Intervista a Dennys Cambarau

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Il suo libro

Stelle del mattino

Poesie

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15/10/2020

Dennys Cambarau è nato a Freeport, nelle Bahamas, il 14 gennaio 1974. Ha studiato per diversi anni nella facoltà di Giurisprudenza a Cagliari e risiede a San Gavino Monreale, in Sardegna. Ha pubblicato, con Aletti Editore, Alla Luce della Luna e La Voce delle Stelle, sue opere monografiche, nonché alcune poesie in antologie, tra le quali la poesia Gwalar in Parole in Fuga: Poeti del Nuovo Millennio a Confronto; Una Poesia non deve Significare, ma Essere in Il paese della Poesia: tre poeti a raffronto; Blu in Il Federiciano 2016.
Oggi l’autore ci parlerà un po’ di sé e del suo libro “Stelle del mattino”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Sono tanti i motivi per cui uno scrive e pubblica: da quelli più semplici, quale la voglia di esprimersi sempre e comunque in sentimenti vivi, a quelli più complessi e intimistici per cercare di riuscire a raggiungere, come nel mio caso, il cuore e l’interesse della gente a me cara.
Quando e come nasce “Stelle del mattino”?
L’opera nasce poco a poco, nel tempo, raccogliendo e rivedendo alcune poesie che scrissi per mia madre, venuta a mancare tragicamente per una malattia che purtroppo non lascia scampo, ma non solo… In questi lavori si fonda il tema centrale del libro che è una summa di emozioni e sentimenti che ho voluto condividere coi lettori, piccole poesie, appunto, che spero non lascino indifferenti chi le legge.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Sì. Su Facebook, oltre ad avere un mio profilo personale, ho anche una mia pagina che porta il mio nome (Dennys Cambarau, appunto). Parimenti su Twitter.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Ovviamente sì. Per me la scrittura è un poco come l’aria che respiro: ne sento sempre il bisogno. Ho diversi progetti che vorrei realizzare, quale per esempio la stesura di un romanzo, Storie di Una Fenice, che tratti di temi a me cari, come una profonda introspezione psicologica dei personaggi in un contesto molto personale, dove i protagonisti che hanno un corrispettivo nel mondo reale si muovono nel loro proscenio della vita.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
In realtà di tante cose, ma, essendo una persona riservata, preferirei glissare sulla domanda, limitandomi a dire che amo la vita e le persone, pur avendo avuto un vissuto del tutto peculiare.
Cosa le piace?
La vita, appunto, che mi è stata data, l’amicizia, la natura, la cultura, la fotografia e l’arte in generale.
Cosa non le piace?
La cattiveria fine a sé stessa, l’ipocrisia tesa a creare nocumento nei confronti dei deboli e degli oppressi, le critiche non costruttive fatte alle spalle, l’indifferenza.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
Il rispetto per la vita, umana e non, perché tutti abbiamo dei diritti e dei doveri su questa terra.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
È un libro di poesia giapponese, il Kokin Waka Shu, che mi ha letteralmente fatto innamorare della poesia orientale: haiku e tanka giapponesi, ma anche tutte quelle forme poetiche che mirino all’essenza e non a una mera forma sterile e vuota.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Questa, che scrissi tempo fa: “Penso sia bello conoscere gli altri per capire sé stessi, condividere idee che in un pacifico confronto possano far maturare il proprio modo di pensare”.