Intervista a Roberto Marconi

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Il suo libro

La libertà è scegliere le nostre prigioni

Racconti

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05/08/2021

Roberto Marconi è nato circa sessant’anni fa in un paesino vicino Jesi, in provincia di Ancona. Nella vita ha fatto soprattutto altro e ha deciso di scrivere un libro contenente poesie solo recentemente. Ha pubblicato tre romanzi che dovevano seguire il presente, ma per difficoltà varie esso arriva per ultimo in ordine di tempo, quando avrebbe potuto essere invece la premessa di tutto. L’autore ama dire che c’è una nota positiva riguardo questo ultimo libro ed è che nessuno risulta morto dopo averlo letto, il che, di certo, è già qualcosa.
Oggi l’autore ci parlerà un po’ di sé e del suo libro “La libertà è scegliere le nostre prigioni”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
È un libro che contiene poesie e brevi racconti: so che i testi poetici sono piaciuti, sia agli amici che all’editore Kimerik il quale li ha inseriti in varie raccolte di AA.VV. per cui, pur ritenendo che possano non appartenere al mondo di Instagram, Tweet, TikTok ecc. ,ho deciso di fermarli su carta prima che svaniscano come voci fioche nel vento.
Quando e come nasce “La libertà è scegliere le nostre prigioni”?
La raccolta va dai primi anni del nuovo millennio all’inizio del 2020 e prima erano solo espressioni affidate al web (soprattutto Facebook).
Promuove i suoi libri sui social?
Sì, appunto, ho presentato i miei testi mediante Facebook, comunque non mi pare che la letteratura si presti molto alla immediatezza comunicativa dei social: gli scrittori e le scrittrici che inondano i nuovi media pretendendo l’attenzione del pubblico finiscono per assomigliare a quelle “attrici” dilettanti che fanno spettacolini su certi siti per voyeurs
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Vorrei riscrivere i libri che ho scritto perché credo di aver maturato la capacità di non commettere certi errori di ingenuità, ma non lo farò perché essi, appunto, rappresentano la mia personale “età dell’innocenza” letteraria ed essa è come la verginità: o si ha o non si ha più.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Come ha affrontato i cambiamenti dovuti alla pandemia?
Avevo pochi contatti sociali già prima al di fuori del mio lavoro e della famiglia. Adesso sono pressoché azzerati e non solo per causa della mia propensione all’isolamento: un po’ tutti hanno introiettato la paura del contatto umano e sociale per cui il disagio e il sospetto dell’untore ad ogni incontro pompato dai media terroristici ha reso tutti più fragili e manovrabili
Come ha trascorso le sue giornate?
Ho composto e concluso tre romanzi i cui progetti, solo vagamente abbozzati, erano prima scritti su un paio di fogli formato A4.
Quali sono stati gli aspetti negativi? Cosa le è mancato fare?
Come hobby ho ancora la pretesa di giocare a calcio come facevo da ragazzo. Dopo la sosta e a causa dell’intorpidimento dei muscoli e del fisico, anche questa cosa mi riesce molto difficilmente ormai.
Invece nella sua vita cosa è rimasto invariato?
Beh…l’incomprensione riguardo i miei valori, desideri e bisogni è rimasta pressoché invariata per esempio nei miei figli ormai adulti. In questo senso, a dirla con la battuta di Roberto Benigni, Luca Andrea e Stefania miei figli sono, ma di tutti e tre “nun se ne fa uno bono”!
Il libro più bello che ha letto negli ultimi mesi?
Non condivido l’idea del predominante valore estetico dei libri: alla fine di un libro vorrei sentire che ho appreso cose, esperienze e prospettive, di vita o del mondo, chiarificative ovvero diverse dalle mie. Ho sfogliato con interesse il saggio “La materia oscura del Cosmo” del direttore di un importante Istituto di Fisica Teorica europeo.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Il libro si intitola “La libertà è scegliere le nostre prigioni”: secondo lei dovrei spiegare il perché?