Intervista a Federica Scamporrino

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Il suo libro

Haiku dal mito

Haiku

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05/10/2021

Federica Scamporrino è nata a Catania nel 1989 e vive a Mestre, dove insegna Lettere
nella Scuola Secondaria di I grado. Il mondo antico, la lingua e la letteratura greca e
latina sono le sue più grandi passioni. Haiku dal mito. Storie di donne greche è la sua
opera d’esordio.
Oggi l’autrice ci parlerà un po’ di sé e del libro “Haiku dal mito - Storie di donne
greche”.
Ci vuole dire come mai è arrivata a questa pubblicazione?
La passione per la scrittura è nata recentemente, in particolare dopo il lockdown. In quei mesi la letteratura classica è stata il mio rifugio, la mia ancora di salvezza e, come un binomio perfetto, iniziando a scrivere riuscivo a dare voce alle mie emozioni. Inoltre ho sempre letto con ammirazione le composizioni poetiche di mio nonno e di mio padre e, in particolare, è stato proprio mio padre a darmi il coraggio di iniziare a scrivere.
Quando e come nasce “Haiku dal mito - Storie di donne greche”?
Questa raccolta è nata circa un anno dopo, nella primavera 2021 quando ho deciso di provare a descrivere il dolore delle protagoniste, in particolare di alcune donne della tragedia greca, nella forma breve dell’haiku. E’ nata come un esperimento, un tentativo di giocare con i suoni intrecciandoli alle loro storie emblematiche tendendo al massimo la forza evocatrice della parola.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Sì, sono su Instagram, federicascamporrino è il mio account in cui condivido le mie poesie, i miei pensieri ma anche alcune attività didattiche e le foto dei luoghi che ho visitato e mi hanno ispirato.
Recentemente ho aperto il mio sito internet: www.federicascamporrino.it.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Sto continuando a scrivere assecondando il bisogno interiore di dare voce alla mia interiorità. Ho un altro progetto letterario nel cassetto e vedrà ancora protagoniste le donne della tragedia greca insieme al loro dolore, vittime di un destino con loro troppo crudele.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio
l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo
mondo privato?
Sono docente di lettere nella scuola secondaria di I grado; a scuola, quando è possibile, mi piace portare anche tra i più giovani il mondo classico del mito e della tragedia greca: lì, infatti, sono le nostre radici culturali e da lì bisogna partire per capire la nostra attualità e il mondo che ci circonda.
Cosa le piace?
Mi piace leggere, non ho un genere letterario preferito ma preferisco variare sempre. Amo molto viaggiare e scoprire nuovi luoghi con le loro tradizioni, cercando di conoscere usi e abitudini; inoltre mi piace visitare i musei alla scoperta di tutto quello che ho sempre studiato nei libri: è affascinante ritrovarsi davanti ad opere d’arte viste solo su carta, ogni volta è un’emozione unica e indescrivibile.
Amo molto anche studiare e tenermi aggiornata; in generale la scuola riempie moltissimo la mia vita.
Cosa non le piace?
Non mi piacciono il pregiudizio, l’invidia e la cattiveria scontata. E in generale tutti quei sentimenti negativi che vedo sempre più prevalere al giorno d’oggi e contro cui mi batto ogni giorno cercando di educare gli studenti al rispetto, all’empatia e alla gentilezza.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
Fondamentale e indispensabile è la mia famiglia, da sempre la mia ricchezza. I miei genitori, mio fratello, mio marito e i miei nonni sono le colonne portanti della mia vita.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Sicuramente I Miserabili di V. Hugo, credo sia il libro in assoluto più bello che finora abbia mai letto e, forse, che leggerò. Un capolavoro della letteratura mondiale che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita. Al termine della lettura ci si ritrova persone diverse e, sicuramente, migliori.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
“Ogni qual volta il vento soffia porta con sé più sogni d’uomini che nuvole del cielo”, proprio da I Miserabili. Raffigura perfettamente la labilità della condizione umana.