Interviste agli scrittori

Il libro “Aforismario delle curiosità – 111 pirle di saggezza” di Francesco Augello!

Francesco Augello (Agrigento, 1973) è psicologo, pedagogista, docente formatore e supervisore nazionale AICA, impegnato nella diffusione delle competenze digitali e pedagogiche in ambito formativo.

Saggista, poeta e aforista, intreccia ricerca e pratica professionale con uno sguardo attento alle dinamiche socio-psico-educative.

In qualità di consulente tecnico presso il Tribunale di Agrigento, si occupa di tutela e abuso su minori e adulti, con particolare attenzione ai fenomeni della violenza sulle donne.

Coltiva con sensibilità lo studio della disabilità e delle diverse forme di neurodivergenza, riconoscendone la complessità e la profondità nelle traiettorie interiori dell’esperienza umana.

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un’altra intervista. Oggi parliamo con Francesco Augello, autore del libro “Aforismario delle curiosità – 111 pirle di saggezza”.

 

Prima di parlare del libro, conosciamo meglio lo scrittore:
Si vuole raccontare in tre righe? Bastano?

Preferisco non definirmi “scrittore”: è un termine che rimanda a chi costruisce storie, mentre io mi riconosco più come saggista, qualcuno che attraversa i temi, li osserva, li interroga e li restituisce senza la necessità di inventare mondi. Forse un giorno saprò costruire storie anche io, ma per ora mi interessa soprattutto capire ciò che già esiste. Sono uno psicologo clinico e docente che ama le parole quando non fanno rumore e le persone quando non fingono. Il rumore lo apprezzo solo quando ha un senso, quando nasce da qualcosa di autentico, alla pari del silenzio che sa narrare la profondità. Lavoro tra psicologia, scrittura, ricerca indipendente e formazione, cercando di tenere insieme rigore e leggerezza. Da qualche anno ho intrapreso anche un percorso di studio e interesse clinico sui Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, una tematica complessa e delicata che richiede ascolto, serietà e uno sguardo capace di andare oltre le apparenze, oltre le forme. Mi piace guardare la realtà da una prospettiva un po’ decentrata: è da lì che spesso emergono le cose più interessanti.

Ci vuole raccontare come mai questo titolo? Perché l’uso dello Schwa (scevà) in pirlə?

Il titolo nasce da un movimento spontaneo, da quella combinazione di leggerezza e attenzione che permette a un’idea di prendere forma senza forzarla. “Aforismario delle curiosità – 111 pirlə di saggezza” gioca proprio su questo: la saggezza non si lascia afferrare, a volte tace, altre fa rumore, altre ancora si traveste da sciocchezza. E, quando vuole, sa anche turbare. Non segue un copione rigido. Mi piaceva l’idea di un libro che non si prende troppo sul serio, ma che ogni tanto, quasi per sbaglio, lascia affiorare qualcosa che vale la pena ascoltare. È un libro pensato per essere riletto una e più volte, perché a ogni passaggio, nelle sue pirlə lascia affiorare qualcosa che alla prima lettura potrebbe rimanere nascosto o dato troppo per scontato. L’invito è proprio questo: fermarsi un attimo in più dentro ogni aforisma, anche quelli che si mascherano da epigrammi, e scoprire cosa altro si nasconde tra le righe. È anche un tentativo genuino di avvicinare con leggerezza i lettori più giovani, abituati alla velocità dei social, offrendo pagine brevi e immediate ma capaci di restituire un dettaglio nuovo a chi decide di rallentare.

L’uso dello schwa in “pirlə” è prima di tutto un modo per sottolineare l’ironia. Mi serviva una piccola sospensione, qualcosa che tenesse la parola fuori da ogni rigidità di genere e allo stesso tempo facesse sorridere. Lo schwa qui non vuole anticipare battaglie linguistiche né rappresentare posizioni identitarie. Gioca piuttosto contro quella tendenza a irrigidire i simboli e a caricarli di significati che non sempre servono né sono utili. In questo caso mi permette di mantenere la leggerezza, di lasciare la parola aperta, neutra, un po’ sfrontata. Sono pirlə che appartengono a tutti, senza bisogno di etichette.

 

Quando e come nasce “Aforismario delle curiosità – 111 pirle di saggezza“?

“Aforismario delle curiosità” nasce in un momento in cui sentivo il bisogno di dare forma alle piccole cose che mi attraversavano ogni giorno. Non è un libro nato di getto, ma da un’osservazione lenta e quotidiana, e del quotidiano, che si è sedimentata nel tempo. Alcuni aforismi arrivano anche da esperienze educative e didattiche, da situazioni che hanno generato riflessioni minime ma tenaci. Tra le svariate centinaia che ho scritto negli anni, ho scelto volutamente quelli apparentemente più banali, lasciando da parte quelli con una robustezza più filosofica: preferisco che certi pensieri restino ad altro e ad altri. A un certo punto ho capito che queste micro-osservazioni stavano costruendo una trama, un modo ironico e leggero di guardare la realtà senza appesantirla. Da lì il libro: un contenitore di piccole curiosità, di quelle che passano accanto a tutti, ma che ogni tanto vale la pena raccogliere. E sì, alcuni aforismi sono messi lì apposta per sfidare la leggerezza stessa, per provocare quel rapido e un po’ sbrigativo “che sciocchezza!” che spesso diciamo senza pensarci troppo.

 

Quindi c’è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?

In realtà non c’è un luogo preciso né un momento in cui dico: “Adesso scrivo questa storia”. Per me non funziona così. Le cose arrivano quando vogliono loro, spesso nei momenti più ordinari, dentro quella osservazione lenta e quotidiana, e del quotidiano, che mi accompagna da sempre. Nel tempo c’è stata anche la spinta a restituire queste pirlə: spinte sostenute da persone diverse, alcune incontrate appena una volta, altre più da vicino, che mi hanno fatto notare come certe piccole intuizioni meritassero di essere condivise. Più che un’ispirazione improvvisa o la nascita di una storia, è una raccolta: dettagli minimi che si depositano, insistono, tornano. A un certo punto ti accorgi che hanno già preso forma da soli e tu devi semplicemente metterli in fila.

 

Ha altri progetti letterari nel cassetto?

Sicuramente in futuro gli aforismi torneranno, magari con un altro tenore, forse un po’ più solenni. Alcuni già circolano da tempo su blog e portali e prima o poi riappariranno in una forma più compiuta. Nel cassetto però non ci sono solo loro: c’è sempre la pedagogia, la mia attenzione per i Bisogni Educativi Speciali, per la Cura, per le tecnologie nelle loro svariate forme e applicazioni e l’idea di altri saggi. Taluni lavori sono in atto da tempo, semplicemente in cerca del momento giusto per farsi leggere. Non ho fretta: preferisco che le cose maturino da sole, quando trovano davvero la loro voce.

 

Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?

Preferisco pensare ai luoghi digitali come a spazi di passaggio più che come indirizzi fissi. Ci sono, certo, basta cercare “Francesco Augello psicologo”, ma senza l’idea di una vetrina da curare. Sono luoghi in cui condivido qualche pensiero quando arriva, senza programmi e senza urgenze. Chi vorrà trovarmi saprà farlo: non per un semplice “seguire”, oggi così di moda e spesso più vuoto che altro, ma per incrociare uno sguardo, un pensiero, qualcosa che rimandi a se stessi, magari anche solo per un attimo. Usiamo sempre più i social e sempre meno la strada. Non lo dico per contrarietà: per anni ho dedicato tempo a formare giovani e adulti, professionisti e no, a un uso consapevole dei media e delle diverse tecnologie. È che mi interroga un mondo in cui il virtuale rischia di rimpiazzare il contatto, quello vero, fatto di presenza e di tempo: il tempo di un saluto, di un sorriso, di un augurio, di una carezza. A volte sembra che deleghiamo ai mediatori digitali, con la scusa di un tempo che non si ha, la nostra identità cangiante, la nostra presenza, portandovi dentro la freddezza dello strumento e lasciando affiorare la non sostanza dell’esserci. E capita poi, qui il tempo non manca, che questo trasformi molte persone in giullari o commediografi della propria immagine, spingendole a mettere al centro un narcisismo esaltato più che un incontro autentico.

 

Cosa le piace?

Mi piace ciò che non si offre subito, ciò che chiede un secondo sguardo e poi altri ancora, quanti ne servono. Mi interessa ciò che non resta fermo, ciò che cambia forma ogni volta che lo osservi con un’attenzione diversa. Ho una certa inclinazione a mettere in discussione ciò che molti considerano già compreso, già digerito, già sistemato: spesso è proprio lì, nelle pieghe del già noto, che qualcosa continua a muoversi. È un mio modo di vivere: non dare nulla per scontato. Questo mi permette di non immaginare un traguardo con la scritta “fine”, né quando guardo me stesso né quando incontro l’altro, con ciò che porta e con ciò che chiede. Il dubbio che pongo non nasce come critica né come negazione del sapere; è piuttosto un invito a lasciargli spazio, a permettergli di aprirsi a qualcosa che non sia un “non c’è altro da dire”. Ogni volta c’è qualcosa che si sposta, che si apre, che chiede un altro passo. Mi piace quando un’idea, anche piccola, apre una fessura nel già noto e costringe a riconsiderarlo, ad affiancargli altro che possa servire. Vale anche per le emozioni: spesso sono le cose più minute, apparentemente insignificanti, a mostrare una superficie che sembra fragile e invece si rivela sorprendentemente profonda, capace di offrire un modo diverso di capire ciò che accade, ma anche ciò che vorrebbe accadesse.

 

Cosa non le piace?

Non mi piace l’ostentazione travestita da autenticità, quella che sui social si presenta come verità ma è solo un personaggio in cerca di applausi.

Non mi piace la fretta che divora il senso, la velocità che sostituisce la profondità, l’apparire che prende il posto dell’essere. Non mi piace quando le parole vengono usate per riempire, invece che per rivelare.

E allo stesso tempo, tutto questo mi interessa: perché racconta molto di noi, delle nostre fragilità, dei nostri modi di proteggerci.

 

Cosa reputa fondamentale nella vita?

Reputo fondamentali l’attenzione e la curiosità, ma anche la capacità di non essere nulla di tutto questo quando serve. A volte è utile osservare, altre volte è utile lasciar perdere. Ci sono momenti in cui la curiosità apre strade e altri in cui è meglio restare fermi. L’attenzione può essere una forma di cura, ma può diventare eccesso se non la si sa modulare. Credo in un equilibrio mobile, che non pretende di essere sempre virtuoso. La vita chiede anche la libertà di non interpretare nessun ruolo, nemmeno quello della persona attenta o curiosa. È in quella sospensione che spesso si capiscono le cose migliori.

 

Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni…

Grazie a chi vorrà camminare tra le pagine dell’Aforismario con la stessa curiosità con cui sono nate. Ogni lettore porta con sé un modo diverso di ascoltare, e forse è proprio questo che dà senso a ciò che si scrive: la possibilità che un pensiero, anche minimo, trovi un posto inatteso in qualcun altro. Spero che, tra un passaggio e un altro, ognuno possa riconoscere quel piccolo movimento interiore che non fa rumore udibile, ma cambia la direzione dello sguardo interiore. A volte basta questo: un dettaglio che si sposta, una sfumatura che si lascia intravedere, un pensiero che apre uno spiraglio nel già noto. Ed è da questo modo di sentire, discreto, che nasce anche l’aforisma che vi lascio:

“Le emozioni autentiche non cercano palcoscenico, non bussano: sfiorano, muovendosi ai margini, dove il silenzio dice più del rumore e ogni dettaglio trova il coraggio di cambiare forma.”