Intervista a Corrado Leoni, autore del libro Partigiani non santi ma combattenti

17/12/2021

Corrado Leoni nasce a Dro (TN) il 25 settembre 1942. Tra le opere pubblicate con la Kimerik si menzionano Donna Luigia. Profuga e partigiana (2015), La miseria del sindacato italiano (2015), Ma’ecchia. L’ape regina (2016), Il parco buoi APOTA (2017), A febbraio del 2018 la riedizione del romanzo “Migrare”, Gli sposi profeti (2018) e Individuo Società Lavoro Capitale (2019). Con la sua ultima opera La mulatta – Il riscatto (Kimerik 2020), ha vinto il premio “Selezione Sandomenichino” 2021.
Oggi l’autore ci parlerà un po’ di sé e del libro “Partigiani non santi ma combattenti ”.
Ci vuole dire come mai è arrivata a questa pubblicazione?
Il romanzo è frutto di tradizioni orali, di letture e di riflessioni sull’operato di uomini e donne, che hanno fatto delle scelte, talvolta incoscienti, ma che hanno contribuito alla liberazione dal regime fascista rinato con la Repubblica di Salò e dalla presenza di truppe tedesche della dittatura nazista, attivandosi per amore verso la propria terra in collaborazione con le forze armate Angloamericane.
Quando e come nasce “Partigiani non santi ma combattenti ”?
La Casa Editrice Kimerik mi ha dato la possibilità di pubblicare il romanzo “Partigiani non santi ma combattenti” con cui realizzo un sogno che nasce negli anni della mia gioventù, quando a tavola i miei genitori con voce sommessa parlavano di uomini e donne in modo guardingo: Fantasia e curiosità sono state poi alimentate dai sermoni tenuti in occasione del 25 aprile con l’alternanza di oratori delle varie componenti le brigate partigiane: (socialisti, cattolici, comunisti, ex soldati del regio esercito, repubblicani, liberali) ricordi, drammi, pudore, orgoglio, delusione e speranza. L’omelia, che ho avuto l’opportunità di ascoltare il 23 novembre 2002 tenuta da don Paolo Tomaselli (che nel libro parrocchiale chiama Patrioti i partigiani), testimone della drammatica strage di Regnano Castello, mi ha coinvolto e nello stesso tempo portato a riflettere sulla superficialità burocratica con cui talvolta si stanno ricordando e celebrando le scelte partigiane.
Continua a promuovere le sue pubblicazioni sui social?
Sì! Le reti di comunità che si diramano dai motori di ricerca informatici sono molto importanti per le Case editrici e gli Autori che non dispongono di somme consistenti per pubblicizzare la propria Opera.
Ha altri progetti letterari in cantiere?
Sì.
Riserviamo l’ultima parte dell’intervista a domande personali. Come ha vissuto quest’ultimo periodo della pandemia?
In modo sereno con la dovuta attenzione nel seguire le norme igieniche suggerite dalla scienza medica.
Quali interessi è riuscito a coltivare?
Lettura, scrittura, lavoro amatoriale nel campo, passeggiate, musica e partecipazione ad attività culturali in rete o di presenza.
Cosa, invece, le è mancato fare?
Suonare e partecipare a feste collettive.
Quali sono le cose che sono rimaste costanti nella sua vita?
Ho potuto coltivare le consuete attività
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 mesi?
“Sinfonia Leningrado” di Sarah Quigley.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
“Lo sperpero provoca sete e il superfluo non disseta”.

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