Intervista a Donato Di Capua

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Il suo libro

In piedi

Narrativa

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24/09/2021

Donato Di Capua è nato a Pietragalla (Potenza), dove vive tuttora. Nel marzo 2013 pubblica il suo romanzo d'esordio Il buio della mente, la luce nell'anima. Nell'agosto 2014 dà alle stampe Giocando con le spade di legno. Nell'agosto 2016 pubblica La croce dentro, opera dedicata a Sua Santità Papa Francesco. Con questo suo lavoro, nello stesso anno, viene candidato al Premio Strega. Nel gennaio 2017 pubblica L'uomo che vendeva ricordi, con cui viene candidato al Premio Campiello. A marzo 2019 pubblica La vita in un soffio, Les Flaneurs edizioni.
Oggi l’autore ci parlerà un po’ di sé e del suo libro “in piedi”.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Ho voluto parlare della storia di questo ragazzo disabile, per poter trasmettere un messaggio di stimolo a chi, trovandosi in un momento di grave difficoltà, pensa che la vita sia finita nello stesso momento in cui insorge la disabilità.
Quando e come nasce “In piedi”?
Donato Telesca era un adolescente disabile e con la mia società di trasporti lo accompagnavo a scuola. Timido ed introverso viveva in un suo mondo, ovattato da una bolla energetica, si rifiutava di partecipare alle “ dinamiche della vita di relazione”.
Decisi allora di instaurare con lui un rapporto speciale, avremmo avuto a che fare quotidianamente per cinque anni ed era necessario condividere al meglio il tempo.
Un giorno, mentre parlavamo della sua nuova avventura sportiva, aveva iniziato a vincere nel sollevamento pesi della parapesistica, e del fatto che lui non amasse la lettura, gli dissi che, per invogliarlo a leggere avrei scritto un libro su di lui dal titolo “In Piedi”.
Quando vinse il suo primo mondiale, si rifiutò di andare sul podio con a carrozzella, si infilò le protesi e si mise in piedi portando le braccia verso il cielo.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Donato Di Capua scrittore su Facebook e su Instagram.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Un percorso è sempre qualcosa che si sviluppa nel tempo, che cresce e si arricchisce di stimoli, suggestioni, impressioni colte a caso per strada, sui volti della gente, nelle parole di uno sconosciuto, nei silenzi discreti e nelle chiacchierate di paese. Percorso vuol dire costruzione d’identità, comprensione di chi si è per sé stessi e per gli altri, cammino insieme a chi condivide quello che siamo tramite le passioni che rendiamo collettive. Io ho costruito il mio personale sentiero tramite ciò che meglio ha fatto emergere ciò che sento di essere: la scrittura. Questa sorta di divinità ha suscitato in me negli anni stimoli molto forti che hanno permesso al mio io di venire fuori forte e chiaro, di svincolarsi dalla materia che lo teneva stretto e trasformarsi in parola, sentiero verbale che parte dal cuore ed al cuore arriva proprio tramite quel percorso, quel cammino grazie al quale non ci si perde mai. Bensì ci si ritrova. Ho iniziato anni fa ormai, quasi per caso, rovesciando su carta la parte più intima della mia anima ed elaborando le mie sofferenze, ho imparato a comprendere meglio il mondo, il cammino comune degli uomini, ed ho imparato persino a capire come nasce una storia. Una storia fiorisce dalle attitudini morali della nostra anima, cresce alimentandosi di ciò che viene filtrato dal pensiero, si sviluppa con le pulsioni del cuore, ma soprattutto si chiude con le emozioni più intime che solo l'anima può scegliere di rivelare. Poi vi è un gesto che richiede coraggio ed è un vero e proprio scontro -incontro. Esso avviene con il pubblico. La casa editrice in primis che sceglie o meno di pubblicare, di sostenere il tuo delirio e di portarlo avanti e poi, cosa ancor più difficile, lo scambio di pareri, di idee, di impressioni con il lettore. Solo lui è il giudice assoluto dell'opera di colui che scrive. Mi sono sempre ritenuto un cantastorie delirante e sognatore, che ama farsi cullare dalla dea della scrittura e condividere con chi ha la sensibilità di sceglierlo a sua volta, le sue personali suggestioni artistiche, quindi continuerò a scrivere, senza tregua, per sempre. La mia prossima creatura parla di un pittore ed è già magia.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Donato Di Capua è un uomo che essenzialmente ama sentirsi completo nella
vita e che ha consapevolezza di poter essere tale quando il suo spirito, e
quindi la sua anima, sia in perfetta armonia con mente e corpo. Quindi se nella
vita è titolare di una società, ama nel tempo libero strappato alla sua movimentata routine, dedicarsi alla scrittura.
Cosa le piace?
Amo l’arte e la natura, percepire il vero senso della vita che sorre nell’immaterialità delle cose, amo la libertà di ogni essere vivente, l’armonia tra il corpo e la mente.
Cosa non le piace?
L’ipocrisia, la violenza, ogni forma di costrizione o di manipolazione fisica e mentale, l’intolleranza.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Amo molto gli scritti di Kalil Gibran. Ritrovo in lui la stessa armonia che mi prefiggo di trasmettere quando scrivo. Come lui cerco di raccontare emozioni vissute sulla pelle e traslate nella dimensione parallela dell'arte. Mi ispirò anche a Montale e Beaudelaire per il loro modo semplice e sensato nel racconto del male di vivere.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
L’immortalità è quell’attimo fugace che sconvolge e carezza, diventando istante dopo istante, la concretizzazione dei sogni.
Ho trovato la mia immortalità nei miei libri.