monaci e di eremiti, di Dedalo Cocalo, Camico, Seneca, Cicerone, va alla ricerca di un famoso libro scritto da un grande Cardinale per conquistare un leggendario tesoro nascosto in una montagna.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Io ho tre profili social, su Facebook, https://www.facebook.com/francesco.bellanti.5015, https://www.facebook.com/Francesco-Bellanti-Scrittore-102242604618815/?modal=admin_todo_tour, e su Instagram, bellanti.francesco.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Sto cominciando a scrivere un libro su Stalin, ma non un libro poderoso, una intervista-fiume come quello che ho scritto su Hitler, ma un romanzo più agevole, di tipo camilleriano, se vogliamo. Un libro sulla scomparsa di un quadro di Stalin avvenuta realmente nella sezione comunista del mio paese, Palma di Montechiaro, nel 1979. Ma ho preso solo l’impulso iniziale, il resto è opera di fantasia.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Conduco vita semplice, lettura, scrittura, viaggi. Passeggiate in riva al mare, nei boschi. Non ho vizi, non bevo, non fumo, sono sposato con due figli, ho un nipotino, un’altra che sta per nascere. Sono costantemente in contatto coi miei ex alunni che mi scrivono, chiedono consigli, mi parlano dei loro progetti, questo mi fa piacere, perché mi dà ancor di più consapevolezza che ho dato tanto alla scuola. Ho insegnato Lettere alle superiori, negli ultimi diciotto anni Italiano e Latino nel Liceo Scientifico “G.B. Odierna” del mio paese. Da un anno sono in pensione. Dal punto di vista intellettuale, l’occupazione principale per me è scrivere e pubblicare quello che ho scritto in tanti anni, fare conoscere il mio mondo interiore, la mia visione del mondo, le mie idee. Che fondamentalmente si basano su un’idea ossessiva, se vogliamo, la ricerca dell’uomo nuovo, inteso come desiderio di un rinnovamento universale dell’umanità. Questo ha dato alla mia scrittura un tono apocalittico, escatologico e palingenetico che ha quasi naturalmente determinato una rivisitazione dei grandi autori della classicità italiana, latina e straniera, e di conseguenza una prosa poetica, lirica. L’uomo nuovo, in realtà, in un tempo di caos e di disvalori, al di là di retoriche e fraintendimenti politici e filosofici, è la tensione ideale, la ricerca costante dei valori che conducono al progresso dell’umanità. Questi valori sono facilmente nei miei libri, e sono il rispetto dell’ambiente e il ritorno alla natura, il terrore per una tecnologia che sempre più sta sfuggendo al controllo dell’uomo, la lotta contro la povertà e le disuguaglianze, la tolleranza e il rispetto delle diversità, l’educazione alla pace e alla giustizia sociale.
Cosa le piace?
Mi piacciono tante cose, soprattutto la lealtà, la coerenza, il donarsi agli altri in modo disinteressato, la solidarietà, l’umanità, l’impegno sociale e politico. La consapevolezza di un’idea del mondo.
Cosa non le piace?
Non mi piacciono tante cose di oggi, l’ignoranza, il qualunquismo, la violenza, la superficialità, il pessimismo, il vuoto culturale, la deriva, delle istituzioni e della memoria storica, dell’identità culturale.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
Avere una meta, e la tensione morale per raggiungere questa meta. Seguire i miei figli nel loro cammino, nel loro inserimento nella società. Non perdere mai il rigore morale che ha segnato la mia vita.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Leggo così tanti libri, e lo dico senza falsa modestia, che mi è difficile ricordare e scegliere. Ma se proprio devo dirne uno, un libro che ho sempre fra le mani: la Divina Commedia. Come i libri che esprimono un mondo – la Bibbia, il Corano, Iliade e Odissea, Bhagavad Gita e Induismo, Buddismo, per fare qualche esempio.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Vita sine proposito vaga est, la vita, senza una meta, è vagabondaggio. Seneca. Sì, direi questa “sententia” di Seneca.