Interviste agli scrittori

Il libro “Un incontro lungo una vita” di Ortenzio Brunelli!

Ortenzio Brunelli (Forlì, 21 novembre 1939) è bibliofilo, cinefilo e appassionato di calcio e ciclismo, con un interesse costante per la memoria popolare e il racconto del quotidiano. Da sempre attento al valore delle esperienze vissute e, come ama dire, animato da la pasiòun par i mutôr, ha intrapreso in età matura un originale percorso di scrittura, nato in concomitanza con la nascita delle nipoti Brasilia e Julia, che ha segnato l’inizio di una nuova stagione creativa.

Ha esordito nel 2020 con il volume La Capanna. Quando i ghiaccioli costavano 20 lire (Bré Edizioni), accolto con favore da lettori e critica per la capacità di evocare, con linguaggio nitido e partecipe, un’epoca e un immaginario condivisi. Sono seguite le opere Quella sera alla Porta d’Oro (Kimerik, 2022), La collina sulla sponda del Lago di Como (Kimerik, 2023) e Intrecci di Vite e Destini (Kimerik, 2024), tutte contraddistinte da una scrittura evocativa, attenta al dettaglio emotivo e alla stratificazione dei ricordi.

Nel 2025 ha vinto il Premio Letterario “Città del Vino”, indetto dall’Associazione Nazionale Città del Vino, con il racconto Pagadebit. Un vino che non molla mai, inserito nell’antologia Racconti intorno al Vino (Edizioni Jolly Roger, 2025). Un riconoscimento che ne conferma la sensibilità narrativa e la capacità di intrecciare storie e territori con autenticità e voce personale.

Oltre all’attività letteraria, un suo componimento poetico è esposto dal 2018 presso il Museo del Somaro – Centro di Arte Contemporanea di Gualdo Tadino, a testimonianza di un dialogo costante tra parola scritta e linguaggi artistici. La sua opera si colloca a pieno titolo in quella linea narrativa che unisce autobiografia, storia sociale e tensione affettiva verso il passato.

Eccoci, curiosi e interessatissimi finalmente conosciamo “Un incontro lungo una vita”, autore del libro Ortenzio Brunelli.

 

Ci vuole dire come mai è arrivata a questa pubblicazione?

Ci sono storie che restano in silenzio per anni, come pagine già scritte che attendono solo il coraggio di essere lette. Un incontro lungo una vita è nato così: da un’urgenza intima, da quel bisogno lento e ostinato di dare forma alla memoria. Ho sentito che era giunto il momento di restituire senso a episodi, emozioni, pensieri che avevano accompagnato il mio cammino.
Pubblicare non è stato un traguardo, ma un gesto di fedeltà verso ciò che mi ha guidato per una vita intera.

 

Quando e come nasce “Un incontro lungo una vita”?

Nasce in un tempo sospeso, quando il passato sembra bussare con più forza del presente. Ho iniziato a scriverlo quasi senza accorgermene: una frase dopo l’altra, come chi ricompone un mosaico di cui conosce l’immagine finale solo quando l’ultimo frammento va al suo posto.
È un libro che non ho cercato: si è imposto con naturalezza, chiedendomi solo sincerità e dedizione.

 

Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?

Sì, il mio riferimento digitale è semplice e diretto:
Facebook– Ortenzio Brunelli
È il luogo dove condivido notizie, riflessioni e il dialogo con chi legge le mie storie.

 

Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?

La scrittura non è una porta che si chiude. È un corridoio che apre sempre nuove stanze.
Sto lavorando a un nuovo libro e porto con me altre idee, ancora in forma embrionale, che attendono il tempo giusto per maturare. Scrivere, ormai, è diventato un modo per restare in ascolto del mondo.

 

Riserviamo l’ultima parte dell’interviste a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?

Ho trascorso gran parte della mia vita accanto ai libri e alle immagini: la bibliofilia, il cinema, lo sport, la memoria collettiva. Il mio mondo privato è fatto di piccole ritualità — un titolo che mi aspetta sul comodino, una partita di ciclismo che riaccende ricordi, un film che continua a dire qualcosa anche dopo i titoli di coda.
Sono passioni che, in fondo, narrano chi sono più di qualsiasi definizione.

 

Cosa le piace?

Mi piace ciò che chiede di essere ascoltato: un gesto gentile, il silenzio di una stanza piena di libri, la musica che accompagna i pensieri senza invaderli.
Mi piace la memoria quando illumina senza ferire e la semplicità dei momenti che non reclamano attenzione ma la meritano.

 

Cosa non le piace?

Non amo la superficialità, il giudizio affrettato, la mancanza di rispetto verso le storie degli altri.
E diffido delle parole dette per riempire il vuoto: preferisco un silenzio sincero a una frase inutile.

 

Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?

La famiglia, senza esitazione, mia moglie Gabriella, le mie adorate nipoti Brasilia e Julia. È il baricentro, l’approdo sicuro, il luogo dove ogni cosa trova proporzione.
E poi l’onestà: verso gli altri, certo, ma soprattutto verso sé stessi. È una forma di disciplina interiore che non smette mai di guidarmi.

 

Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?

La prima è “La casa degli spiriti” di Isabel Allende, un romanzo che scivola dentro come una voce antica. È una storia che intreccia memoria, destino e sentimenti senza mai perdere l’equilibrio tra l’intimo e l’epico. È uno di quei libri che non si limitano a essere letti: continuano a crescere dentro di noi.

La seconda è “Il sorriso di Niccolò. Storia di Machiavelli” di Maurizio Viroli, un autore che ho avuto il piacere di avere tra i miei calciatori, molti anni fa, quando allenavo.
Forse anche per questo, aprendo il suo libro, ho avvertito subito una familiarità speciale: la sua scrittura restituisce un Machiavelli sorprendentemente umano, libero dalle semplificazioni che spesso lo imprigionano.

Mi ha colpito la limpidezza del pensiero, la capacità di far emergere l’uomo oltre il personaggio storico.
È uno di quei libri che senti il bisogno di tenere accanto, sul tavolo, come si fa con le letture che — oltre a informare — continuano a far riflettere.

Due opere lontane tra loro, ma unite da una stessa qualità:
sanno illuminare lo sguardo di chi le legge.

 

C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?

«La vita non si misura dai passi che fai, ma dalle orme che lasci.»
È un pensiero che mi accompagna da sempre: ricorda che il nostro passaggio è fatto di gesti discreti ma persistenti, come tracce che il tempo non cancella.

 

Saluti i suoi lettori…

Ai lettori rivolgo un grazie sincero. Chi apre un mio libro apre una porta della mia vita e della mia memoria.
Spero che, tra le pagine, possano trovare un’emozione, un ricordo o anche solo un istante capace di farli sentire a casa.

Vorrei anche cogliere l’occasione per esprimere la mia gratitudine agli artisti che, con generosa sensibilità, hanno concesso le loro opere per le copertine dei miei libri: Giorgio Gost, Mabel Elena Casalaspro, Massimo Barzagli, Alessandro Bazan e, per questo ultimo volume, Nello Teodori. La loro arte non accompagna soltanto i miei testi: li illumina, offrendo al lettore una porta d’ingresso ancora più ricca e suggestiva.

Permettetemi poi di dedicare un pensiero agli amici che non ci sono più, a quelli che continuano a onorarmi della loro stima e della loro amicizia, e un saluto particolare agli amici del Bar di Vecchiazzano, il paese in cui vivo: piccole comunità che, nel loro silenzioso affetto, sanno dare forma ai giorni.

La letteratura è un incontro: il mio desiderio è che questo incontro continui, pagina dopo pagina.