Interviste agli scrittori

Il libro “Un dono inaspettato: Rodrigo” di Alfonso Rizzuto!

Alfonso Rizzuto è nato ad Agrigento il 18/08/1965 e attualmente risiede a Gambolò, in provincia di Pavia.

È sposato con Carmela dal 1994 e ha due figli, Diego ed Erika.

Ha lavorato fin da giovanissimo come metalmeccanico, con una breve parentesi nel settore calzaturiero.

Le sue passioni, sin da quando era un bambino, sono i cavalli e la corsa podistica.

 

Eccoci, curiosi e interessatissimi finalmente conosciamo “Un dono inaspettato: Rodrigo”, autore del libro Alfonso Rizzuto.

 

 

 

Ci vuole dire come mai è arrivata a questa pubblicazione?

Sono arrivato alla pubblicazione per caso, perché per scriverlo ci sono voluti 4 lunghi anni. Le emozioni mi fermavano; un giorno pensavo di fare avere una copia del racconto per me, per avere un manoscritto dedicato a Rodrigo, e due copie, una per i miei figli Diego ed Erika, e alcune persone a me vicine, però dovevo farla correggere da qualcuno. La prima persona che ha ricevuto la mia bozza finita è il mio maestro delle elementari, dirigente scolastico ed è anche stato sindaco di Gambolò.

Il maestro aveva già scritto e corretto libri, poi lui fa parte del racconto con sua moglie Angela.

Ci siamo incontrati alcune volte per parlare del racconto e mi dice che è interessante, piace sia a lui che alla moglie Angela, che è stata la prima a leggerlo.

Purtroppo il mio maestro non sta bene. Passa più di un anno e un pomeriggio ci incontriamo davanti casa sua; subito mi dice che farà il possibile per correggere il racconto, però il destino della vita non gli ha permesso di farlo. Il maestro nel mese di novembre 2025 ci lascia per sempre.

Qualche giorno dopo incontro la signora Angela, ci fermiamo a parlare e dopo alcuni minuti mi dice: «Alfonso, devo dirti una cosa brutta». Ed io: «Ma più brutta della perdita del maestro cosa può esserci?». E risponde: «Il tuo maestro non è riuscito a correggere il tuo racconto». L’abbraccio e le rispondo: «Non ti preoccupare, farò del mio meglio e di tutto per avere una copia corretta».

Quando rientro a casa inizio subito a rileggere per diversi giorni, sistemando alcune cose.

Mia moglie Carmela mi dice: «Adesso non lo ritirare più nel cassetto, devi contattare una casa editrice».

Quindi contatto la casa editrice Kimerik chiedendo informazioni e gentilmente mi dicono che mi avrebbero richiamato; avevo perso le speranze, sì, mi chiamano per modo di dire, ma invece alcuni giorni dopo mi telefona il Direttore Gianfranco Natale. Ci presentiamo e chiedo se è possibile avere una copia del mio racconto corretta grammaticalmente e dargli una sistemata.

Mi risponde di inviare il file, che lo avrebbero letto; dopo alcuni giorni mi ricontatta il Direttore dicendomi: «Signor Rizzuto, ho letto il suo racconto e, se è d’accordo, le invio subito il contratto da firmare per pubblicare un libro». Sono senza parole, una notizia fantastica! Accetto subito e così da dicembre 2025 siamo arrivati ad aprile con la pubblicazione del libro. Un sogno realizzato, che ho dedicato a mio padre Luigi, perché grazie al suo dono ho scritto il racconto.

A mia madre Concetta, che è stata fondamentale dopo la perdita di mio padre per gestire il cavallo. E solo a guardarmi e sentirmi parlare capiva subito il mio stato d’animo.

Al mio amato cavallo Rodrigo, così tutti possono conoscere chi era.

 

 

 

Quando e come nasce “Un dono inaspettato: Rodrigo”?

Nasce dopo qualche mese, il 2 febbraio 2018, il giorno in cui Rodrigo mi lascia per sempre, perché quel giorno per me è drammatico: mia madre deve subire un secondo intervento urgente molto delicato e rischioso alla gamba che può compromettere la sua esistenza. Grazie alla professionalità di un’eccellente équipe medica e struttura sanitaria, l’intervento è andato a buon fine.

E poi, come dico e scrivo, il mondo è piccolo: al primo controllo medico tutto procede bene e uno dei medici dell’équipe le chiede: «Concetta, cosa facevi a casa prima di questo intervento?». E mia madre risponde: «Facevo i lavori domestici, poi avevo un cavallo, Rodrigo, gli davo da mangiare». E il dottore: «Anche io ho un cavallo e mia figlia fa le gare di equitazione». Qui nasce una nuova amicizia e ogni volta telefonavo a questo dottore per il controllo di mia madre.

Dopo questo periodo intenso inizio ad accusare la perdita di Rodrigo: quando rientro a casa e scendo dalla macchina, il mio Rodrigo non mi chiama più con i suoi nitriti, in cortile c’è un silenzio assoluto, guardo la stalla, mi avvicino al suo box vuoto, la malinconia è forte, piango.

Mia madre mi aspetta davanti alla porta di casa o dietro alla finestra, mi vede triste e dice: «Non c’è più il padrone di casa, c’è solo silenzio in questo cortile, sentiamo la sua mancanza».

Inizio nuovamente a correre nel tragitto di strada che facevamo insieme, ma è drammatico, non riesco a correre, non ci vado più, cambio percorso; ma dopo diverso tempo ci ritorno e da qui inizio a pensare di scrivere un racconto per Rodrigo, e mi ritornano alla mente le parole che mi diceva il mio amico e scrittore Donato Di Capua, cioè di ricordare e descrivere tutti momenti e le sensazioni che provavo con Rodrigo, mi sono deciso, ho preso coraggio e ho iniziato a mettere nero su bianco, e per far conoscere ai miei amici cosa significa avere un cavallo e cosa accade quando entri in sintonia con lui.

Cavalli ne ho avuti diversi, ma solo con lui c’è stato questo forte legame; mi piacerebbe riuscire a trasmettere tutte le emozioni che mi ha dato con il suo sguardo, con quegli occhi grossi dove mi vedevo riflettere, e con le carezze che mi faceva con la sua testa e i suoi nitriti con tonalità diverse.

Mio padre mi diceva sempre: «Non ti fidare mai, sono animali intelligenti ma imprevedibili».

Mio padre da militare era nell’artiglieria a cavallo, aveva 20 anni come me quando ho visto Rodrigo la prima volta; il cavallo a lui assegnato si chiamava Arturo, era di colore nero e di dimensioni molto più grandi di Rodrigo, e mi raccontava proprio di queste cose, della simbiosi con il cavallo.

E devo ringraziare mio padre che mi ha trasmesso la sua esperienza con i cavalli, preziosi consigli.

Così come ringrazio il mio amico e scrittore Donato Di Capua che conoscendo tutto il mio percorso di vita con Rodrigo dal 1985 al 2 febbraio 2018 mi ha spronato a scrivere e mi ha scritto una bellissima ed emozionante prefazione per il mio libro.

 

 

Ha un profilo social? Ci vuole dare il suo domicilio virtuale?

Facebook, Instagram.

 

 

 

Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?

In questo periodo mi sto dedicando esclusivamente alla promozione di “Un dono inaspettato: Rodrigo”.

Mi ritrovo con i miei conoscenti per spiegare le motivazioni che mi hanno spinto a scriverlo. Così facendo si forma un passaparola che mi permette di vendere delle copie.

Vado nelle biblioteche della zona per altre eventuali presentazioni, perché ho descritto anche il territorio dei Comuni confinanti a Gambolò nelle passeggiate a cavallo.

Ho ricevuto tanti complimenti dalle persone che hanno già letto il libro e loro dicono che gli sembra di rivederci nuovamente insieme leggendolo. Ho un’idea, un nuovo progetto, ma è ancora prematuro parlarne.

 

 

 

Riserviamo l’ultima parte dell’intervista a domande personali. Conosciamo meglio l’autore: ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?

Adesso non lavoro più, sono in pensione da oltre un anno, quindi non ho più una vita frenetica e neanche la paura di perdere il posto di lavoro. In 43 anni e 1 mese di lavoro ho perso per 7 volte il lavoro, ma non mi sono mai arreso.

Le giornate le trascorro sistemando casa, con i lavori domestici c’è sempre da fare, ascoltando la musica e giocando con i miei due cani Tyson e Layla.

Nel sociale cerco di aiutare gli altri partecipando a manifestazioni benefiche come le corse podistiche per la lotta ai tumori e altre cause, coinvolgendo i miei figli Diego, Erika, mia moglie Carmela e i miei amici.

Sono dal 2001 donatore di sangue, e nel mio piccolo riesco a fare beneficenza per i meno fortunati.

 

 

 

Cosa le piace?

Vado tutte le mattine a correre, a volte con i miei due cani Tyson e Layla come facevo con Rodrigo; in campagna, in mezzo alla natura, mi fa stare bene.

Poi mi dedico al giardinaggio e coltivo delle zucche che arrivano fino a 10 kg di peso, mi piacciono con quel colore che dà sull’arancione… e altri ortaggi. Ma una piccola produzione non deve essere un lavoro, un hobby benefico per la salute nel vedere crescere i frutti della natura.

Cerco di trascorrere al meglio ogni giorno: quando riesco, nel fine settimana, vado al mare, principalmente di sabato perché c’è meno traffico, e il mio luogo preferito è Celle Ligure, in provincia di Savona.

Altra città di cui sono innamorato è Venezia, bellissima; una volta l’anno ci vado con mia moglie. Anche per visitare la Chiesa di San Geremia, dove ci sono le spoglie di Santa Lucia.

 

 

 

Cosa non le piace?

Le cose spiacevoli che stanno accadendo nel mondo, le guerre. Stiamo ritornando indietro di molti anni.

L’indifferenza delle persone; i rapporti di vera amicizia si riducono a poche persone, io mi ritengo fortunato ad avere molti amici per condividere le passioni per la corsa podistica e i cavalli, e parlare anche di altre cose.

 

 

 

Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?

Nella vita privata sono ancora uno dei pochi sposato con la stessa moglie!

Mi ritengo fortunato di avere due figli come loro: Diego, un grande lavoratore, non si ferma mai… uno sportivo come me, fa pallanuoto e motocross. La mia Erika è studentessa universitaria, insegnante di sostegno, poi fa delle torte bellissime da vedere e soprattutto molto buone da mangiare.

 

 

 

Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?

Ho letto il libro “In piedi”, scritto dal mio amico Donato di Capua.

Questa storia mi fa riflettere e pensare alla forza di volontà di non perdersi mai d’animo e di continuare a lottare senza arrendersi mai. Perché basta un solo secondo a cambiare le sorti della tua vita per sempre.

Questo racconto mi ha emozionato molto. Ho ricevuto una copia personalmente da Donato di Capua, con dedica per me e mia moglie, ed inoltre con dedica del campione paralimpico Donato Telesca. Ci siamo sentiti per telefono e appena possibile ci incontreremo di persona, così anche io potrò dargli una copia del mio libro con dedica, pubblicato dalla stessa Casa Editrice Kimerik; allora il mondo è piccolo oppure è solo una casualità?!

 

 

 

C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?

Perché ci sono delle coincidenze e delle cose che stanno accadendo più frequentemente in questo ultimo periodo che mi fanno rimanere senza parole e stupito. Con la pubblicazione del libro sto incontrando persone che non vedevo da oltre 40 e 50 anni. Una persona che ho conosciuto alla presentazione del libro, mai vista prima, con esperienza sui cavalli, la ritrovo a piedi per caso dopo 2 giorni per le vie cittadine: siamo rimasti sorpresi entrambi!

Ma la più emozionante mi è accaduta ad Imperia sabato 30 maggio alla Fiera del Libro.

Alla mattina partiamo in macchina io e Carmela, arriviamo ad Imperia, ci rechiamo subito in centro allo stand della Kimerik; ci sono due signore gentili e simpatiche, faccio delle foto con loro con il libro e poi visitiamo la fiera, interessante e caratteristica, per le vie del centro.

Decidiamo di prendere qualcosa al bar da mangiare, ci sediamo; ad un tratto Carmela mi dice: «Sposta il tuo zainetto». Io sono girato di spalle, non vedo una nonnina: ha in mano una piccola coppetta di gelato e si siede di fronte a me, ma non ci faccio caso, sto parlando con Carmela. Sposto leggermente il mio sguardo e vedo gli occhi della signora, rimango colpito, mi fa pensare subito a mia madre Concetta. Continuiamo a guardarci; abbiamo finito di mangiare, mi alzo, mi avvicino alla signora e dico: «Posso chiederle il suo nome?». Lei dice: «Sono Concetta». Ho già il cuore che batte forte, le ripeto: «Scusa, non ho capito», e lei risponde: «Ti ho detto che mi chiamo Concetta». Ho gli occhi lucidi e dico: «Carmela, si chiama come mia mamma!». E alla signora: «Si chiama come mia mamma». Ci diamo la mano salutandoci; sorridente, dice: «Ho appena festeggiato 97 anni». Non ho più parole dopo questo episodio.

 

 

 

Saluti i suoi lettori…

Carissimi lettori, vorrei condividere con voi le emozioni che sto vivendo in questo periodo dopo la pubblicazione del libro Un dono inaspettato: Rodrigo.

Mi sembra di vivere un sogno, ma in realtà il mio sogno si è realizzato per far conoscere alle persone chi era Rodrigo. Noi due abbiamo vissuto emozioni molto forti che ho cercato di raccontare con semplicità, descrivendo momenti di vita quotidiana.

Il nostro viaggio è iniziato nell’agosto 1985 ed è terminato il 2 febbraio 2018.

Buona lettura.

Con affetto a tutti voi, Alfonso Rizzuto