Il libro “Schizoregìa – Taccuino di passaggi per luoghi di presagio” di Alex Jerman!
Nato a Trieste, nella generazione dei Millennials, frequenta sia il
circolo della minoranza slovena che quello italiano. Il piacere di
scrivere racconti lo pervade dalle elementari. Per alcuni anni, in
adolescenza partecipa attivamente ai giochi di ruolo online play by
chat di matrice fantasy, incentivando le sue abilità descrittive. Da
adolescente si organizza in un gruppo di storytellers partecipando a
numerose edizioni del festival celtico Triskell. Al concorso di
Sommariva del Bosco narra un miniracconto incentrato sulla
protagonista Salobre Varela, personaggio ispirato a una cotta per una
amica conosciuta ad Antibes.
Approccia le tecniche teatrali all’Accademia del Teatro Stabile Sloveno
e in diversi stage. Scrive e dirige Fuga d’arte con la compagnia liceale
per la kermesse al Palio degli Asinelli.
Nel 2021 pubblica quattro suoi scritti con l’editore Dantebus, pensati
per la “Collana di Racconti e Favole Vele vol. 4”. Studia arte,
diplomandosi in architettura e arredo. Si concentra poi sulle memorie
famigliari, elaborando un inedito breve su Padena – I Pribaz, cronaca
storica. Dopo la maturità gli viene affibbiata la diagnosi di
schizofrenico a seguito di una sua confessione all’analista nel periodo
delle sue volontà manifeste di ricerche pindariche dei poteri occulti
della mente ed esperienze borderline. Scopre la diaristica e la grande
fantascienza. La ricerca di riscatto del proprio potere creativo, del
proprio vissuto, lo porta a sperimentarsi sempre più fluentemente in
testi musicali in più lingue e generi. Annota doviziosamente,
lucidamente ogni bizzarria con cui entra in contatto e formula una sua
iniziale interpretazione della realtà e del vivere. Esperisce diverse
“avventure” che i preoccupati genitori e medici chiamano “fughe”. Va
oltre alle raccomandazioni e ai divieti assecondando il suo intuito e un
personale codice etico. Legge abitualmente ed è un vero appassionato
di audiolibri. Quest’opera è l’approdo cicatriziale al quale è giunto
redivivo. Gli sarebbe piaciuto lavorarci ancora su per ordire tutte le
sequenze necessarie alla narrazione.
Ritorna alla fuga nella quale giunge a sparire. Così la chance di
cambiamento è la sfida che sostiene; malata abitudine gli si adagia.
Eccoci, curiosi e interessatissimi finalmente conosciamo “Schizoregìa –
Taccuino di passaggi per luoghi di presagio” autore del libro Alex Jerman.
Ci vuole dire come mai è arrivato a questa pubblicazione?
Ci sono stato portato vivendo ogni esperienza sulla pelle e rabbrividendo di
tutte quelle cose che accadono fuori dai confini che pensiamo circoscrivere
l’interezza possibile del nostro vivere e agire.
Quando e come nasce “Schizoregìa – Taccuino di passaggi per luoghi di
presagio”?
Schizoregìa è un pessimo titolo, o forse no. Il testo è stato scritto di getto
risucchiando ogni appunto che avevo messo da parte da quando ho finito il
liceo fino a ieri. La verità è che questo libro è nato precisamente quando la
redazione della Kimerik mi ha detto: ok, ci interessa. Ce lo mandi quando lo
ritiene finito. Per me è stato l’inizio vero nella quale ho detto, al diavolo tutto,
io so di essere capace! Ma sapete che in stampa siamo arrivati con 8 revisioni
e per me ce ne sarebbe voluta almeno ancora una nona. A me il 9 porta
fortuna. ^^
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Mi trovate su Linkedin, Instagram e Facebook, ma tutto parte dal scrivermi,
ciao come va? Su Whatsapp e Telegram. Ecco: +39 3534063408.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
O si! Ho capito che le persone vogliono credere in me, questa è la mia carica!
Quindi ho deciso di affrontare una vera narrazione fiction seguendo
maniacalmente la precisione con la quale vi affezionerete alla protagonista.
Viaggeremo di 74 anni esatti avanti nel futuro in una California post rivoluzione
digitale. Ho davvero molto da leggere e ore intere per capire ciò che il presente
ci sta dicendo; la parete del soggiorno di casa mia è tappezzata di post-it e fili
di seta, letteralmente alla vecchia maniera. Quello che vorrei raggiungere è
ambiziosetto: farla diventare una serie; ovviamente tutta digitale. E se i soldi
non mi mollano, adattarla tutta in audiolibro, perché sono un lettore anche
pigro e amo ascoltare i racconti; è come invitare un amico che ti viene a
raccontare cose successe lì lontano.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali.
Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole
raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
E’ la prima domanda che ho posto ai gareggianti di una gara di corse
clandestine nel mio prossimo romanzo a puntate; solo che lì ero una reporter
smaliziata che avrebbe usato i concorrenti e la gara per coprire un ingagio
molto losco.
Infatti da come uno parla di sé si capiva cosa volesse far vedere, che cosa
ritenesse importante.
La mia vita privata è benedetta da chi mi vuol bene; tengo davvero molto al
mio parson-jack russel terrier ma dovrei dedicargli ancora di più. Vorrei
giocarci assieme di più, ma dovrei lasciar libero il mio bambino interiore col
quale ho un rapporto “genitoriale” un po’ sbagliato: è quello che ho raccolto
studiando mio padre. E comunque io ero un bambino parecchio difficile, questo
me stesso non mi riconosce ancora come suo buon supervisore, ma mi sta
dando una chance diciamo. Spesso mi osserva e aspetta per dare un giudizio.
Questo per me è importantissimo, mi fa guadagnare tempo per fargli avere
quello che mi chiede. Non penso sia scemo, mi sta portando dove vuole che
sia, ed essendo il più vicino all’origine della mia vita, sa dove deve arrivare.
Quindi a luglio di quest’anno sono in trattativa per vendere l’appartamentino
che ho appena finito di pagare con risparmi, lavoretti miseri e logoranti e un
buon 60% lasciatomi in eredità da mio zio paterno, che nella mente di me
bambino ormai si configura a metà tra Elvis Presley e metà Robert De Niro.
Cosa ti piace?
Mi piace dire a me mi piace anche se a me mi non si dice.. ^^ Mi piace molto il
mio tempo, ma lo sto lasciando navigare da uno scoglio. Se c’è una cosa che
voglio prendermi è il tempo per viaggiare in camper e conoscere le persone e i
personaggi che abitano questa Europa. Voglio imparare, e raccontare un’
Europa alla Gianni Celati.
Cosa non ti piace?
La mia parte peggiore. Quella che “spegne i passi dentro dal centro” se avete
sentito la canzone alla quale mi riferisco inclusa nell’album del mio primo libro.
Invece nella tua vita cosa reputi fondamentale?
Il concetto del limite di Segre Latouche. Poi la sottrazione
dell’autoreferenzialismo individuale, gran imbecillità figlia dell’intrattenimento.
In pratica per me ora è fondamentale capire dove e come ci si perda nella vita
per andare in un altro luogo più savio e contento.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Tre anni sono davvero tanti è difficile scegliere. Dirò quelli che mi sono rimasti
più impressi: Brennan, Fratus, Liccardo, Delerm, Celati. Una storia semplice di
Sciascia, gran bel congegno. L’evento di Ernaux gelido e incontestabile, forse ci
sono arrivato preparato da la Vedova e il pappagallo della Woolf e poi Testi
segreti della Duras. Quelli che mi hanno dato più conforto: Caos Calmo –
Sandro Veronesi, La luna che mi seguiva – Aminata Fofana, Storie della tua
vita – Chiang, di cui ho la copia autografata, perché è venuto a Trieste per il
SciencePlus Fiction Festival.
Menzione a parte per Branchie – Niccolò Ammaniti, viscerale, sporco, ma
galoppante e Brancalonia – Simone Laudiero che si è coraggiosamente attenuto
al genere epic fantasy facendomi sorridere. Schmitt, Pennac, Moravia, Buzzati
li ho letti per vederci le differenze: il primo una donna, il secondo un lupo, il
terzo una provinciale e l’ultimo una prostituta. Mi chiedo cosa ne verrebbe fuori
a riunirli, testi e autori per proporre una nuova serie per la Netflix.
A conti fatti cerco chi è come me, un po’ solo, alle volte cinico e dissolto;
disilluso ma possibilista.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarti?
Abbi sempre almeno una persona saggia affianco; e se e non solo se, in
mancanza d’altri, quella sii tu.
Saluta i tuoi lettori…
Ah si è fatta una certa, bon ci si vede nel caso.

