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Intervista a Francesca Santucci, autrice del libro “Singolarissime donne di Napoli (e dintorni) – Da Parthenope a Sophia Loren”

Francesca Santucci, studiosa dell’antico e del femminile, che da anni divulga attraverso le sue pubblicazioni, sui suoi siti e sulla sua pagina Facebook, è autrice di saggi, poesie, racconti, fiabe e articoli giornalistici, ed è curatrice di prefazioni e recensioni. Appassionata delle sorelle Brontë, ha pubblicato numerosi articoli sulla rivista letteraria “Il notiziario per i soci italiani della Brontë Society” e nel 2012 ha vinto la I Edizione del “Concorso Letterario De Leo-Brontë” con il racconto Il mio mondo ispirato ad Emily Brontë. Tra i riconoscimenti più recenti, nel  2021  ha vinto ex  aequo  il  Contest  letterario  di  poesia “Il  matrimonio  di  Mara”   promosso da  Oubliette Magazine e dalla Casa Editrice Tomarchio e il secondo posto al Premio Dragut con il racconto “Storia di  Cosima” , e nel 2022 ha ricevuto  il diploma d’onore per la poesia “Gelo a primavera” al Premio Rudy De Cadaval. Con la Casa Editrice Kimerik ha pubblicato sei raccolte di saggi: Messaggi dall’antichità (2005), Suggestioni e meraviglie (2009), Che quanto piace al mondo è breve sogno (2011), Donne di Caravaggio (2015), libro finalista al “Concorso Letterario Nazionale Cin-quantesimo Marcelli”, Il mondo di Emily Brontë (2018), per il quale nel 2019 la Kimerik ha ricevuto la menzione speciale per il premio “Microeditoria di qualità” nella sezione “Saggistica”, e “Singolarissime donne di Napoli (e dintorni” (2022).

Oggi l’autrice ci parlerà un po’ di sé e del libro “Singolarissime donne di Napoli (e dintorni) – Da Parthenope a Sophia Loren”.
Ci vuole dire com’è arrivato a questa pubblicazione?
Anche questa pubblicazione è scaturita dall’interesse che ho da anni per la divulgazione del femminile, nella letteratura e nell’arte, che mi spinge a scrivere di donne, sia cadute nell’oblio (poetesse, scrittrici, artiste, dimenticate perché sottovalutate o soverchiate dal maschile), sia di chiara fama, e che mi spinse a realizzare nel 2001 il sito www.letteraturaalfemminile.it .
Questo sito nacque dal bisogno di raccontare di donne attive nella letteratura e nell’arte (pittura, musica, danza), poi si estese anche alla narrazione di sante, filantrope, scienziate, cortigiane, attrici, accomunate tutte dal fatto di aver inciso sulla  cultura e sul costume e poi di essere state dimenticate. In seguito aggiunsi altre sezioni, come quella dedicata alle grandi passioni d’amore (per raccontare le storie elaborate dai massimi narratori di tutti i tempi che hanno sentito il bisogno di esplorare la psicologia femminile quando ardente esplode nel cuore il sentimento), ai castelli ( luoghi affascinanti che, di volta in volta,  per le donne sono stati dimora, nido, rifugio, ma anche luogo di forzata clausura), ai classici ( perché sempre i capolavori della letteratura universale sono stati alimentati dalla vivificante presenza femminile) e ai miti e alle leggende, perché la donna è presente anche nel fantastico.

Quando e come nasce “Singolarissime donne di Napoli (e dintorni) – Da Parthenope a Sophia Loren”?
L’idea per questo libro è nata dal desiderio di raccontare storie di donne, appunto, “singolari” (per un motivo o per l’altro), e, insieme, di omaggiare le donne della mia città natale (e del sud in generale), pure singolare, Napoli, che ha offerto figure femminili davvero straordinarie, a partire dalla mitica sirena che tanto ha nutrito l’immaginario artistico e letterario nei secoli, a Sophia Loren, che, anche nella maturità, continua ad offrire prove del suo straordinario talento. Penso alla sua interpretazione di Madame Rosa nel film La vita davanti a sé, del 2021, purtroppo non proiettato in sala ma trasmesso sulla piattaforma streaming Netflix a causa della pandemia, nel quale ha veicolato un importante messaggio di amicizia, tolleranza e umanità.

Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
https://www.facebook.com/francesca.santucci.5209

Sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Nulla dies sine linea! Scrivo sempre, scrivere è vivere per me. Ho già pronta da pubblicare una raccolta di racconti, ho quasi pronta una raccolta di favole, fiabe e filastrocche illustrate da me, e sto lavorando a un romanzo, incentrato su una figura di donna.

Riserviamo l’ultima parte dell’intervista a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato
I miei interessi sono facilmente immaginabili. Amo studiare, leggere, scrivere, disegnare, dipingere, e questo mi porta a coltivare la solitudine, che è raccoglimento in sé, condizione necessaria per l’ispirazione, per lo studio e per la scrittura. In questo sono aiutata anche dal paesaggio che mi circonda, i tigli, gli abeti, i monti, muti guardiani che sento vive presenze protettive, come se facessero barriera tra me e il mondo esterno favorendomi la concentrazione.
E poi mi piace molto il cinema: non a caso ho scritto diversi articoli di cinema, l’ultimo su Gigi Proietti è contenuto nell’antologia AA.VV., “Gigi Proietti Archeologia della risata”, Casa Editrice Sillabe 2021. Mi piace guardare soprattutto film (o sceneggiati) tratti da opere letterarie, spesso preferendo le vecchie trasposizioni a quelle contemporanee, che trovo quasi sempre deludenti. Un esempio per tutti “La voce nella tempesta” di William Vyler, un film del 1939 tratto dal romanzo “Cime tempestose” (“Wuthering Heights”) della “mia” Emily Brontë. Ebbene, anche se non è proprio fedele al romanzo, lo trovo ancora oggi la sua versione più romantica. E Laurence Olivier e Merle Oberon, nei ruoli di Heathcliff  e Catherine, sono di una bravura straordinaria, appassionati e convincenti.

Cosa le piace?
Mi piace soprattutto il silenzio, la tranquillità, la pace, essere in armonia con gli altri, in sintonia con la natura, ma, ahimè, inevitabilmente in tal senso ci sono continui disturbi.

Cosa non le piace?
L’ignoranza, la presunzione, l’egoismo, la vanità e il frastuono del mondo.

Invece nella sua vita cosa reputa fondamentale?
La scrittura e, sicuramente, gli affetti familiari che m’infondono sicurezza e stabilità, dai quali attingo forza. E anelerei alla serenità, condizione vagheggiata e quasi mai raggiunta, ma, d’altronde, l’inquietudine è il motore della vita, e anche della scrittura e, forse, anche il mio destino, come diceva il Poeta, è quello di “vivere balenando in burrasca”.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Un libro non contemporaneo, “I misteri del chiostro napoletano,” di Enrichetta Caracciolo, che mi è servito per raccontare in “Singolarissime donne di Napoli” la sua storia di donna costretta alla clausura che, dopo varie dolorose vicissitudini, riuscì ad abbandonare il velo, diventando combattente della causa liberale del periodo risorgimentale e dando un importante contributo all’emancipazione femminile. Mi appassionano sempre tanto le storie di donne che sono riuscite a stravolgere le loro vite, convertendo situazioni sfavorevoli in favorevoli, gli svantaggi in opportunità.

C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
C’è questa frase di Virginia Woolf, scrittrice di altissima cifra e dalla vita tormentata (sulla quale pure ho scritto), che continua sempre a colpirmi:
“La bellezza del mondo ha due tagli, uno di gioia, l’altro d’angoscia, e taglia in due il cuore.“
E di una essenzialità e verità semplice ma impressionante! Così è la vita, altalenante, sempre in sospensione, fra sole e luna, alba e tramonto, giorno e notte, luce e ombra, gioia e dolore. L’importante è sapersi destreggiare fra questi due “tagli”: non avvilirsi mai, sopportare, resistere, combattere. Non preoccuparsi del buio quando si è alla luce, adoprarsi perché rischiari quando si è nell’ombra.

Alla prossima emozione condivisa e buona lettura:
Link del libro 
Pagina dell’autore