Intervista a Francesco Augello

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Il suo libro

E fu un attimo...

Poesie

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21/06/2021

Francesco Augello (Agrigento, 1973), poeta e saggista, docente di Filosofia e Comunicazione, andragogista con un forte background nella divulgazione informatica e sistemistica che sapientemente lega, da sempre, al mondo della tutela dei minori e delle disabilità. Pedagogista a orientamento clinico-giuridico-tiflologico, interessato alle dinamiche socio-mediatiche, psico-sociali ed educative, in qualità di saggista collabora dal 2004 con diversi editori e riviste scientifiche a trattazione pedagogica. Nel 2017 ha ricevuto un encomio per i servizi resi nell’interesse dell’Assessorato per il Territorio e l’Ambiente della Regione Sicilia.
Oggi l’autore ci parlerà un po’ di sé e del suo libro “E fu un attimo...”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
È una pubblicazione a cui sono pervenuto casualmente, forse spinto dalla mia passione per la numerologia, da quel 19 che racchiude il numero e il senso delle poesie composte e che nel loro susseguirsi hanno in qualche modo dipinto e “congelato” un periodo della nostra storia che ha segnato, in diversa misura, tutti quanti. Da qui il desiderio di rendere pubblica l’opera, mentre lavoravo alla stesura di una silloge più articolata e che vedrà la luce in seguito.
Quando e come nasce “E fu un attimo...”?
È il 24 febbraio del 2020, la data della prima poesia, di quel “E fu un attimo…” in tutti i sensi, titolo che racchiude per me tanti eventi e tanti significati, non solo quello dell’emergenza sanitaria formalmente tale con il primo DPCM del 23 febbraio 2020, ma anche ciò che personalmente avevo vissuto un anno prima, come meglio precisato dall’editore in quarta di copertina, per poi, in un attimo, rendermi conto, in una sorta di “due più due” per quella concatenazione di eventi lontani dall’essere per nulla casuali. Alla luce anche delle indicazioni dell’OMS, mi sembrò un rivedermi, come se venissi dal futuro, una sorta di déjà-vu, quello che sarebbe accaduto da lì a breve, a tal punto che prima il 5 marzo e poi ancora il 16 marzo del 2020 scrissi una lettera aperta indirizzandola a mezzo PEC al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, alla segreteria tecnica dell’On. Luigi Di Maio, oltre ad altri organi e testate giornalistiche per esporre quella non casualità di eventi e, forse, sottostimata allerta, mentre ancora in molti guardavano lontano dal nostro Paese.
La silloge di poesia nasce in un momento particolare, forse in modo del tutto inaspettato, mentre fissavo il mio terminale video e una pagina vuota del mio elaboratore di testi con il solo desiderio di scrivere qualcosa, semplicemente per esorcizzare il tempo che iniziava a scorrere sempre più lentamente a causa delle giornate che da lì a poco ci avrebbero visti in pieno lockdown; unico input l’evento certamente pandemico, ma la scintilla, pienamente convinto di ciò, era in qualche modo già presente in me e senza la quale, sicuramente, non avrei composto quest’opera.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Facebook: https://www.facebook.com/francesco.augello.12
Twitter: @AUGELLOFRANCES1
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Più di uno, a breve una seconda silloge, ma anche un saggio di letteratura scientifico sperimentale.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Sono un docente di discipline filosofiche e di scienze umane con un forte background anche nelle discipline tecnico scientifiche, in particolare informatiche e sistemistiche; sono un consulente forense che esercita come CTU presso il Tribunale di Agrigento, ma collaboro, come Consulente Tecnico di Parte con diversi studi legali, sia in ambito civilistico che penale nella tutela dei reati, spesso perpetrati con tecniche di social engineering, ai danni di minori e adulti, senza distinzione di sesso o ceto sociale. La mia sfera privata è assai ampia, forse un giorno la lascerò dentro un romanzo autobiografico; sono pervaso, da sempre, dalla curiosità di conoscere, al di là delle discipline, degli ambiti, così, anche nella passione per la lettura e l’autoformazione, passo spesso da un volume di letteratura ad uno di scienze, di tecniche e tecnologie, di fisica quantistica, di chimica, di medicina, di scienze giuridiche, ecc., convinto da sempre che il sapere, così come l’uomo, non può essere scomposto, ma che esso debba essere trattato ove e per quanto possibile, come un unicum. La società che oggi viviamo, con le sue molteplicità di contenuti, di complessità e “complessioni” ce ne dà atto e ragione giorno dopo giorno, ed ciò che insegno ai miei alunni delle superiori ai quali ricordo sempre, come insegnava qualcuno ai suoi commilitoni, poco prima dello sbarco del ’43 in Sicilia, che “ogni parola che non apprenderete oggi, è un calcio in culo che prenderete domani”. Pari riflessione riservo agli stessi colleghi o professionisti che percorrono la strada della formazione continua, ambito all’interno del quale ho maturato, iniziando da giovanissimo, oltre 20 anni di esperienza, così come nella formazione degli adulti, imparando e insegnando al tempo stesso a “rompere gli schemi del preconfezionato” che spesso trascinano il sapore dello stantio.
Cosa le piace?
Mi piace leggere, scrivere, insegnare, confrontare le mie idee con quelle degli altri, ma soprattutto desidero spingermi sempre oltre la teoria, perché amo sperimentare e far sperimentare, nella pratica, quel margine sempre esistente, ma mai inspiegabile, tra teoria e pratica, convinto assertore che “la teoria senza la pratica è vana, ma che la pratica senza la teoria è cieca”. Mi piace lo sport, ho praticato arti marziali e tiro al piattello, entrambi sport di precisione, di calma, di abilità e concentrazione.
Cosa non le piace?
Non mi piacciono le persone che non sanno affrontare un problema di qualsivoglia natura esso sia, che si arrendono ancor prima di vagliare ogni potenziale soluzione, coloro che, peggio ancora, vedono e riflettono negli altri i propri limiti, la propria mediocrità.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
Ritengo sia fondamentale viaggiare, più precisamente esplorare, in quanto per mia natura non sono un viaggiatore, ma un esploratore, per conoscere e fare “il pieno” di ciò che ci circonda, che ammanta la nostra esistenza, per meglio conoscerci, conoscere se stessi. Un viaggio non soltanto fisico, ma anche cognitivo, sensoriale, sperimentando e non rinunciando mai ad una esplorazione “alternativa”. Reputo fondamentale il contatto con la natura, amo molto la montagna, ma ho bisogno, d’inverno o d’estate, un contatto, fosse anche solo visivo, con il mare, con le coste della mia terra natia. Su un piano differente, ma non meno importante, reputo fondamentale la famiglia, perché determina, così lo è stato per me, le coordinate di quel viaggio che si chiama Vita.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Ho letto diversi libri, il più recente, è stato un libro di Stephen Hawking, “La passeggiata dell’ubriaco” edito Rizzoli. Un saggio che consiglio di leggere a quanti usano la formula del “tutto è predestinato” nel condurre la propria esistenza, per poter verificare quanto invece la casualità, branca fondamentale della matematica, in realtà condizioni ogni istante nel nostro vivere, ogni nostra scelta e spesso anche ogni nostro pensiero o singola decisione, a causa di quei “falsi positivi” a cui la nostra mente ci espone di continuo, facendoci giungere a conclusioni figlie di informazioni dubbie, lacunose, incomplete, proiettandoci continuamente, nella corso della nostra esistenza, verso ciò che riteniamo essere una scorciatoia o che pur apparendo semplicemente come tale rimane figlia di un combinato aleatorio, del non verificabile ed incerto: immaginazione e intuito.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Sì, ed è anche il preambolo alla prossima silloge di poesie, un aforisma personale, che racchiude la mia visione sul senso di giustizia, di legalità, ma anche di libertà:

“Bisogna essere tiranni del pensiero mafioso per non permettere mai a se stessi né ad altri di sacrificare la legalità ponendo la libertà sotto il peso dell’assenza di verità, dell’ingiusto.”
(Francesco Augello)