Intervista a Federica Palanga

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Il suo libro

Amaro come il caffè

Narrativa

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09/08/2021

Federica Palanga, classe ’94, pugliese d’origine, dal 2012 vive a Milano dove si laurea in Ingegneria Gestionale. Project Manager di giorno, scrittrice e disegnatrice di notte, è sempre alla ricerca di nuovi stimoli.
Oggi l’autrice ci parlerà un po’ di sé e del suo libro “Amaro come il caffè”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
La pubblicazione di questo mio primo romanzo è solo la punta dell’iceberg. È il coronamento di un progetto che non sapevo quando e se sarei stata in grado di portare a termine. Quando le bozze hanno cominciato a prendere sempre più la forma di un racconto, ho pensato che sarebbe stato bello se avessero avuto le sembianze di uno di quei romanzi tascabili e scorrevoli che mi piace sempre leggere quando sono in treno, in aereo, o la sera sul divano. Vedere pubblicato, ma soprattutto stampato su carta, il mio primo romanzo, mi ha fatto prendere consapevolezza di quello che ero stata in grado di creare.
Quando e come nasce “Amaro come il caffè”?
“Amaro come il caffè” non nasce subito con questo titolo, tanto meno con una trama ben definita. Questo romanzo è l’evoluzione di una raccolta di pensieri che collezionavo da diverso tempo. Ho sempre scritto tutto ciò che mi passava per la testa, in qualsiasi momento della giornata, su qualsiasi strumento mi capitasse tra le mani: sul pc, sulle note del telefono, sui fogli di carta volanti, sulle agende, sugli angoli delle tovaglie di carta. Scrivere è sempre stato terapeutico per me, come se mi servisse a esorcizzare i sentimenti, a buttarli fuori tutti insieme, perché non sono mai stata in grado di tenermi tutto dentro. Non sempre potevo parlare con qualcuno, così mi sono sfogata scrivendo. Così facendo, negli ultimi due anni, ho collezionato moltissimi monologhi che immortalavano le emozioni e le sensazioni che provavo nell’istante in cui scrivevo. Poi, ho iniziato a elabolare quei sentimenti scritti così di getto, e partendo da questi, ho costruito delle metafore che astraevano quelle esperienze così personali, in modo che accomunassero un po’ tutti, e che permettessero in qualche modo ai lettori di identificarsi in quel sentimento. Nel libro ce ne sono diverse. La parte più difficile è stata la trama. Finchè non l’ho trovata, non ho mai pensato che quei monologhi sarebbero diventati parte di un progetto più grande e complesso: un romanzo vero e proprio.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Certamente! Mi trovate su Facebook con il mio nome e cognome e su Instagram sotto il nome di “lapalanga”.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Se la domanda è riferita alla scrittura di un altro romanzo, la risposta è no. Attualmente non ho nulla in cantiere. Sicuramente in futuro mi piacerebbe scriverne un altro, devo ancora capire se sarà un genere totalmente diverso, oppure uno spin-off, raccontando la medesima storia dal punto di vista di un altro personaggio di “amaro come il caffè”. Oppure, chissà, ci scappa il sequel!
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Mi definisco una ribelle civilizzata. Sono cresciuta sotto rigide regole che mi hanno reso educata e rispettosa ma ho conservato il mio istinto di rivalsa e di riscatto personale. Adoro andare controcorrente, esaltare i contrasti, nei pensieri, nei sapori, negli stili. Sono mobile, sfaccettata, eclettica, lunatica. Sono una ragazza pragmatica, diffidente e cinica, ma ho anche dei difetti! Celebrale, analitica e un po’ superficiale. Realistica sognatrice e scaramantica possibilista.
Quanto al mio lavoro invece, ogni volta che qualcuno mi pone questa domanda non so mai come rispondere in maniera breve e diretta. Normalmente, quando la gente fa dei lavori conosciuti, come ad esempio il medico, il muratore, il professore, è facile visualizzare come si svolga la loro giornata: il medico salva le vite, il muratore costruisce case, il professore insegna. Quanto a me, come si legge anche nella mia biografia, io sono una project manager. La stragrande maggioranza di chi sta leggendo starà pensando: “ne so quanto prima”, lo capisco. Persino i miei genitori, ancora oggi fanno difficoltà. Per cui, proverò a spiegarmi in maniera semplice. Il mio ruolo consiste nel gestire progetti di qualsiasi natura e qualsiasi ambito poiché il mio titolo di studio ha una specializzazione che non si addentra in un settore specifico. Attualmente i progetti che gestisco sono di natura informatica anche se non sono io l’effettivo sviluppatore, ma mi assicuro del corretto avanzamento delle attività e del rispetto dei tempi.
Cosa le piace?
È una domanda molto, troppo ampia. È difficile identificare cosa mi piace, proverò a fare un elenco un po’ alla rinfusa. Dunque, mi piacciono le emozioni e sport estremi. L’adrenalina è la mia benzina. Mi piace l’avventura con tutti gli imprevisti del caso. Mi piace ballare, cantare, divertirmi e soprattutto divertire. Adoro far ridere le persone, stare al centro dell’attenzione, intrattenendo la gente con racconti divertenti. Però, mi piace anche passare del tempo con me stessa, sul divano con un libro oppure guardando un film. Sono totalmente ossessionata dai tramonti, li inseguo ogni volta che posso, mi piace fermarmi a guardare il sole scendere adagio e vedere le mille sfumature di colori che si creano nel cielo. Mi piacciono le persone genuine e semplici, l’amore incondizionato e disinteressato, stare nella natura, i tulipani. Mi piace osservare il mondo dall’alto, salendo sulle terrazze, sui tetti, sulle cime delle montagne.
Cosa non le piace?
Non mi piacciono le foto in posa, vestirmi come gli altri, assomigliare a qualcuno, rientrare in una categoria ben precisa. Non mi piace la ripetitività, la routine, la noia. Mangiare e viaggiare sempre negli stessi posti, discutere sempre delle stesse cose. Non ho un piatto preferito, un colore preferito, un cantante preferito. Non mi piacciono i litigi, i rancori e le bugie.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
La famiglia. Prima di ogni cosa. La famiglia, per chi come me ha la fortuna di averla unita è davvero sacra. Anche se credo che, alla fine, la famiglia sono le persone che scegli di avere al tuo fianco, non per forza con un legame di sangue.
Alla mia famiglia devo tutto, la persona che sono, i valori che mi hanno insegnato.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Magari domani resto, di Lorenzo Marone.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
“Quando sei te stesso non deludi mai. Al massimo non piaci”.