Il libro “Il passante del tempo” di Simona Colomba!
Simona Colomba è in viaggio fin dai primi giorni di vita: nasce a Mantova da genitori piemontesi, cresce in Liguria, nei pressi di Sanremo, e torna spesso in Piemonte fin dall’infanzia, imparando presto che la geografia è una questione affettiva. Studia a Genova, dove si laurea con lode in Lingue e Letterature Straniere Moderne. Durante gli anni di formazione trascorre le estati in Germania, Francia e nell’amatissima Inghilterra; in ogni spostamento riempie diari e quaderni di appunti e poesie in itinere, nel dubbio che prima o poi possano servire.
Esplora con passione e una certa curiosità ostinata: si forma presso diverse Accademie Olistiche e Teologiche, scuole di meditazione e corsi di scrittura creativa, cercando di tenere insieme spirito, parola e senso dell’umorismo (che considera il migliore movimento dell’anima). Insegna e lavora nel settore dei viaggi tematici e attualmente è Destination Manager per gruppi stranieri, professione che le permette di continuare a viaggiare con una buona scusa.
Nel 2022 pubblica con la casa editrice Kimerik Notti d’acqua, nato da viaggi interiori e onirici; nel 2024 esce, con lo stesso editore, Tre donne matte alla ricerca di un paio di ciabatte, titolo che riassume piuttosto bene il suo rapporto con la realtà.
Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un’altra intervista. Oggi parliamo con Simona Colomba, autrice del libro “Il passante del tempo”.
Prima di parlare del libro, conosciamo meglio la scrittrice:
Si vuole raccontare in tre righe? Bastano?
Certo. Viaggiare è il meraviglioso moto dell’anima ed è fatto di passi, passaggi, sogni, luoghi, pensieri, colori, incontri, dimensioni. Mi piace annotarli e assistere al processo creativo che scaturisce dal movimento, nel senso più lato del termine.
Quando e come nasce “Il passante del tempo”?
Il progetto nasce, come sempre, da un sogno ambientato nel futuro, che ha ispirato i due personaggi principali: il Capitano Ripamonti e Magellano III. Il primo è animato dalla volontà di riscattare la propria anima dalla morsa dell’intelligenza artificiale, che ha «silenziato» le sue capacità cognitive. Il Capitano sceglie la scrittura a mano per richiamare la potenza creatrice e l’intelligenza motoria del corpo: la narrazione diviene così un processo di liberazione dal controllo digitale che s’insinua, a tratti, persino nei suoi scritti. È stata un’esperienza interessante osservare l’alternarsi della prosaicità, densa e vacua, dell’intelligenza artificiale e della prosa umana che, lentamente, riaffiora dal profondo.
Quindi c’è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
Certamente. Subito dopo il sogno, la mia penna si muove da sé, io seguo il flusso, cerco di intervenire il meno possibile.
Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Ho appena ultimato il nuovo sito, www.simonacolomba.it con una sezione dedicata ad Acqua Writing@, la tecnica che uso quando il romanzo prende forma da un sogno. Una scrittura che si muove, cambia luce e resta sulla soglia tra il mondo onirico e la tenuta narrativa della veglia. La parola non s’impone, affiora e viene lasciata libera, così com’è. La prosa è il ponte tra i due mondi.
Spesso, nel tentativo di dare coerenza a un’ispirazione onirica, si rischia di “asciugarla” troppo, facendole perdere quella luce particolare; mi piace pensare alla parola come al vascello che traghetta il sogno nella realtà.
È un approccio che ricorda la trasparenza dell’acqua: permette di vedere il fondo senza nascondere la superficie.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Certo.
Facebook: AcquaWriting
Instagram: AcquaWriting
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Scelta difficilissima. In questo caso scelgo la trasposizione cinematografica perché la trama si presta in modo particolare, a mio avviso.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni…
L’unico che percepisco come una verità assoluta: “Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni” del grande William.

