Intervista a Carlo Bramanti

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Il suo libro

Fiori di mandorlo per la ragazza fantasma

Narrativa

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07/10/2020

Carlo Bramanti, siciliano d.o.c., è nato ad Augusta, in provincia di Siracusa. Nel 2003 si classifica secondo al concorso nazionale di haiku indetto da Cascina Macondo, nel 2011 è tra i vincitori del premio letterario haiku indetto da Empiria. Nello stesso anno ottiene il terzo posto al Premio di poesia edita “Leandro Polverini”, sezione poesia della memoria; nel 2012 è finalista al Premio “Un libro amico per l’Inverno” con l’opera “Fino a quel faro che chiamasti Amore”. Successivamente vince il concorso “Haikure, il tuo haiku sui nostri capi”.
Oggi l’autore ci parlerà un po’ di sé e del suo libro “Fiori di mandorlo per la ragazza fantasma ”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Due anni fa ho letto del caso delle “ragazze fantasma”, ragazze che andando a lavorare in una fabbrica di orologi si ritrovarono a contatto con il radio, senza sapere gli effetti che esso avrebbe avuto sul loro corpo. Mi colpì a tal punto l’articolo, da rimanerne quasi sconvolto. Da quel momento in poi ho cercato più materiale possibile sulla vicenda e ho deciso che doveva essere un libro, provando a dare a queste ragazze una giustizia e un tocco di poesia che va oltre il terreno.
Quando e come nasce “Fiori di mandorlo per la ragazza fantasma ”?
Il libro è stato scritto di getto in 19 mesi, e vuole essere un’attenta riflessione sulla natura dell’uomo, sulle speranze del primo ventennio del novecento in un contesto che tocca anche l’immigrazione.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
La mia pagina facebook è https://www.facebook.com/leggendeepoesie
Il mio profilo https://www.facebook.com/carlo.bramanti.9
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Scrivere è la mia vita, ho sempre qualcosa nel cassetto. Sto lavorando a una raccolta di haiku, brevi componimenti di origine giapponese di diciassette versi.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Sono una persona abbastanza riservata. Non faccio molta vita sociale. Lo sport è per me una valvola di sfogo importante. Per il resto provo a superare le mie paure e una congenita timidezza attraverso la scrittura.
Cosa le piace?
Adoro la letteratura giapponese e tutto ciò che nasce dal profondo dell’anima per diventare arte, per rendere quello che viviamo quotidianamente migliore. L’arte come rifugio, unica cura alle tante brutture e ingiustizie che mondo e media ci propinano ogni giorno. Talvolta mi basta una poesia per fuggire dal dolore, per pensare che la fiamma della speranza crepita ancora.
Cosa non le piace?
Non mi piace la spasmodica ricerca d’apparenza tipica di questi anni, il voler a tutti costi apparire ciò che non si è per strappare consensi al prossimo. Viviamo in un’epoca di finzione, dove i media costruiscono ad arte un personaggio solo per demolirlo pochi giorni dopo. Sono anni in cui la tv ci propina reality studiati a tavolino e mal recitati, musica che non è più tale e che fa leva sugli istinti più beceri di personaggi che di artistico non hanno nulla, la cui influenza allontana i ragazzi dai veri valori della vita. S’è persa la genuinità di un tempo.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
Non deludere le persone che amo.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
“Neve”, di Maxence Fermine, un libro che considero un piccolo gioiello e che ha in sé qualcosa di magico.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
“Ho avuto in dono una porzione di cielo, ci ho messo dentro i pensieri più neri e ora aspetterò che diventino stelle.”