Il libro “Non si comanda il perdono” di Alessandra Politi!
Alessandra Politi nasce a Ruffano (LE) nel 1972. Nel 1998 si laurea in Lettere Moderne presso l’Università del Salento e nel 2019 esordisce col romanzo Il coraggio nasce col sole edito da Edizioni Esperidi. Nel 2020 realizza l’atteso prosieguo con Il volo dei giorni rubati (Edizioni Esperidi), la cui trama risulta tuttavia indipendente dalla precedente. Con l’opera Nei silenzi del mondo (Aletti Editore, 2021), l’autrice si cimenta per la prima volta in un thriller dal perturbante sfondo noir. Nel 2022 la sua produzione poetica viene inserita nella collana “I poeti di Via Margutta” (Dantebus Edizioni) e nell’antologia Il Tiburtino di Aletti Editore. Con Yael Peretz (Edizioni Esperidi, 2022), un romanzo di formazione che, attraverso la protagonista, rende voce e giustizia a tutte le donne in una battaglia di civiltà e non di genere, riceve il trofeo primo posto nel concorso letterario internazionale “La Finestra Eterea” (Milano, 2023). Nel 2024 il romanzo Il guaritore delle bolle ferite (Casa Editrice Kimerik) vede l’autrice impegnata in un thriller psicologico alla scoperta degli abissi della mente umana, profondi quanto i segreti più terrificanti che abitano gli incubi di ciascuno di noi. Le viene riconosciuto il diploma d’onore con menzione d’encomio al premio internazionale “Michelangelo Buonarroti” e ottiene il trofeo primo posto al concorso letterario internazionale “La Finestra Eterea” (Milano 2025). Con la sua ultima pubblicazione, Non si comanda il perdono (Casa Editrice Kimerik), Alessandra Politi torna a raccontare con sguardo toccante e attento una storia profondamente umana, dove tutto è sospeso tra il buio e la luce.
Eccoci, curiosi e interessatissimi finalmente conosciamo “Non si comanda il perdono”, autrice del libro Alessandra Politi.
Ci vuole dire come mai è arrivata a questa pubblicazione?
Sono arrivata a questa pubblicazione per un’urgenza di scoperta. Ho sentito la necessità di esplorare quel confine sottile dove il dolore smette di essere subito e diventa ricerca attiva, trasformando il grigio dell’assenza nella luce di una verità ritrovata sulle sponde di un lago, tra le vette delle Dolomiti ma soprattutto attraverso la fatica necessaria per conquistare la propria libertà.
Inoltre volevo scardinare l’idea che il perdono sia un obbligo morale o una scelta automatica e aiutare a riconoscerlo come un processo lento, che ha bisogno dei suoi inverni, dei suoi silenzi e, a volte, del diritto di non avvenire.
Quando e come nasce “Non si comanda il perdono”?
Il “quando” è sempre un processo interiore. Il “come” decisamente più tecnico.
È nato quando ho capito di voler dare voce a un concetto per me importante: la forza più grande non è quella che esplode, ma quella che resiste.
È nato dalla riflessione su quanto possa essere pesante il diktat sociale del perdonare a tutti i costi, un comando che spesso non tiene conto dei tempi naturali della guarigione.
Ha preso forma attorno a un’assenza. Ho immaginato due sorelle separate da un vuoto lungo dieci anni e un luogo, Roccamulè, la montagna, che ho creato nella mia mente affinché potesse custodire e poi restituire ciò che restava di quel legame interrotto.
La scrittura è stata una sorta di scavo archeologico nelle emozioni, procedendo per sottrazione, finché non è rimasto l’essenziale: il diritto di non perdonare prima che la libertà non sia stata davvero conquistata attraverso la verità.
Spesso pensiamo alla libertà come qualcosa che si ottiene “aggiungendo” (nuovi spazi, nuove possibilità), ma in questo caso la libertà nasce “togliendo”: togliendo il peso dell’obbligo e la maschera della condiscendenza; smettendo di assecondare un’aspettativa esterna.
Se non si può comandare, allora il perdono è un dono del tempo e dell’elaborazione, è un esito, non una scelta.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Da chi abita più nelle sue storie che nel rumore costante della rete, vi risponderei che il mio domicilio virtuale preferito resta la pagina bianca, da dove tutto prende vita.
Tuttavia, per motivi molto più pratici e concreti, mi trovate sulle pagine Facebook e Instagram col mio nome e cognome. È lì che condivido piccoli germogli quotidiani della mia scrittura.
Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
La mia “Primavera Interiore” è un ciclo che non si interrompe mai! È un fermento costante.
Al momento cerco di godermi questo straordinario viaggio di “Non si comanda il perdono” e la bellissima quanto inattesa vetrina del premio Campiello. Il solo fatto di aver ricevuto a sorpresa la notizia dell’iscrizione mi ha riempito di gioia. Lo considero già un traguardo eccezionale.
Eppure sì, c’è un’altra storia che bussa alla porticina della mia anima e cerca spazio, chiede ascolto. Per ora la lascio maturare nel silenzio, perché ho imparato che le storie più autentiche sono quelle che sanno aspettare il momento giusto per sbocciare.
Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autrice, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Nella vita di tutti i giorni sono un’imprenditrice: gestisco un negozio di ceramica e arredobagno. C’è una sorta di poesia nel passare la giornata tra superfici solide, design, cura e progettazione degli ambienti, nell’attesa di tornare al mio polmone verde che è la scrittura. Il mio spazio di libertà assoluta!
Credo che la distinzione tra vita lavorativa e vita privata, per chi scrive, sia molto sottile. Il mio mondo privato è il luogo dove coltivo quell’armonia che poi riporto sulla pagina; è fatto di silenzi necessari, di osservazione dei luoghi e delle persone, di una ricerca costante di bellezza nelle piccole cose.
Raccontare di me significa raccontare di una donna che ha imparato a non forzare le stagioni del cuore e che trova nella scrittura non solo un impegno o una responsabilità, ma il modo più autentico di stare al mondo.
Insomma sono un’autrice che “costruisce” case e scava “animi”: mi sembra una combinazione potente!
Cosa le piace?
Tutto. La vita, i colori, l’amore, il mondo, le persone, il sole, la luna, tutto. Mi piace ogni cosa che possiede un’anima e una storia da raccontare. Tutto ha qualcosa da raccontare.
Mi piace tutto ciò che ha o trova sempre la forza di fiorire, o rifiorire, sempre e ovunque.
Cosa non le piace?
Non mi piacciono le menzogne, la falsità, l’ipocrisia, la mancanza di sensibilità, i sentimenti “confezionati”, le maschere, le forzature, le imposizioni, gli obblighi, le ricorrenze comandate.
Non amo i cliché da esibire, anzi odio tutto ciò che è puro esibizionismo.
Credo che l’autenticità sia un valore inestimabile e prezioso. Non si fingono le emozioni. Non si prendono scorciatoie per evitare di affrontare una situazione.
E non mi piace il rumore, soprattutto quello inutile e improduttivo, che serve solo a coprire l’assenza di contenuti.
La mia scrittura nasce proprio per dar voce a ciò che è vero, anche quando è scomodo. Non scendo a compromessi con la verità.
Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
Il coraggio.
Rimane al primo posto tra tutti i valori che ho citato.
Il coraggio è la mia forza. La mia capacità di resistere. Di restare.
Non è assenza di paura, è il suo superamento.
Ci vuole coraggio per tutto, nella vita.
Coraggio per affrontare il dolore. Per cercare la verità. Coraggio per raccontarla. Coraggio di accettarsi e accettare chi è diverso da noi. Coraggio di cambiare. Coraggio di mettersi in gioco, di metterci la faccia. Coraggio per perdonare. Per perdonarsi. E anche per non perdonare. Coraggio di battersi per le proprie idee. Coraggio per vivere. E anche per morire.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Ma io sono una lettrice compulsiva! Mi nutro di storie! E la mia scrittura si nutre dei libri che leggo.
Ho dentro di me una biblioteca che preme per poter uscire.
Troppo difficile rispondere a questa domanda. Mangio libri come fossero ossigeno. Non riesco a sceglierne uno fra tutti. Non posso. Pardon!
È come chiedere a un pittore di scegliere un solo colore!
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Questa domanda è un “graffio” finale azzeccassimo!
Mi verrebbero in mente veramente tanti aforismi e citazioni di grandi autori o grandi uomini che ho letto e stimato, ma in questo momento, forse per l’attinenza a quanto scritto finora, mi balza in mente quello dell’attivista Malala Yousafzai “Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti”.
Saluti i suoi lettori…
Ai miei lettori vorrei dire: non abbiate mai paura degli inverni e non lasciate che nessuno vi dica come e quando fiorire.
Vi auguro di trovare, non solo tra le mie pagine, ma in tutte quelle che leggerete, più che una storia, uno specchio in cui riconoscere la vostra forza e il vostro sacrosanto diritto alla verità.
Ci vediamo tra le righe…non esiste modo migliore di incontrarci!
Buone letture e buona primavera in arrivo! Vi voglio bene.
Alessandra Politi

