Il libro “La serie franta degli interni” di Tindara Lanza de’ Rasi!
Tindara Lanza de’ Rasi è originaria di Montagnareale (ME), vive a Grosseto, in Toscana.
Giornalista, è stata insegnante Referente alla Comunicazione presso un Istituto Comprensivo. Ha pubblicato centinaia di articoli nelle riviste di settore scolastico nazionale. Ha collaborato inoltre alla realizzazione di guide per docenti presso Giunti-Del Borgo, Capitello Editore e La Scuola Editrice.
Con alcuni racconti e poesie ha vinto medaglie ed è stata inserita in antologie letterarie e poetiche.
È autrice di un libro di agiografie dal titolo La santità nella Maremma Grossetana. Santi, Beati, Venerabili ed eremiti, assieme a don Josè De La Torre Paredes, pubblicato presso la Casa Editrice Effigi nel 2016. Ha pubblicato il romanzo L’ibiscus stava fiorendo con la Casa Editrice Kimerik nel 2023.
A livello internazionale, ha scritto la prefazione, curato la redazione editoriale e revisionato la traduzione dall’albanese all’italiano del libro Narrazione dell’identità spirituale degli albanesi. Approccio estetico-letterario del romanzo di Dodë Gjergji ‘Ritorno’ I, II, III, edito da Drita &55, e pubblicato a Prishtina (Kosovo) nel 2021.
Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un’altra intervista. Oggi parliamo con Tindara Lanza de’ Rasi, autrice del libro “La serie franta degli interni”.
Prima di parlare del libro, conosciamo meglio la scrittrice: Si vuole raccontare in tre righe? Bastano?
Sono una giornalista iscritta all’Albo dei giornalisti della Toscana, una scrittrice, una poeta. Insomma, una che non vive “di” scrittura, ma vive “per” la scrittura. Mi sono occupata anche di saggi su tematiche riguardanti l’istruzione, la spiritualità, i beni culturali. Sono anche una madre e, come ogni madre, nel senso più polisemico del termine, mi allargo e mi espando alla stregua di tanti cerchi concentrici nell’acqua; poi mi ricompatto; poi mi intorbido; poi mi mescolo; poi mi chiudo; poi riparto… Una petitio principii da diallele vivente. E intanto la terza riga c’è già e conferma quanto detto, quanto io sia tante cose, tante. Tre righe non mi contengono.
Quando e come nasce “La serie franta degli interni”?
Nasce a seguito di diversi studi sullo stile e sui generi letterari.
Nel mio precedente libro “L’ibiscus stava fiorendo” ho indagato l’esotico, i gatti, l’oriente, il mondo della natura, tutto ciò che attualmente va per la maggiore in ambito editoriale. Adesso ho voluto giocare con un altro must letterario: il poliziesco. Non aspettatevi un’indagine in senso stretto, però. Io non nasco come giallista. Ho scritto un poliziesco “letterario” che oscilla tra il game e la vicenda pseudo criminale di “concetto”. Un’indagine sulla mente umana, sulla sua capacità immaginativa e sulle inferenze verbali. Il linguaggio ha suggestioni. Ha interpretazioni che variano da persona a persona. Serie per un ispettore cos’è? E cos’è per una scrittrice? Resti: lemma che riguarda un corpo umano o altro? Nella procedura scritturale ho usato volutamente anche un impasto di generi senza confinamenti, miscele letterarie molto liquide tra memoir, giallo, messaggi postali, quadri etnografici, novelle che usano linguaggi giovanili e sincopati, ricorsività frattali, verbali di interrogatori letterari. L’indagine inizia con una telefonata partita da una vecchia cabina telefonica anacronistica: è sparita una cameriera del bar estivo della zona, una certa Bianca Maria “detta” Terry. Non si sa se sia viva e che fine abbia fatto. A indagare viene chiamato un ispettore che, vista la calura estiva, non ha molta voglia di lasciare i suoi “scritti” e le sue scartoffie per sbrogliare la matassa. Inizia comunque gli interrogatori dei lavoranti stagionali e anche della scrittrice che ogni giorno si attenda in quel bar, scrivendo solitaria in mezzo al brusio. La donna, però, anziché aiutare nella risoluzione del caso, allunga all’ispettore altre carte e documenti da leggere che ingarbuglieranno ancora di più la vicenda. Ne verranno fuori visuali personali ed estremamente alternative, uno per personaggio e per personaggia. Tutto, ovviamente, convergerà verso un finale unico. Ma questo finale unico sarà chiarificatore? O rappresenterà un ennesimo begin again, tanto per citare il refrain di James Joyce in “Finnegans Wake”, un continuo “ricominciare” il percorso ricorsivo da uroboro infinito?
L’idea di un poliziesco letterario impostato in questo modo è nata grazie all’idea dei frattali informatici e dei vetri nei taumascopi dei bambini, ma soprattutto grazie agli studi sull’entrelacement come espediente letterario e sulla tecnica narrativa che prevede l’inserto di un pezzo di libro diverso dentro un altro libro: la mise en abîme. A un certo punto, infatti, oltre all’uso di stili e registri linguistici diversi capitolo dopo capitolo, troverete anche un libro nel libro, la storia di Adelasia Incisa del Vasto, donna scrittrice in carriera (un’altra, non quella interrogata dall’ispettore). Questa donna ha un nome altisonante scopiazzato da una nobile medievale realmente esistita, regina reggente di Sicilia in epoca Medievale, morta a Patti dove sono nata io. La sua vita “storico-letteraria” da quale mente è stata partorita? Questo libro nel libro che significato ha? All’ispettore svelarcene la funzione. Alla scrittrice interrogata da lui sull’argomento, idem. Ognuno, ovviamente, dal suo specifico punto di vista.
Quindi c’è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
Tutti noi abbiamo un proprio geofence, un proprio spazio fisico e mentale nel quale ci si muove con più confidence. Io ho il mio, un terroir da vigneto siculo dal quale difficilmente mi discosto. Ed è quello della mia contrada e vallata nel territorio verde dei Nebrodi, una zona silvo-pastorale molto ricca di vegetazione. Un unicum nella Sicilia arida, tanto che qualcuno ha lanciato l’idea di federare i comuni che attraversano questa fascia, ritenendola una Svizzera, un’isola nell’isola, salva per miracolo dall’avanzata della desertificazione e dalla salinità del Mediterraneo. Qualcosa da tutelare con una adeguata gestione, ma soprattutto da valorizzare con tanto di registrazione identificativa territoriale, alla stregua di un IGP del verde. Io sono nata e cresciuta lì. E in mezzo a quelle vallate verdi c’è un bene culturale di valore etnico e antropologico che mi ipnotizzava per ore: le cisterne rurali aperte che contenevano acqua per annaffiare orti, per lavare i panni, per far bere gli animali dette jìbie o jìbbie, dalla parola araba jābiya. Antropologia e archeologia in queste strutture la fanno da padroni. Hanno un valore immenso di bene culturale, di bene etnico e antropologico, oltre che archeologico. E nelle jìbbie siciliane, essenziali in isole in cui la carenza d’acqua è cronica, cerchi d’acqua concentrici come finestre sul desktop, o come hyperlink o backlink, inboud link, incoming link che da un sito rimandano ad altro… Stavo ore ad osservare quei cerchi sotto la frescura della pergola. Gettavo frasche e sassi, producendo onde su onde. Guardavo i girini che nuotavano e smuovevano anche loro la pelle d’acqua. Non sapevo nulla di James Joyce e del suo begin again. L’idea della letteratura ricorsiva e della ciclicità è nata da lì. E dal mare delle spiagge sicule, che d’estate adagia le onde lunghe tra i piedi dei bagnanti, frangendosi.
Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Ho diversi romanzi nel cassetto che sto revisionando e che intendo pubblicare. Altri da completare. Altri che sono nella mia testa e basta. Per ora sto sistematizzando soprattutto le mie sillogi poetiche, una delle quali, la prima, ricalca la classificazione geometrica delle forme (Shape of Stories) di Kurt Vonnegut. Questo scrittore ritiene che le trame delle storie abbiano più o meno lo stesso modo di procedere tanto da poter essere tracciato visivamente su un grafico cartesiano. Ogni romanzo ricalca forme simili che poi non sono altro, secondo me, che gli alti e bassi della vita vera e, soprattutto, degli stati affettivi con i loro andamenti altalenanti. Ci si innamora, e la curva nel grafico sale in picchiata verso l’alto; poi succede qualcosa e l’amore perde fragranza; alla fine, nelle storie di lunga data si recupera e si vive del tran tran quotidiano più ricorsivo e comodo, oppure la storia finisce definitivamente con il suo tracollo. Nella mia prima silloge poetica ho delineato questi stati affettivi oscillanti, recuperando proprio la teoria di Kurt Vonnegut, le sue ascisse del tempo e le ordinate del destino dei protagonisti. Ma ne ho altre, di sillogi pronte, meno dedicate al tema dell’amore che per molti è tema stucchevole e abusato, più concentrate sul mio sentire da poeta. Inoltre, di prossima pubblicazione un volume specialistico sull’educazione al patrimonio culturale tra fare pratico e digitale, relativo all’area archeologica di Roselle e alla didattica per la comunità patrimoniale di età scolare 3-18.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Sono presente su Facebook, su Linkedln, su Thead, su Instagram come “Tindara Rasi giornalista” (https://www.instagram.com/tindararasi?igsh=MXdmNXQ5cWkwb29rbA==); su TikTok come “Tindara lanza de’ rasi c’est moi” (https://www.tiktok.com/@tindararasi?_r=1&_t=ZN-97D2ddTXeaM); e ho all’attivo alcuni blog: “Giornalista in gamba” (https://giornalistaingamba.blogspot.com/) nel quale mi occupo di letteratura e tematiche sociali; e “Maestra all’opera” (https://maestraallopera.blogspot.com/) nel quale mi occupo anche di argomenti didattici.
Cosa le piace?
Leggere. Tantissimo. La mia libreria di casa è crollata, non a caso. Partecipo anche come giurata in diversi premi letterari, collaboro con gruppi di recensioni online di libri e da poco ho aderito anche a vari gruppi di lettura locali. Più terra terra: adoro il gelato e la pasticceria siciliana.
Cosa non le piace?
La fatica non capita del mio lavoro da insegnante. Lo stipendio basso. Il non avere le conoscenze giuste. A voi interpretare il significato di “conoscenze”.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Non voglio scegliere, pertanto dico entrambe. Anzi, faccio una scelta ricorsiva, come è nel mio stile aggiungendoci altro: che i miei libri vengano resi in audiolibro e ascoltati da tantissima gente; che vengano tradotti (ma non solo in inglese, anche in catalano, visto che ho parenti argentini); che venga fatto un film di successo; e ancora l’audiolibro, la traduzione, la trasposizione cinematografica, ecc..
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni…
Ce la “posso” fare oltre i “devo”. Ci credo solo io, ma io ci credo in me.

