Intervista a Rosario Libero Cinquerrui

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Il suo libro

L'investitura

Narrativa

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19/12/2020

Rosario Libero Cinquerrui ha pubblicato: il saggio monografico Mario Gori e il mondo contadino mediterraneo, finalista al Premio Torre del Lauro; Gli ultimi fiori di campo, finalista al premio Katana; il racconto Nexemia Football Club.
Il presente racconto ha ricevuto il Premio Thrinakia 2020 per la sezione Diari di viaggio..
Oggi l’autore ci parlerà un po’ di sé e del suo libro “L'investitura - Diario del viaggio di Lauro alla ricerca della chiave di tutto”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Del protagonista di questo “diario di viaggio” avevo scritto nel 2009 in un racconto di formazione, dove descrivo il suo milieu culturale nel paese d’origine. La decisione di pubblicare una nuova avventura del giovane Lauro è scaturita dalla mia partecipazione al Premio Thrinakìa, a inizio d’anno. I giudizi dei componenti della giuria, nel corso della premiazione, sono stati talmente lusinghieri da convincermi a optare per la pubblicazione.
Ho cercato di amalgamare i due ingredienti già presenti nel precedente racconto: l’avventura e la Storia aggiungendovi il Fantasy, l’elemento fantastico, e rendendoli omogenei nel nuovo racconto.
Quando e come nasce “L'investitura - Diario del viaggio di Lauro alla ricerca della chiave di tutto”?
L’idea è nata circa sette anni fa. Ho spesso l’abitudine di prendere appunti su ciò che leggo o ascolto (radio, videolezioni ecc.). Attingo dagli appunti per nuovi elaborati.
Dopo aver lasciato la mia isola nel Duemila ho pensato che l’argomento della partenza, di persone che recidono il loro cordone ombelicale geo-culturale, meritava la redazione di un’opera che avesse tra gli obiettivi quello di “accendere i riflettori” sul mondo di chi spezza il filo ancestrale che lo lega alla propria terra: l’aspetto interiore oltre che quello materiale.
Le migrazioni in nuovi Paesi ci sono sempre state ma oggi purtroppo se ne parla genericamente, in maniera dozzinale o con una certa retorica. I servizi pseudo-giornalistici si concentrano sull’aspetto statistico della questione; l’argomento viene trattato grossolanamente, di sfuggita: il piccolo schermo, per sua natura, tende al sensazionalismo e alla retorica ignorando che la persona è un insieme di spirito e di materia. Per questo il mio personaggio reclama una trattazione più profonda di quest’argomento.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Sì, su facebook, col nome di Saro Cinquerrui.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Prima di cominciare una nuova stesura, sono solito definire mentalmente il piano dell’opera e alcuni dettagli. Diciamo che ho un progetto in via di definizione.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Sono un insegnante di lingua francese. Vivo e lavoro a Tirano, a pochi chilometri da Sondrio.
Che dire? Sono abbastanza introverso e incline alla riflessione. Non posso qui fare l’elenco dei miei difetti per motivi di spazio.
Cosa le piace?
Mi piacciono molte cose: la Storia, la poesia, la prosa d’arte, la musica e gli scacchi. Mi piacciono gli elzeviri, i quadri di Henri Rousseau, quelli di Giorgio Morandi e di molti altri pittori. La musica di Mozart, l’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini. Mi piacciono Crosby, Stills, Nash & Young, la musica definita “rock Progressivo”. Infine mi piacciono le sottigliezze e le persone sensibili!
Cosa non le piace?
La faziosità, la discordia, la tendenziosità e l’ottusità unita alla prevaricazione. Il futurismo e la pop art.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
La crescita umana e culturale, la dignità della persona.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
L’estate scorsa ho letto “La biblioteca di Parigi” di Janet Skeslien Charles.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Di volta in volta scelgo fra questi tre:
Vagheggiatore estatico del creato;
Homo Mediterrānĕus;
Anteponenda vita sine clamoribus.